Giorgio De Chirico e la metafisica dominante

Giorgio De Chirico e la metafisica dominante

Uscita da Palazzo Strozzi dove il Verrocchio è finalmente vissuto in tutto il suo splendore, e ancora sotto l’effetto straniante di questa splendida mostra, rientro a Genova e davanti ai miei occhi si materializza Giorgio De Chirico.

Firenze Genova le “mie” due città ricche di tesori d’arte…

Qui a Palazzo Ducale un folto pubblico, carico di aspettativa, si è dato appuntamento, scivolando sui preziosi pavimenti dell’ immenso salone del Maggior Consiglio ricco di affreschi, stucchi, ori e cristalli.

Il presidente della Fondazione, Luca Bizzarri, che forse non tutti sanno aver ideato e condotto un importante centro di formazione artistica per 10 anni, è raggiante. Ė evidente che non sta nella pelle… sprizza soddisfazione e gioia da tutti i pori. Si perché il Ducale festeggia i 25 anni della sua apertura con Giorgio De Chirico, proprio lo stesso artista che fu protagonista del varo del Ducale come contenitore di cultura, con Paolo Picozza, felice di tornare a Genova che, già allora presidente della Fondazione De Chirico, inaugurò ai tempi la mostra.

Per questo ma non solo per questo, de Chirico vanta infatti ascendenze genovesi, l’appuntamento è particolarmente sentito. È così infatti che ci dà il “benvenuto” il Direttore di recente nomina Serena Bertolucci, manager intellettuale e raffinata, appunto per questo attenta e disponibile, che in poco tempo ha impresso un’importante svolta alla strategia culturale del Palazzo.

Presidente e Direttore sono profondamente coinvolti e in sintonia, linfa indispensabile alla motivazione per la gara di solidarietà che si è aperta tra i prestatori per aiutare Genova, ma anche per la squadra operativa della Fondazione “senza la quale una mostra così impegnativa non sarebbe stata possibile.”

Ma ė ora ormai di entrare nell’appartamento del Doge dove trova degna collocazione “Giorgio de Chirico. Il volto della Metafisica.”

I quadri più famosi sono qui… a portata di mano, anche di bambino! Vedremo poi perché. Circa 100 sono le opere esposte, dai colori brillanti che il Maestro ricercò fino alla fine.

“Per le emulsioni e il mio olio emplastico, che possano dare alla materia della mia pittura sempre maggiore trasparenza e densità, sempre maggior splendore e fluidità, io mi perdo in sogni bizzarri davanti allo spettacolo della mia pittura e mi sprofondo in riflessioni sulla scienza della pittura e sul grande mistero dell’arte”.

La mostra segue quella realizzata a 40 anni dalla sua scomparsa, al circolo del Tennis all’EUR, sempre con Paolo Picozza Presidente della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico.

Le opere provengono da prestigiosi musei come la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, la Fondazione Museo Alberto Sordi e il Museo Billotti di Roma, il MART di Rovereto, la Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti e il Museo Luigi Bellini di Firenze, la Casa-Museo Boschi Di Stefano di Milano, il Museo d’Arte Moderna Mario Rimoldi di Belluno, nonché da prestigiose collezioni private come la Galleria Rotta presente anche con un simpaticissimo fiasco memento delle frequentazioni genovesi del Pictor Optimus.

Cosi ha voluto la Fondazione ViDi cui si deve l’imponente produzione e l’organizzazione, insieme a Palazzo Ducale e alla Fondazione Giorgio e Isa de Chirico.

Le opere sono ordinate da Victoria Noel-Johnson, secondo il percorso fortemente sostenuto da Maurizio Calvesi che vedeva sostanzialmente nel periodo figurativo un’ulteriore emanazione ed evoluzione del periodo metafisico contrastando fortemente André Breton e poi Giuliano Briganti che vedevano la fine del suo fare arte con il 1919, con il passaggio al figurativo. Ma cerchiamo di avvicinarci alla figura di Giorgio de Chirico. Figlio di un ingegnere meccanico e di una nobildonna genovese, nasce a Volos in Tessaglia, compie gli studi ad Atene dove indubbiamente si intride di cultura classica. Lascia la Grecia, probabilmente in seguito alla scomparsa del padre suo affettuoso sostenitore. Il lutto lo segna profondamente. Inizia cosi la sua vita errabonda, facilitato probabilmente da una sua propensione per le lingue. Si trasferisce a Monaco per finire gli studi, poi con la madre a Milano e quindi a Firenze dove scopre e si incanta per Giotto, poi a Torino, città degli ultimi anni di vita di Nietzsche che lascerà un’impronta forte per questo e per la severità dell’architettura, raggiunge poi a Parigi il fratello Andrea, artista eclettico e poderoso che diventerà in seguito famoso con il nome di Alberto Savinio, dove grazie al fratello appunto frequenta un ambiente estrememente stimolante e costruttivo. Guillaume Apollinaire organizza nell’atelier dell’artista una mostra che recensirà su “L’ intransigeant” utilizzando il termine “metafisico”, usato comunque anche da Carrà, poi Pierre Laprade, membro della giuria del Salon d’Automne per il quale esporrá, Pablo Picasso grazie al quale stringe amicizia con Brancusi, Braque Jacob, Soffici, Léger e Derain. Il felice periodo parigino si interrompe bruscamente per la tragedia dello scoppio della I guerra mondiale cui tenta di sottrarsi, ma i fratelli devono però tornare in Italia. Andrea parte poi per la Grecia mentre Giorgio si deve ricoverare per disturbi nervosi all’ospedale psichiatrico di Ferrara dove resterà fino alla fine del conflitto. Il paesaggio urbano ferrarese diventerà fondamentale per la sua ricerca artistica. Qui nascono le sue piazze algide e mute, punteggiate da oggetti estrapolati dal loro contesto, fino a giustificare la riduzione dell’uomo a manichino, a corpo senza testa, anzi sostituita da un piolo, privo di qualsiasi autodeterminazione e perché del suo esistere. Divorato da una febbre creativa assomma all’incessante attività pittorica anche quella di scenografo. Si trasferisce a New York nel ‘36 poi torna a Milano, ma anche a Parigi, Londra, Firenze, Torino e Roma dove infine si fermerà stabilendosi a Piazza di Spagna. Dipingerà sempre incessantemente fino all’ultimo con passione.

La mostra di Genova, che dedica molta attenzione ai bambini invitandoli in un laboratorio all’interno del percorso espositivo a costruire la propria mostra, dá un’idea esaustiva della personalità dell’artista, e le opere, proprio a sostegno della tesi, sono ordinate dalla curatrice seguendo una schematizzazione per tema, per cui l’ordine cronologico non può essere osservato, a favore della creazione di un dialogo tra periodi molto distanti tra di loro, collegando appunto le tematiche tra di loro:

il viaggio e il ritorno, i panorami urbani – le piazze d’Italia e le torri, le illustrazioni realizzate per Jean Cocteau del 1934, i trovatori-manichini, i personaggi mitologici, le muse inquietanti e gli archeologi, i vari ritratti che alludono alla ritrattistica quattro-cinquecentesca, i celebri autoritratti ispirati a Rubens o Velasquez, le copie e le libere interpretazioni di opere dei grandi maestri come Durer, Watteau, Courbet, Renoir, Raffaello e Perugino ecc…

La mostra é in sostanza un omaggio al suo sentire, al suo essere classico per nascita:

“Eraclito ci insegna che il tempo non esiste e sulla grande curva dell’eternità il passato è uguale all’avvenire”.

Giorgio de Chirico “Il Volto della Metafisica” Genova

www.palazzoducale.genova.it

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