Robert Mapplethorpe – L’obbiettivo sensibile

Robert Mapplethorpe – L’obbiettivo sensibile

Neri Maria Corsini era un uomo con una grande e spiccata sensibilità artistica. Dal 1738 al 1770 visse nel Palazzo Rialto conosciuto oggi come Palazzo Corsini, sede dell’Accademia dei Lincei, e situato lungo la suggestiva Via della Lungara nel cuore del quartiere Trastevere ad un passo dalle sponde del fiume Tevere. Fu proprio il cardinale a creare nel suo Palazzo una Galleria d’arte, la Galleria Corsini per l’appunto, per la quale decise di raccogliere la collezione della sua famiglia che arricchì e sistemò a suo gusto personale fino alla fine della sua vita.

Lo spazio oggi fa parlare ancora più di sé perché sarà ospite fino a giugno del 2019 di quarantacinque capolavori di Robert Mapplethorpe, uno dei più grandi interpreti fotografici della cultura underground newyorkese che invase il continente americano dalla seconda metà degli anni ’60 in poi. La mostra si situa nel mezzo di un percorso di dialogo tra antico e contemporaneo che il circuito delle Gallerie di Arte Antica di Roma porta avanti già da due anni: ricordiamo le due mostre Parade di Picasso nel 2017 ed Eco e Narciso nel 2018, entrambe svoltesi nelle suggestive sale di Palazzo Barberini. Il confronto tra l’antico ed il nuovo viene sviluppato riservando degli spazi tra i capolavori della Wunderkammer del Cardinale Corsini all’opera di Robert Mapplethorpe e alla sua sagace sensibilità di fotografo.

Durante la sua carriera, finita precocemente nel 1989 per morte di AIDS, l’artista di origine irlandese “era ossessionato dall’ambizione di creare interamente una nuova estetica” come ricorda la curatrice Flaminia Gennari Santori e questa sua idea l’ha portato spesso a partire dall’arte antica come tramite proficuo per la scoperta di qualcosa di mai visto prima. Splendidi scatti realizzati con la fotocamera Hasselblad, regalo di Sam Wagstaff collezionista d’arte, suo futuro compagno e protettore di buona parte delle collezione, vengono qui giustapposti ad opere del ‘600 e del ‘700 internazionale secondo una visione di simmetria ed euritmia che porta l’occhio dello spettatore a ricondurre due esperienze di visione ad un unico percorso.

Il percorso espositivo

Si parte dall’anticamera della Galleria con un primo scatto dedicato al paesaggio: Winter landscape (1979), la stampa in bianco e nero al platino dà all’atmosfera ritratta un doppio senso di testimonianza e di valore spirituale. Si continua nella grande stanza successiva dove la poetica dell’artista si rivela attraverso la proposta di splendidi capolavori come Ajitto (1981), un solo corpo frammentato in quattro punti di vista simultanei in cui la potenza del colore nero dà soprattutto l’idea di tangibilità di una pelle umana come materiale alla stregua del bronzo di cui sono fatte le due piccole statue dell’XVIII sec. poste sui tavolini sottostanti; Self-portrait (1988), unico ritratto tra le opere esposte; Italian Devil (1985), una scultura italiana di un satiro che rivela la passione dell’artista per la collezione di opere d’arte e soprattutto di sculture antiche; infine Ken and Lydia and Tyler (1985), fantastico scatto in cui il richiamo al formale movimento di personaggi mitici come le tre grazie viene bilanciato da vigorosi corpi maschili al fine di creare un equilibrio nuovo, costruito non solo apparente.

Si continua nella Galleria del Cardinale dove il dialogo tra opere si fa più statico: Puerto Rico, Woman (1981), Dominick and Elliot (1979) e Lisa Lyon (1980) vengono poste di fianco a quadri iconograficamente affini. I dipinti esposti sono di tre diverse tipologie: ritratti, scene di miti classici e strazianti martiri di santi. Le opere di Mapplethorpe scelte per l’ambiente insistono sulla chiave “contemporanea” della stessa figurazione che risulta a volte diametralmente opposta a quella antica.

Le tre sale successive: del caminetto, dell’alcova e il gabinetto verde vengono dedicate interamente ai ritratti. Robert Mapplethorpe ebbe la possibilità di realizzare foto a personaggi della cultura new wave dell’epoca; lavorò a stretto contatto con Patti Smith, che gli regalò la prima Polaroid, conoscendone l’ambiente artistico al quale dedicò buona parte dei suoi scatti in studio come Marcus Laetherdale (1978), Catherine Olim (1982), ancora Lisa Lyon (1981) ed  Harry Lunn (1976).

È qui che il dialogo con l’antico si fa critico, soprattutto in confronto all’ambiente seguente, la camera rossa. Quest’ultima, dedicata alle vanitas sei e settecentesche, offre alle opere di Mapplethorpe la possibilità di iniziare un incontro di carattere diverso. Vediamo opere come Apple and Urn (1987) o Flowers (1983) parlare con capolavori come Lo spuntino elegante (1717) di Christian Berentz non solo riguardo al senso della vita e della morte, ma anche circa la percezione di una natura “wondrous&queer” esperita attraverso la luce secondo un modo originale di agguantare il crinale delle cose (detta da Mapplethorpe “grabs the edges of things”),di percepire il senso intimo di esse. Da fenomeno percepito attraverso l’obbiettivo vengono stampate e si fanno segno indelebile di una percezione intellettuale personale ed elegante. Dal semplice piano iconografico, attraverso il quale si notano gli splendidi confronti, si passa quindi ad un incontro svolto su un campo iconologico che, secondo le accurate scelte prima artistiche e poi curatoriali, riesce ad aprire il colloquio al criterio semiologico e sociologico, forse ermetico e molteplice, ma sicuramente più interessante ed avvincente per lo spettatore.

L’ultima parte della mostra è dedicata interamente agli scatti dell’artista: sulle quattro pareti della penultima sala si susseguono una serie di splendide opere come Female Torso (1978), Lily (1986) e Alistair Bulter (1980) che mostrano l’anima audace e avveniristica del fotografo. Il corpo nudo diventa padrone della scena, come l’esibizione della sessualità, delle pratiche sadomaso e della differenza di razza.

L’ultimo corridoio proposto raccoglie invece gli scatti che mettono in luce il lavoro più esplicito: in Poppy (1988) o Cock and knee (1979) il tema della sessualità e il rapporto con gli organi riproduttivi si espone totalmente attraverso confronti tra costruzioni provocatorie ed elementi vegetali, perfetti nel loro naturale erotismo.

Il 2019 è il trentesimo anniversario dalla morte di Robert Mapplethorpe. Vengono organizzate in collaborazione con la Robert Mapplethorpe Foundation di New York due retrospettive al Guggenheim di New York e al Museo Madre di Napoli, in concomitanza con la mostra a Galleria Corsini aperta fino al 30 Giugno 2019.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook