Leonardo rende omaggio al Verrocchio, il Maestro dei Maestri

Leonardo rende omaggio al Verrocchio, il Maestro dei Maestri

Sono davvero felice di aver avuto modo di avvicinarmi alla figura di questo artista eccelso la cui impronta è stata paradigmatica per i grandi artisti a lui coevi e successivi.

Un maestro che ha fatto scuola, è proprio il caso di dirlo, durante i trent’anni, fino 1490, del fulgore di Lorenzo il Magnifico. Anni che videro l’affollarsi di maestri sublimi, una concentrazione unica nella storia dell’arte, Donatello, Domenico del Ghirlandaio, Sandro Botticelli, Pietro Perugino, Bartolomeo della Gatta, Lorenzo di Credi, e Leonardo suo allievo eccezionale, presente a sua volta in questo luminoso contesto con 7 sue opere alcune delle quali per la prima volta in Italia.

L’emozione cresce via via che mi addentro nel percorso della mostra, e mi rendo conto che la sequenza sotto i miei occhi racchiude i semi della storia dell’arte successiva, fino ad plasmare la “Maniera Moderna” a dirla con Giorgio Vasari, il creatore delle “Vite“ il primo repertorio, non sempre equanime, degli artisti. E l’impronta emerge nella levità e nella delicatezza di Leonardo, nella forza elegante di Donatello, nel respiro del Ghirlandaio, nella solarità di Botticelli o ancora nella drammaticità del Perugino.

A cura di Francesco Caglioti e Andrea De Marchi, promossa da Palazzo Strozzi, e da tempo auspicata dal Direttore Arturo Galansino, insieme al Museo del Bargello guidato da Paola D’Agostino e con la collaborazione della National Gallery of Art Washington D.C. la mostra si compone di 120 opere tra dipinti sculture e disegni qui convenuti da tutto il mondo per la gioia dei nostri occhi.

Accanto alle opere del Verrocchio, che cosi apprezzato in vita non lo fu altrettanto poi e sarebbe interessante esplorarne le ragioni, le opere dei più grandi artisti del ‘400 che confermano la sua levatura come maestro.

Nasce orafo ma la scultura lo attrae irresistibilmente grazie alla frequentazione con Desiderio di Settignano e Donatello da cui a sua volta é improntato. Raggiunge vette sublimi al cui apice sta “L’incredulità di Tommaso”, per la composizione e per la perfetta armonizzazione tra scultura e architettura. Il gruppo statuario, che di questo si tratta, faceva parte dell’ordine dato dal Tribunale di Mercatanzia che voleva i 14 protettori delle Arti di Firenze per le nicchie della Chiesa di Orsanmichele. È l’unica scultura questa del Verrocchio, dell’incredibile successione di capolavori che adornavano le nicchie, a non essere a tutto tondo: a parte le teste, si tratta infatti di un altorilievo cavo privo della parte posteriore, e studiato cosi per i limiti imposti dallo spazio limitato. L’originale è ora esposto al Bargello che ospita la più grande concentrazione di opere rinascimentali Donatello, Luca della Robbia, Giambologna, la decostentualizzazione però non giova dato il protagonismo dello spazio stesso della nicchia, ma a darci un’idea del dialogo tra architettura e scultura, resta la copia collocata nel luogo per cui fu concepita con felice intuizione. Riscosse allora grande consenso anche per l’innovativa composizione e per l’idea di rappresentare le figure in maniera teatrale, nell’attimo cruciale in cui il Signore invita Tommaso a “ toccare con mano”, alzando il braccio e scostando la veste per mostrare la ferita al discepolo, che guarda incredulo e fa per toccare. Ho scelto di soffermarmi su un simile

capolavoro perché a mio vedere emblematico e vorrei sottolineare l’ammirazione e meraviglia di cui fu oggetto per la perizia esecutiva, durante il restauro cui fu sottoposto all’Opificio delle Pietre Dure, e per alcune sue innovazioni, come il panneggio pesante che cade come fosse bagnato, soluzione che venne poi ripresa dai suoi allievi Botticelli e Leonardo.

Un tale Maestro di simili Maestri non poteva che essere sublime. Tutti i lavori che vedo nel loro susseguirsi declinano la stessa cifra stilistica: La poesia del tocco, la delicatezza estrema, la bellezza struggente mi catturano portandomi nella sua dimensione dell’assoluto. Una mostra che mi ha dato tanto anche per merito del sapiente allestimento che rispetta ognuna delle opere esposte. La storia si dipana fluida tra “amici” ritrovati. La mostra è ricchissima ed è assolutamente da non perdere. Lasciatevi cogliere dalle emozioni inaspettate che vi sommergeranno di fronte a questo sogno che si è finalmente avverato come ci tiene a dire il direttore Arturo Galansino.

Fino al 4 giugno

Info

Tel +39 055 2645155
[email protected]

Tutti i giorni inclusi i festivi 10.00-20.00
Giovedì: 10.00-23.00

Prenotazioni

Sigma CSC
Dal lunedì al venerdì
9.00-13.00 / 14.00-18.00
Telefono: +39 055 2469600
[email protected]

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