Quando il suono crea cultura: Improvvisazione libera

Quando il suono crea cultura: Improvvisazione libera

Giovedì 21 Marzo al MAXXI di Roma si è svolta la performance Improvvisazione libera a cura di Massimo Bartolini, nell’ambito di due intense giornate di eventi in occasione della mostra LA STRADA. Dove si crea il Mondo.

L’opera è un tributo all’artista Giuseppe Chiari il quale la sviluppò per la prima volta al Centro per l’Arte Contemporanea di Luigi Pecci di Prato nel 1990. L’evento collettivo consisteva in un concerto spontaneo di massimo 70 appassionati di musica che improvvisassero una melodia tentando di suonare strumenti sconosciuti, mai suonati prima di quel momento, nel modo più canonico possibile.
A riproporre un’esperienza simile al MAXXI è la NABA, Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, che con la sua cospicua equipe di giovani studenti, armati di qualsiasi tipologia di strumento: da organetti a piatti, da corni a sonagli, da fischietti a strani oboe (senza contare le più scontate chitarre), assale piazza Alighiero Boetti al calare del sole e la anima di una melodia nuova.

Prima dell’inizio del concerto collettivo si assiste ad un’intensa esibizione al pianoforte di Giancarlo Cardini: nonostante l’acustica non sia delle migliori, le note si lasciano trasportare dal vento fino alle orecchie degli spettatori. Per mezz’ora il tempo si ferma, ma non appena si riesce a tarare la propria attenzione sui ritmi e le pause del maestro ecco arrivare volutamente i primi nuovi suoni discordanti.

Ognuno deve suonare lo strumento che ha come se fosse al chiuso della propria stanza” sono le sole indicazioni e così corni, trombe, campanelli, organetti, armoniche, legnetti e maracas iniziano a bombardare il silenzio di quello spazio. Inizialmente partono autonomi, ognuno sembra non curarsi degli altri 20 eventi acustici che si stanno svolgendo attorno, ma in meno di qualche minuto le intenzioni cambiano e con esse anche l’atmosfera. Chi ci si trova accanto, se prima era puro elemento contingente ora diventa termine di paragone per un confronto dialettico fatto di suoni nuovi e sconosciuti. Si discute attraverso lo strimpellio di oggetti che parlano lingue diverse, ma che inaspettatamente riescono a dialogare.

Improvvisazione Libera

Anche alcuni tra gli spettatori, sbigottiti dal marasma di giovani strumentisti che non solo suonano ma ballano, cantano, urlano e emettono suoni, ritmi e segnali acustici con tutto il loro corpo, accettano di partecipare e in meno di niente vengono loro dati oggetti per contribuire alla grande melodia.

Una melodia che appare un ossimoro, quale accordo discordante tra non suonatori che partecipano unanime alla scoperta delle possibilità comunicative e quindi culturali di un evento così bizzarro. Una musicalità che si fa piccola metafora delle caotiche e confusionarie situazioni in cui tutti siamo inseriti abitando in una metropoli grande e disorganizzata come Roma.

Giovedì si sono svolti i primi passi verso la comprensione del processo di sintonia che si può instaurare oggi tra individui; è accaduta tra i presenti una variazione da un ordine seguito ad un disordine partecipato. Questa complicità avviene attraverso il mondo delle cose, ormai costante imprescindibile della nostra esistenza, e si fa transito per il traffico della vita spirituale di chi partecipa alla scoperta di una melodia condivisibile.

Tutto si può suonare, con tutto si può dialogare e soprattutto ovunque lo si deve provare a fare.

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