Come censire i radical chic, secondo Giacomo Papi

Come censire i radical chic, secondo Giacomo Papi
https://www.silenziostoleggendo.com/2019/01/24/recensione-il-censimento-dei-radical-chic/

La società cambia, si evolve, si modifica, cresce. Spesso invece si riduce, diventa più piccola, ritorna sui suoi passi e sembra quasi desiderosa di riscoprire quei limiti cognitivi che nel passato erano prepotentemente presenti, che con fatica e sudore sono stati abbattuti, ma che vuoi o non vuoi, ritornano.

Le uguaglianze vengono improvvisamente messe da parte e al contrario vengono esaltate le disuguaglianze: di etnia, di sesso, di religione, di cultura. Vengono messe sotto il riflettore, ma nella maniera sbagliata perché invece che tentare di integrare queste differenze che sono sempre state tali, le si mette in un angolo, creando dei gruppi che solo perché differente da come la nostra società vive e affronta la propria storia e propria cultura, devono essere ghettizzati.

Succede con gli omosessuali, i gay, i transgender; succede con gli arabi, i musulmani, gli ebrei; succede con gli extra comunitari, che ad oggi sono un fenomeno che è stato portato a dei livelli di odio e mal sopportazione che rasenta l’assurdo.

In un’epoca come questa, chi andrebbe dunque a mettere prepotentemente in un angolo i letterati? I professori? Gli scrittori? Ebbene succede anche questo, per fortuna soltanto nella fantasia di Giacomo Papi e nel suo romanzo “Il censimento dei radical chic”, edito da Feltrinelli.

Calato profondamente negli anni 2000, questo piccolo gioiello su carta racconta di una società in cui appunto il governo al potere ha deciso di fare felice il Popolo e dunque di limitare al minimo le complicazioni della vita per tutti, favorendo un tipo di intrattenimento più semplice (forse) che guarda caso porta il livello della cultura ai minimi storici. Le complicazioni della parola, che tanto affascina quanto spaventa, diventano improvvisamente uno strumento di corruzione e di vanto che stona molto con il Popolo.

La situazione però degenera velocemente, perché c’è chi non si arrende all’ignoranza dilagante che sta conquistando una fetta sempre più grande della società italiana, e dunque continua a battersi perché il pensiero sia a tutti gli effetti lo strumento più potente che l’uomo possa usare. La violenza prende il sopravvento e il primo a venire ucciso barbaramente, davanti alla sua porta di casa a suon di calci, pugni e bastonate è il professor Prospero: la sua unica colpa? Aver citato Spinoza durante la sua partecipazione ad un talk show televisivo e questo il Popolo non glielo può perdonare.

Il ministro degli Interni costituisce così il Registro Nazionale degli Intellettuali e dei Radical Chic, per censire tutte quelle persone che possono ricadere all’interno della categoria dei letterati. La scusa è proteggerli, ma molti non ci cascano e, per non essere schedati, si affrettano a svuotare le librerie e far sparire dagli armadi i prediletti maglioni di cachemire.

L’unica a non comprendere davvero come si sia potuti arrivare a tanto è Olivia, la figlia del professore, che da anni vive a Londra: rientrando in Italia per il funerale del padre, capisce che il Paese che ha lasciato è profondamente cambiato, tanto che lo stesso Ministro (suo amico d’infanzia, con cui si dilettava a leggere insieme “Harry Potter”), si è venduto al potere.

Paradossale per certi versi, inquietante per essere così calato nella realtà di oggi per altri: la casta di coloro che pensano, riflettono, scrivono diventa sempre più pericolosa agli occhi dei potenti, perché loro per primi sanno che l’intelletto, se correttamente stimolato, può far nascere delle idee. Proprio quelle possono diventare critiche e dunque a loro volta mettere in dubbio l’operato di chi sta sopra di noi, di chi decide e cambia le regole a proprio piacimento, senza nemmeno riflettere sulle conseguenze delle loro azioni, che ingiustamente si riflettono su tutti.

Giacomo Papi dipinge così una società che sta andando letteralmente a rotoli, in cui addirittura non si può pensare di avere in casa determinati romanzi, certi saggi e si richiede un controllo anche sull’abbigliamento, il quale rischia di diventare lo specchio di un essere snob (ma quando mai?) solo per la presenza di una dolcevita.

Dolce e amaro allo stesso tempo, divertente nel suo essere così assurdo, istruttivo e brutalmente rivelatore di quali siano i rischi di alcuni poteri, mal sfruttati, che possano così distruggere l’evoluzione che la società ha raggiunto con fatica con il passare degli anni e far ripiombare velocemente la figura dell’uomo nel buio più totale.

Imparare a sfruttare e usare il proprio pensiero sembra essere proprio l’unica soluzione possibile per vincere contro i talk show, i reality, i pettegolezzi da prima pagina, le fake news e perché no, anche per dare una bella batosta all’Autorità Garante per la Semplificazione della Lingua Italiana.

Rebecca Cauda

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