Il Museo Egizio di Torino diventerà una scuola di esperti d’arte

Il Museo Egizio di Torino diventerà una scuola di esperti d’arte
Foto www.panorama.it

Durante l’occupazione di Napoleone in Egitto l’archeologo Bernardino Drovetti, console generale di Francia, collezionò statue, sarcofagi, papiri e mummie.

In quel periodo, proprio in seguito all’occupazione napoleonica, si era diffusa la passione per tutto ciò che proveniva dall’antico Egitto: gioielli, mobili, abiti, decorazioni.

Tornato a Torino Drovetti propose al Re Carlo Felice di acquistare gli oggetti che aveva collezionato in Egitto; il Re li acquistò e ne fece il primo museo egizio del mondo, tanto prestigioso che il decifratore dei geroglifici egizi Jean François Champollion, che nel 1824 si dedicò allo studio delle collezioni del museo, dichiarò:”La strada per Menfi e Tebe passa da Torino”.

Il museo egizio di Torino, che ha sede nel Palazzo dell’Accademia delle scienze, per il valore e la quantità dei reperti è attualmente considerato il più importante del mondo dopo quello del Cairo.

La collezione museale conta più di 37.000 pezzi dal paleolitico all’epoca copta.

Al suo interno si trovano mummie, papiri, statue, tombe e anche animali imbalsamati che rendono testimonianza di tutti gli aspetti dell’antico Egitto: dalle arti più raffinate agli oggetti di uso comune e quotidiano.

Tra i pezzi più importanti la tomba di Kha, capo architetto del faraone Amenhotep III, vissuto tra il 1450 e il 1380 a.C. e quella di Maia, il tempio rupestre di Ellesija, il Papiro delle miniere d’oro con la mappa delle miniere del Sudan, il libro dei morti di Iuefankh che ha segnato la storia degli studi sull’Egitto.

Di recente il direttore del museo, Christian Greco, ha dichiarato di voler creare una scuola come l’Ecole du Louvre, che venne fondata nel 1882, dove formare esperti di arte dalla laurea al dottorato con la possibilità di lavorare, al termine della formazione, all’interno del museo e ciò anche per consentire a chi si è specializzato in queste materie di esercitare la sua professione in Italia, senza essere costretto a emigrare all’estero per poter lavorare.

Già da alcuni anni il Museo Egizio di Torino organizza seminari estivi e dottorati di ricerca per formare nuovi ricercatori, archeologi e restauratori, puntando sulla ricerca scientifica come strumento attraverso il quale conoscere il patrimonio culturale e adottare gli strumenti adeguati per conservarlo e valorizzarlo.

Se l’iniziativa avrà seguito il Museo Egizio di Torino diventerà un importante esempio da seguire per altri musei italiani che vorranno dare spazio alla ricerca e alla formazione.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook