Intervista esclusiva al compositore Nicola Campogrande

Intervista esclusiva al compositore Nicola Campogrande
https://www.riza.it/psicologia/stress/3457/musica-classica-uno-scudo-contro-lo-stress.html

Il protagonista dell’intervista di oggi è Nicola Campogrande. Nato a Torino, ha compiuto i suoi studi musicali presso i Conservatori di Milano e di Parigi. Compositore di musica classica, è direttore artistico del festival MITO – SettembreMusica (dal 2016) e oggi ci parla del suo nuovo libro edito per BUR Rizzoli “100 brani di musica classica da ascoltare una volta nella vita”, uscito da poco nelle librerie italiane.

Ciao Nicola e benvenuto su 2duerighe. Parto da una domanda che riguarda una tematica sempre più attuale che mette al centro il valore curativo della letteratura e della musica, nel tuo caso perfettamente accordate: il tuo saggio si può anche vedere come un “metodo curativo” alternativo, per quei malanni psicologici che affliggono l’essere umano ogni giorno? Credi che la musica sia, per certi versi, più efficace di un qualsiasi medicinale?

A me la musica fa bene. Compongo tutti i giorni, come un impiegato, dal lunedì al venerdì; e la sera arrivo a casa stanco, ma felice. Vedo star bene gli interpreti, quando studiano, quando suonano in pubblico. E ho smesso di contare le persone che mi hanno spiegato di non poter vivere senza ascoltare musica classica. I neuroscienziati hanno ormai chiarito molto bene i meccanismi per i quali l’ascolto della musica – e più ancora la sua composizione e l’esecuzione – influiscono positivamente sul nostro cervello. Ma noi che conosciamo la gioia a il piacere della musica classica, in fondo, empiricamente, l’abbiamo sempre saputo.

La musica classica rimane un punto di partenza imprescindibile, da cui deve iniziare qualsiasi studente del conservatorio? O invece, al contrario, ritieni che l’estro musicale possa attingere anche dalla musica più contemporanea, esulando da un contesto formativo che prevede quel passaggio obbligato? Come conciliare classicità e modernità per mantenere vivo l’interesse delle nuove generazioni?

La musica classica è un tassello fondamentale, e bellissimo, della cultura occidentale. Fa parte delle cose che nei secoli abbiamo preservato, accudito, praticato senza mai smettere. Ci definisce, come Europei, come Italiani, e decidere di privarsene è come fare un autogol alla propria mente e al proprio cuore. Qualcuno ha la fortuna di scoprirla e appassionarvisi fin da bambino – a me è successo. Altri la scoprono, o la riscoprono, più in là. Ma arriva, per quasi tutti, il momento nel quale, se non si è ascoltatori di musica classica, sorge il sospetto che ci si stia perdendo qualcosa di bello, di importante. Il mio saggio prova a dare una mano, anche in questo senso, a chi non sa da che parte cominciare. Detto ciò, i miei bambini suonano molte cose diverse, classiche e non classiche. Come peraltro faccio io. Direi che si tratta di una ricchezza, non di un problema.

Come ti è venuta l’idea di scrivere un saggio come questo? Quali sono le emozioni che vorresti suscitare nel lettore e in cosa si distingue la tua opera rispetto ad altre?

Da molti anni mi accade di essere interrogato su quali brani di musica classica vanno assolutamente ascoltati. E da tempo smonto e rimonto partiture, sia per capire come sono fatte sia per scoprire che cosa è giusto raccontare di loro, provando a parlarne in modo chiaro, amichevole, ma senza banalizzare né ridurre il tutto a faccende aneddotiche. Scrivere questo saggio è stato un modo per allargare il campo di gioco, lanciarmi in una partita complessa –parlo di musica che va dal 1300 al presente – e dare il mio contributo, molto soggettivo, a chi vuole capire qualcosa in più.

Rebecca Cauda

 

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook