Strano ma vero: il greco, il latino, l’italiano e l’anno di Leonardo

Strano ma vero: il greco, il latino, l’italiano e l’anno di Leonardo

Akouo: ascolto  per fare. Questo il significato del verbo greco akouein.

Quando spezzo una lancia a favore del greco, culla dell’italiano, perlopiù mi guardano come se stessi farneticando. Qualcuno però, al di là di chi ha “fatto il classico”, mi akouei…

Il Greco occorre almeno per l’etimologia, tra cui il nostro termine  alfabeto formato da alfa e beta, la a e la b , le prime due lettere dell’alfabeto di Omero, mentre il latino sarebbe molto utile per la concinnitas, la capacità di condensare i significati di pensieri complessi, per esempio “per aspera ad astra”, una locuzione   chiarissima  concisa  intuitiva ma la cui traduzione in italiano ė lunga e perde efficacia e che suona più o meno così: i traguardi  difficili ma luminosi si raggiungono solo a prezzo di tante difficoltà. Tutt’un’altra cosa vero? Insieme sono il pane e companatico dell’italiano e non dimentichiamo che chi è padrone della lingua è in grado di risolvere situazioni molto critiche, da quelle personali, a quelle professionali a quelle diplomatiche.

Soprattutto però il greco e il latino sono una bellezza da salvare e comunque sottopongono le meningi ad un bel training. Chissà che come la filosofia tornino nelle aziende dato che insegnano a formare i pensieri e danno il metodo per individuare soluzioni nella vita quotidiana.

Perseveranza, intuizione, logica, sono alcune delle doti che queste lingue tutt’altro che morte possono sviluppare.

Detto questo ciò non significa che le nuove generazioni debbano chiudersi tra tomi e vocabolari. Una app potrebbe aiutare perché sono convinta, e ogni giorno ne vedo applicazioni le più disparate.  Sarebbe gia un buon risultato, soddisferebbe la curiosità e … eviterebbe brutte figure. Vero che il tempo della meditazione, la sfida mentale risulterebbe ridotta, ed è un problema, ma almeno con questa chiave si ha la possibilità di spalancare un mondo.

Ora ė il momento dei corsi.

Frequentare i corsi, ce ne sono a bizzeffe. Insegnano  dei procedimenti meccanici avulsi dal contesto. Imparare un estratto di qualunque disciplina, impedisce la visuale d’insieme e azzera lo spirito critico. Risolvono  forse lo stretto indispensabile, ma è come se insegnassero  a mettere in ordine in un cassetto quando occorre imparare il metodo per mettere in ordine l’intero armadio.

Ma i diretti interessati sono obbligati a  subire.

Cosa ci è accaduto per cui la  nostra cultura, che ha portato la civiltà nel mondo tanto che ancora oggi viviamo di rendita,  è totalmente disattesa nel nostro Paese?

Mi chiedo come mai gli stranieri, finché dura l’onda lunga, amino tanto le  bellezze dell’Italia. Qualcuno deve avergliele fatte amare. Affrontano viaggi, finanziano il restauro dei nostri capolavori, come Friends of Florence, sono increduli per la sinecura (uh ecco che fa fa capolino il latino) che dimostriamo noi che siamo nati e respiriamo tanta bellezza. Quali sono i loro parametri? Come mai vanno in deliquio per piazza San Marco o per Il David o per il vaso François (vedi articolo 2duerighe)

Oggi finalmente  imprenditori lungimiranti  guardano ai saperi del passato, attingono da questi pozzi ricchissimi trascurati e disattesi in nome di un progresso molto più veloce di quanto l’essere umano possa assorbire, che nella maggioranza si limita, sbagliando, ad un mordi e fuggi che non scorge il diamante che il sasso racchiude. Una simpatica vignetta la dice lunga.

Scena: 4 cavernicoli, due trascinano un masso sul terreno e sono ovviamente distrutti, altri due che hanno con sé la ruota,  li apostrofano dicendo “scusate forse potrebbe esservi utile” e i primi due rispondono scrollando il capo  “uh per carità con tutto il da fare che abbiamo…”.

Voglio dire  ci sono voluti duemila anni prima di poter di nuovo avere l’acqua corrente nelle case.

I romani  ovunque arrivassero impiantavano terme e biblioteche. Insieme dico. Avevano tanti difetti ma almeno due cose dobbiamo loro riconoscere. La prima il loro “Divide et ìmpera”  che ha permesso la crescita dell’economia, dato che a Roma convivevano tutti i culti possibili e immaginabili in pace e rispetto reciproco,  e poi la loro straordinaria abilità come costruttori. Mi piace ricordare che la cloaca massima é ancora in funzione, cosi come alcuni tratti di acquedotti, tra l’altro, quello che porta l’acqua alla Barcaccia di Piazza di Spagna, per non parlare delle grandi direttrici, l’Aurelia, l’Appia ecc. ecc.

In quest’ottica chiediamo a Valentino Mercati perché ha scelto di avere un manipolo di studiosi che maneggiano  incunaboli traducendo testi dal greco, dal latino e qualcosa dal sanscrito, chiediamo ad Andrea Margaritelli perché porta a spasso per il mondo i disegni dì Michelangelo, come mai le imprese “alla Olivetti” sono quelle con le performance migliori. Mai come in questo momento in cui la tecnologia tende a farci sentire onnipotenti, scatenando al contempo marasma e schiacciandoci con la velocità del cambiamento, ci ha dato una zattera lo storytelling, perché la narrazione ci è familiare, nata com’é intorno al fuoco nelle tribù dei bisnonni cavernicoli e via via su su è arrivata intatta fino a noi. Per questo è salutare leggere e riconoscere che le nostre esperienze possono essere attutite nel bene e nel male dalle esperienze di altri che ci hanno preceduto. Noi che godiamo di un momento magico, che soddisfatti i bisogni primari, mai come in questi decenni di pax europea,  stiamo facendo da decenni  passi inimmaginabili sulla via del benessere materiale,  ma sappiamo che solo il compito che ognuno di noi svolge è il passepartout per l’immortalità e che i beni materiali non servono un granché  mentre il pensiero, la bellezza e l’arte si. Come diceva Leonardo che senti il bisogno di imparare il latino intorno ai qurant’anni: la bellezza nella vita svanisce, nell’arte no.

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