Liliana Segre sulla Memoria: dialogo con Damilano a Più libri più liberi

Liliana Segre sulla Memoria: dialogo con Damilano a Più libri più liberi

La fiera più libri più liberi si conclude idealmente con un evento davvero emozionante nella sua sala più poetica, La Nuvola, che sovrasta il caos frenetico degli ultimi acquisti e ci inghiotte e circonda da tutte le parti con il suo rivestimento bianco. Che fosse un momento speciale lo si capisce subito dal lungo applauso della sala in piedi, che accoglie Liliana Segre accompagnata da Marco Damilano, direttore de l’Espresso.

L’intervista comincia col tema della testimonianza e del rapporto con i ragazzi. Segre avverte sempre un feeling speciale ogni volta che porta la sua storia nelle scuole, perché si sente semplicemente una nonna che racconta una storia vera a degli ideali nipoti. Le piace interfacciarsi con loro, a quell’età sono persone sincere, vere, ed è soprattutto importante raccontare alle nuove generazioni, perché la memoria va inevitabilmente morendo per questioni anagrafiche. Quelle che oggi sono giovani vite saranno le “candele della memoria”, quando ormai la Shoah si leggerà solo sui libri di storia.

Lei ha cominciato a raccontare molto tardi, a 60 anni, ci sono voluti più di quaranta anni di nuovo amore, figli, nipoti, per metabolizzare la tragedia, senza però dimenticare. Tutto cominciò 80 anni fa con le leggi razziali, aveva solo otto anni e fu espulsa da scuola: “quella parola espulsa non l’ho mai dimenticata”. Quando il presidente Mattarella, nominandola senatrice a vita, le chiese come si sentisse, lei rispose di sentirsi la stessa Liliana che da bambina fu cacciata da scuola, e che ora vedeva aprirsi le porte del Senato della Repubblica Italiana. A 13 anni era a Auschwitz e finì là anche perché le venne rifiutato il diritto d’asilo in Svizzera. Quello che la colpiva allora e che è sempre una minaccia attuale era la zona grigia dell’indifferenza: “una nebbia che circonda tutto ciò che non ci interessa”. La maggior parte delle persone non sceglie di fare il male, ma semplicemente volta la faccia dall’altra parte, perché è più facile salire sul carro del vincitore. Gli indifferenti sono una categoria inafferrabile, non condannabili sul piano giuridico, ma non si può dire lo stesso sul piano morale: sono coloro che non compiono la scelta.

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Sulla sua via ha incontrato anche i contrabbandieri di esseri umani, loschi figuri che avevano trovato il loro affare, italiani che alla fine della guerra avevano potuto costruirsi la propria villetta. Oggi, come ieri, ci sono disperati che scappano e traghettatori a pagamento indifferenti, e dovremmo qualche volta riflettere sui migranti che ogni giorno muoiono e vengono risucchiati nel mare senza che si sappia il loro nome, un’esistenza che è passata senza lasciare la minima traccia sul mondo. Interrogata sul decreto sicurezza esprime un completo disaccordo, perché molti migranti saranno abbandonati per strada, e non ci si dovrà stupire se cadranno nelle mani delle associazioni criminali; inoltre essendo stata clandestina considera un atto negativo togliere la protezione umanitaria.

Ora da Senatrice a vita, tra premi Nobel e figure importanti, non si sente di avere grandi meriti, ma si è sempre chiesta perchè è stata vittima di questo grande odio. Odio che tenta sempre di ripresentarsi in forme nuove all’interno della società, soprattutto in questo delicato momento storico. Così ha concretizzato il suo impegno in una proposta di disegno di legge contro l’odio, con una commissione di controllo delle parole d’odio. Una piaga attuale proprio nel mondo dei ragazzi è il bullismo, che si ripresenta nelle nuove forme del web come cyberbullismo. Bisogna rendere visibili i nomi di chi minaccia anonimamente dietro una tastiera, capire anche che questi bulli devono essere aiutati. Conclude Liliana Segre: “Io sono contenta di essere stata vittima e non carnefice” avrebbe significato portare sulle spalle un rimorso irreparabile. Bisogna invece avere compassione per i carnefici, forse non sono stati amati, perché chi è stato amato non può odiare.

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