Gianrico Carofiglio, politica e verità: “con i piedi nel fango” a più libri più liberi

Gianrico Carofiglio, politica e verità: “con i piedi nel fango” a più libri più liberi
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Si può vincere in politica essendo rispettosi della verità? È la domanda fondamentale che ci siamo posti alla fiera più libri più liberi con Gianrico Carofiglio e Jacopo Rosatelli, autori del libro Con i piedi nel fango. Conversazioni su politica e verità (Edizioni gruppo Abele). È una questione che riguarda l’onestà del rapporto tra politici e cittadini. Sono solo persone da manipolare con fake news e propaganda per ottenere facile consenso, o al contrario partner di un confronto per arrivare a un bene comune?

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Negli ultimi anni si è molto parlato di trasparenza della politica. Carofiglio ci mette però in guardia su un uso strumentale di tale termine. La vera trasparenza sta dove l’esercizio del potere è visibile, e non è da confondere con la riservatezza. Un esempio per intenderci: i giudici discutono da soli, nella massima risevatezza, su una sentenza, ma poi le motivazioni che li hanno portati a quel giudizio devono essere dichiarate pubblicamente. La trasparenza riguarda quindi l’ostensività democratica delle motivazioni, la buona politica è esibire onestamente le ragioni delle decisioni. Ne è solo una caricatura, per esempio, il teatrino delle consultazioni politiche nel 2013: non serve a niente lo streaming di quei momenti, se poi non si spiegano chiaramente ai cittadini le motivazioni di un eventuale accordo o rottura.

Questo ci porta a un’altra parola importante per una buona politica: compromesso. E’ una parola che ha ormai assunto un’accezione negativa, un accordo sottobanco tra logiche di potere. Ma essere disposti al compromesso è caratteristica fondamentale di una democrazia, significa essere consapevoli che non esiste una sola Verità, ma diversi punti di vista ragionevoli su una questione; significa tenere insieme queste diverse verità sul mondo per giungere a un bene comune. Quello che è importante è ancora una volta l’ostensività. Le forze politiche possono autonomamente giungere a un accordo, senza telecamere e microfoni, ma poi devono spiegare logicamente le loro ragioni. Così il cittadino può valutare se il punto di contatto trovato è accettabile o snatura del tutto il programma col quale il partito si era presentato agli elettori.

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Dunque una buona politica deve essere rispettosa della verità, ma se ci chiediamo in concreto in cosa consista, Carofiglio racconta un aneddoto. Negli anni ’90 fu inviato in Vietnam un volontario di Save the Children per cercare di porre rimedio, nei limiti del possibile, alla malnutrizione che affliggeva il 65% dei bambini. Il volontario cominciò a visitare nei villaggi, a chiedere non se ci fossero bambini malnutriti, ma se ce ne fossero di ben nutriti. Si accorse che in ogni villaggio ce n’erano e questo dipendeva da pratiche virtuose di alimentazione da parte delle madri. Queste madri virtuose vennero sollecitare ad insegnare anche alle altre come fare, e in poco tempo il tasso di malnutrizione subì un brusco calo. Questo è un esempio di come la buona politica può anche darsi obiettivi importanti, quasi utopistici come un mondo migliore, ma attraverso pratiche semplici. E’ una guida pratica per un mondo più solidale.

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