Lirio Abbate e il giornalismo contro le mafie a Più libri, più liberi

Lirio Abbate e il giornalismo contro le mafie a Più libri, più liberi

Il giornalismo come “vaccino contro le fake news e l’ignoranza“, la forza dell’informazione indipendente come contrappeso del potere, la stampa libera in difesa della democrazia: questi sono stati i temi portanti dell’intervento di Lirio Abbate a Roma a Più libri, più liberi, la fiera della piccola e media editoria italiana.
Abbate ha parlato di “vaccino”: una metafora che rende bene l’idea di quanto la cattiva informazione e le fake news siano malattie del sistema democratico.
Dall’inviato de L’Espresso che per primo ha rivelato la verità su mafia capitale sono arrivate parole forti e toccanti in difesa della libertà di stampa contro chi, troppo spesso, cerca di mettere a tacere i giornali e i giornalisti.
Una stoccata contro quella politica opaca e poco trasparente che cerca di mantenere le proprie posizioni di potere e il consenso insabbiando verità scomode e coltivando la cultura del silenzio.

La parte più importante e significativa dell’intervento di Abbate è stata il racconto di  storie vere e tragiche e di esempi reali di giornalisti che con il loro operato hanno perso la vita per mano delle mafie in Italia.
Nomi che a molti, purtroppo, non diranno nulla ma che hanno contribuito a rendere l’Italia un Paese migliore scoperchiando affari sporchi, clientele e legami tra criminali e importanti esponenti delle istituzioni.
Lirio Abbate ha voluto ricordare i nomi e le storie di chi ha continuato a fare il proprio mestiere “con la schiena dritta”, senza piegarsi alla paura e alle intimidazioni e che ha finito per pagare il prezzo più alto.
In Italia i giornalisti, diversamente da quanto potrebbe accadere normalmente, muoiono in tempo di pace e non i guerra.

La parte conclusiva dell’intervento è stata dedicata a mafia capitale, il sistema mafioso di Roma retto da Carminati e che Lirio Abbate aveva denunciato già nel 2012 (due anni prima dell’intervento ufficiale delle istituzioni). Attraverso le registrazioni delle telefonate e dei dialoghi dei protagonisti di quella vicenda è emerso un sistema di intimidazioni e di minacce che mirava a far desistere che però non ha mai smesso di raccontare i fatti.
Abbate si è schierato anche contro quella politica che augura la fine del giornalismo e la chiusura dei giornali quando pubblicano notizie scomode. Ha citato a questo proposito la Turchia di Erdogan ma è ovvio il riferimento (neanche troppo implicito) ai politici italiani che si scagliano contro la stampa.

Troppo spesso in Italia le notizie sono veicolate solo quando sono utili per accrescere il consenso dei politici e in questo senso la rete non ha aiutato a difendere la libertà di stampa. La circolazione delle fake news, la disinformazione e la poca indipendenza di molti media (tradizionali e non) hanno contribuito a creare un clima di generale sfiducia e di ostilità nei confronti dei giornalisti, frequentemente additati come servi del potere.
Occorre dare nuova linfa ad una cultura dell’informazione libera, indipendente e coraggiosa e per questo difficilmente avremmo potuto immaginare un palcoscenico più adatto di Più libri, più liberi per fare da cornice ad un intervento così significativo come quello di Abbate, che ha combattuto e combatte ogni giorno in prima linea in difesa di una stampa libera.
Giornalismo, informazioni, cultura e, appunto, libri sono le armi più forti di cui disponiamo per combattere l’ignoranza e le fake news, la nuova frontiera della disinformazione che ormai dilaga sul web, nei social e persino nei media tradizionali.
Davanti ad una platea in cui figuravano anche diverse scolaresche e molti adolescenti, Abbate ha difeso la libera informazione come argine contro le mafie e che proprio le mafie vorrebbero mettere a tacere anche con metodi violenti. Per questo alcuni nomi e alcune storie sono troppo importanti per poter essere dimenticati.

Giuseppe Fava, Cosimo Cristina, Mauro De Mauro, Giovanni Spampinato, Giuseppe ‘Beppe’ Alfano, Mario Francese e suo figlio Giuseppe, Giancarlo Siani, Mauro Rostagno, Peppino Impastato.
Loro non erano eroi, ma giornalisti!

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