Un museo per tenere viva la lingua italiana

Un museo per tenere viva la lingua italiana
foto: Ultima Voce

Il linguista Giuseppe Antonelli, professore ordinario di storia della lingua italiana all’Università di Cassino, lancia l’idea di un museo in cui oltre ai documenti, ai manoscritti e ai libri ci siano computer che ricostruiscano in modo virtuale la nostra lingua. Un vero e proprio viaggio nella storia dell’italiano con mappe interattive che ne raccontino l’evoluzione.

Il Prof. Antonelli ha esposto l’idea nel suo ultimo libro “Il museo della lingua italiana”, nel quale spiega che l’iniziativa dovrebbe coinvolgere tutte le istituzioni che si occupano della nostra lingua: la Dante Alighieri, l’Accademia della crusca, l’Associazione per la storia della lingua italiana, l’Istituto dell’Enciclopedia italiana Treccani, l’Accademia dei Lincei, il Ministero dei Beni culturali e il Ministero della Pubblica Istruzione.

Il progetto prevede un museo composto di tre piani: il primo dedicato all’italiano antico, il secondo all’italiano moderno, il terzo all’italiano contemporaneo.

Ogni piano è suddiviso in cinque sale, oltre a una sala di benvenuto e una di commiato dedicate alle parole “Sì” e “Ciao” che simboleggiano più di tutte le altre la lingua italiana.

Come dice Dante nella Divina Commedia gli italiani sono “Le genti del bel Paese là dove l’si suona”.

Mentre “Ciao” è la forma di saluto più diffusa non soltanto in Italia ma anche all’estero.

Come simbolo dell’italiano moderno Antonelli ha scelto la Costituzione della Repubblica che come sostiene il noto linguista, Tullio De Mauro, è scritta in modo chiaro e essenziale e usa i termini più comuni della lingua italiana.

Il Prof. Antonelli sottolinea che i cambiamenti più significativi della nostra lingua riguardano la comunicazione scritta che si sta avvicinando sempre di più alla lingua parlata.

Già adesso si assiste al fenomeno della semplificazione del testo scritto che non viene più strutturato con un inizio, uno sviluppo e una conclusione ma, soprattutto quando è legata a strumenti telematici, si aggancia a ciò che viene detto dall’interlocutore.

Ciò comporta l’indebolimento della capacità di costruire testi che preoccupa non poco coloro che sostengono la lenta agonia della nostra lingua.

Si sostiene infatti da più parti che a causa di internet, sms, whatsapp e televisione l’italiano stia morendo.

A ciò si aggiunge l’uso indiscriminato di termini anglosassoni che sostituiscono sempre di più le parole italiane di cui facciamo uso quotidianamente.

In politica si parla di “election day”, si usa il termine “premier” o “devolution”, così nella moda sembrano ormai insostituibili i termini “ total look” o “trendy”. L’architettura, la tecnica e persino il linguaggio comune sono dominati da parole che non ci appartengono.

Non è soltanto una questione formale. Usare correntemente termini di altre lingue significa non riconoscersi più nel proprio idioma.

In questo senso l’idea di un museo che testimoni la storia dell’italiano, la sua ricchezza e rilevanza di lingua di origine antica e nobile merita attenzione e una attenta riflessione: come bene comune prezioso deve essere salvaguardato perché se muore la nostra lingua muore anche la nostra stessa identità.

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