Milano Coffee Festival inebria la città

Milano Coffee Festival inebria la città

Riusciamo ancora a sentire l’aroma nell’aria.
Si è conclusa ieri sera la manifestazione amata per eccellenza, quella dedicata al caffé.
Dallo Spazio Pelota di via Palermo, a Milano, la prima edizione dell’evento è stata un grande successo.

Degustazioni gratuite, workshop interattivi, performance di baristi, torrefattori e mixologist alle prese con le più svariate rivisitazioni del classico aperitivo milanese.

The third wave of coffee 

La terza onda del caffè, un movimento che potremmo definire culturale, che ha investito il mondo del caffè e che trova matrice, simboli e riferimenti interamente nel mondo anglosassone.

La third coffee wave si pone di seguito a due onde precedenti, anche se codificate solo in riferimento a questa terza. Una prima onda, in cui il caffè è puro prodotto di sopravvivenza, e si va avanti a solubile e brodaglie di pessima qualità, destinate solo a svegliare (anche come espresso, intendiamoci bene).
Una seconda onda in cui il caffè è una scusa di esperienza globalizzante, di coolness universale, e trova i sui riferimenti nei marchi tondi e verdi della più famosa catena americana Starbucks.
E infine la terza onda, che promuove il caffè, finalmente, di per se stesso, come prodotto artigianale, come il vino che può essere di alto valore se tutti i passaggi della filiera, della coltivazione, delle varietà, delle aree di produzione, di selezione, di tostatura e preparazione saranno portate avanti con cura, appunto, artigianale.

Ecco, è proprio qui che noi Italiani possiamo definirci leader del settore.

La storia che ci colpisce maggiormente è quella che troviamo allo stand di Pierre Cafè (in foto).

La torrefazione Pierre Cafè nasce nei primi anni ’80 a Gravina in Puglia, con l’obiettivo di fare le cose in modo diverso, puntando sulla qualità.

“Dal crudo alla tazza, cerchiamo di essere attenti ad ogni dettaglio, in ogni fase, dal controllo della qualità del caffè crudo, ai profili di tostatura meticolosi, combinandoli alla nostra ampia educazione barista. Compriamo piccole quantità di crudo per garantire sempre la freschezza del prodotto e ci proponiamo a tutte quelle attività e persone che vogliono migliorare il loro approccio al caffè”. 

Due giovani fratelli che, dopo diverse esperienze all’estero, rientrano in Italia e rilevano l’attività del papà con una passione che regala gioia a chi li incontra.
Ci offrono un caffé. Dicono che solo dopo noteremo il retrogusto di banana. Non nascondiamo un certo scetticismo. Beviamo la deliziosa bevanda, rigorosamente senza zucchero. Mai gustato prima un caffé così buono. E sì, il retrogusto di banana rimane in bocca per molto tempo, ed è incredibile.
Non è stato solo un caffé, ma un’esperienza.

 

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook