Fulvio Roiter, Venezia e il Mondo

Fulvio Roiter, Venezia e il Mondo

Al colore si può arrivare per puro caso o per calcolo. Al bianco e nero no.

Teorizzando in maniera inequivocabile la sua poetica, questa la scritta che campeggia all’interno della mostra che Palazzo Ducale dedica a Fulvio Roiter. Ma la sua convinzione era veramente cosi granitica? Ebbene no. In effetti dopo un lungo percorso in cui esplora ogni possibile valenza del b/n emerge inopinatamente un altro e totalizzante aspetto della sua ricerca. Chiuso definitivamente il grande capitolo b/n si dedicò in toto al colore, tanto che la sua vita ne fu invasa, cosi come il suo immaginario e i suoi canoni professionali. Due Roiter quindi… pare proprio di sì e assolutamente impermeabili l’uno all’altro.

Venezia, la sua città natale, gli dona un respiro internazionale. Inizia proprio da qui, l’esplorazione capillare che è linfa del suo primo approccio alla fotografia. Ben presto però prorompe l’indole del vero veneziano, quindi lasciati gli ormeggi, si lancia alla scoperta del mondo. Nel suo girovagare tocca entrambi i continenti .
I rullini il suo carnet da viaggio. Cosi via via annota i suoi “appunti” particolari.

Letteralmente innamorato della fotografia vive l’immagine come riflesso della sua anima che a sua volta riflette l’anima dei luoghi.

Sicuramente un accentratore ed un perfezionista, Roiter non affidava ad altri che a sé stesso la cura delle immagini. Dal concept alla realizzazione. Anche la redazione dei libri, suoi media preferiti, era seguita meticolosamente, passaggio dopo passaggio.

La mostra curata da Denis Curti, con l’apporto fondamentale della moglie Lou Embo, presenta circa 150 fotografie, la maggior parte vintage. Qui si legge tutta la sua storia. Si parte dalle origini, dal caso che gli aprì il mondo incantato delle immagini, e che permise a lui, perito chimico, di accostarsi alla fotografia.

Protagonista della stagione neorealista, i suoi scatti accompagnano il visitatore in una ridda di scenari inediti e stupefacenti… Venezia e la laguna fanno la parte del leone, ma anche i viaggi a New Orleans, Belgio, Portogallo, Andalusia e Brasile. Nel 1949 aderì al circolo fotografico La Gondola di Venezia, fondato dall’amico Paolo Monti due anni prima. La sua carriera professionale iniziò grazie ad un reportage in Sicilia, e la pubblicazione nel gennaio 1954 di alcuni scatti siciliani sulla rivista Camera segnò il suo debutto sulla scena internazionale.

Nel 1956 Roiter vinse la seconda edizione del Premio Nadar con il libro che presentava tutte foto rigorosamente in bianco e nero Umbria. Terra di San Francesco (Ombrie. Terre de Saint-François). “L’essenzialità e il rigore del bianco nero prevaleva sul trionfo del colore”, questa infatti fu la motivazione della giuria che gli fece vincere il premio internazionale francese Nadar per il più bel libro nel panorama mondiale della editoria fotografica del 1956.

Fu però Essere Venezia uscito nel 1977, stampato in quattro lingue con una tiratura di circa un milione di copie che ascrisse la sua ricerca a livello internazionale.

Il libro soddisfaceva le sue aspirazioni, la forma preferita di espressione della sua poetica. Pubblicò infatti circa un centinaio di titoli di volumi di fotografie, compiendo numerosi viaggi in ogni parte del mondo.

Paolo Morello, docente di storia della fotografia alla Università IUAV di Venezia nonché direttore dell’Istituto Superiore per la Storia della Fotografia di Palermo, ci parla di Roiter come eccezione nel panorama della «storia della fotografia italiana del Novecento» non solo per lo stile, il rigore, la tecnica che contraddistinsero la sua ricerca nel bianco nero, che lo storico definisce «un modello innarivabile», ma anche e soprattutto per l’abbandono di questa sua tecnica che forse non lo soddisfaceva più per affrontare l’inedito e fino ad allora snobbato campo del colore, rivalutandone completamente i parametri.

Due Roiter diversi. In comune però la sensibilità accompagnata da professionalità eccezionale che nulla lascia al caso. Da qui i suo i infiniti sopralluoghi per cogliere l’anima del soggetto prescelto, un mix fatto di equilibrio, armonia, cultura, amore infine poesia,un’inarrestabile curiosità, continua linfa alla sua ricerca.

Mi piace concludere con le parole di sua nipote Jasmine: Può diventare una parola cosi piccola – foto – così grande?

Promossa dalla Regione Liguria, dal Comune di Genova e da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, la mostra è organizzata da Civita Mostre in collaborazione con i Tre Oci, ed è accompagnata da una pubblicazione edita Marsilio.

www.palazzoducale.genova.it

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