Il viaggio eticamente corretto

Il viaggio eticamente corretto
Foto: attimidiviaggio.wordpress.com

Qualche giorno fa ho scritto un articolo sul turismo incivile che da qualche tempo devasta Roma, sottolineando come lo sbarco dei nuovi barbari nella Capitale avvenga con la complicità delle tariffe inferiori alla media di alloggi low cost al di sotto dei requisiti minimi di decoro.

La piaga non affligge soltanto Roma ma è dilagata ovunque, con esiti letali per il paesaggio naturale e il patrimonio storico-artistico mondiale.

Si assiste a una sorta di bulimia del viaggio, dello spostamento a tutti i costi, senza un vero scopo e non importa dove.

Gli esiti sono devastanti: folle che invadono città d’arte e località amene senza alcuna consapevolezza del valore dei luoghi in cui si trovano e che non traggono alcun beneficio dalla bellezza del luogo che spesso non esitano a sporcare, depredare, distruggere.

Si pensi a Taormina, perla della Sicilia e del mondo che per il suo aspetto di promontorio a picco sul mare e le ripide scalinate non è adatta a un turismo di massa e che con il suo centro storico, caratterizzato da viuzze, vicoli e ripide scalinate, può accogliere pochi visitatori alla volta per offrire loro la meraviglia dei suoi scorci e che invece in estate viene assalita da migliaia di turisti che si assiepano ovunque senza riuscire, a causa del sovraffollamento, a dare neppure un’occhiata ai panorami mozzafiato della città.

Così il parco naturale di Wadi el Gimal in Mar Rosso, con la sua barriera corallina di rara bellezza, è stato invaso da orde di subacquei inesperti che ne hanno danneggiato flora e fauna.

Tristemente noti a Roma i tuffi di alcuni turisti incivili nella Fontana di Trevi e nella vasca dell’Altare della Patria.

Sorvegliare i monumenti e irrogare sanzioni può attenuare il problema ma non lo risolve. Come per tutte le malattie la cura efficace interviene sulla causa e non sul sintomo e se un tempo alcuni codici di comportamento erano condivisi universalmente dai pochi turisti che viaggiavano, attualmente lo sviluppo del turismo di massa ha reso necessaria una una nuova etica del viaggiatore.

Già nel 1999 l’Organizzazione Mondiale del Turismo aveva stilato il Codice mondiale di etica del turismo che ridefinisce il turismo mettendone in risalto la funzione di consentire la “fruizione del patrimonio culturale dell’umanità” e detta alcune linee per evitare che tale attività abbia un impatto negativo sull’ambiente e sugli abitanti dei luoghi visitati.

Di recente l’argomento è stato esaminato anche dal filosofo Corrado Del Bo’ che si è soffermato tra l’altro sulla possibilità di limitare gli accessi in alcune città come Venezia per tutelare sia la città sia i turisti.

La soluzione non è di facile applicazione e presenta il problema dei criteri da applicare per selezionare i turisti all’ingresso. Entra prima chi arriva prima? Per quanto tempo può restare? Si potranno prenotare gli accessi o sarà necessario fare la fila?

Certamente è necessario ripensare il viaggio: non più una marcia forzata, una lotta per la sopravvivenza ma un’esperienza preceduta da una scelta attenta della meta a seconda delle proprie aspettative.

Diversificare le scelte, a seconda delle proprie esigenze, scongiura il rischio di trovarsi tutti nello stesso momento nello stesso posto, il cosiddetto effetto “Torremolinos” che indica il fenomeno per cui un luogo diventa di moda e viene preso d’assalto dalla folla che lo rende invivibile e quindi lo abbandona per recarsi in un altro posto alimentando così il circolo vizioso.

Il turismo a tutti i costi mortifica il luogo visitato e lascia il turista stanco, frustrato e nauseato, tradendo il vero fine del viaggio che è un investimento di energie, denaro e tempo e deve restituire conoscenza, divertimento e emozioni.

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