Il viaggio di Siddharta

Il viaggio di Siddharta

Cosa c’è di meglio da fare in una piovosa giornata di agosto, davanti alla finestra mentre si aspetta che passi un acquazzone tropicale, se non viaggiare con la mente in un’altra dimensione a fianco di un personaggio evocato da una lettura leggera?

L’ambientazione esotica che più si avvicina alle nostre pretese caratterizza un celebre romanzo di Hermann Hesse, Siddharta, che prende il nome dall’omonimo protagonista “senza tempo”, sul quale intere generazioni da più di novanta anni si rispecchiano. Questo più di altri romanzi si basa su un tipo particolare di Ricerca, infatti il Nostro è in cerca della perfezione (Oṃ), intesa come comprensione del creato nonché di se stesso, e per fare ciò compie un cammino attraverso le esperienze, dalla dottrina alla sensualità, dalla privazione al commercio.

Il viaggio di Siddharta ha inizio nella casa del padre, noto brahamino, da cui apprese le dottrine diventando già in giovane età uno tra i migliori nel padroneggiare le tecniche di meditazione. Da subito però nacque in lui la consapevolezza che tale conoscenze non gli avrebbero permesso di riunirsi all’ātman, uno con la totalità del mondo, e ciò lo porterà ad abbandonare la casa paterna per unirsi ai Samana, asceti che vivono in miseria praticando la “spersonalizzazione”. Proprio il tema della partenza dal nido genitoriale forma una ring composition quando verso la fine del romanzo il suo stesso figlio prende il proprio sentiero verso le esperienze della vita recandosi in città.

Dopo esser diventato al pari dei più anziani nella pratica della spersonalizzazione capisce che rappresentava solamente un sollievo temporaneo alla materialità della carne, non permettendogli perciò di raggiungere il Nirvana. Dopo questa interruzione dal viaggio riparte alla volta della città di Savathi, dove risiede il Buddha Gotama, attorno al quale si riunisce una folta cerchia di discepoli. Unendosi a loro nell’apprendimento del pensiero del Sublime prende coscienza della sua santità, ma allo stesso tempo non può far a meno di congedarsi da lui, dopo un breve colloquio, poiché la sua dottrina del superamento rappresenta una discontinuità nell’unità del mondo.

La tappa successiva lo porta alla casa di Kamala, bella cortigiana che si intrattiene solo con personaggi di alto rango. Pur di apprendere l’Amore da lei, Siddharta abbandona il proprio aspetto di povero Samana unendosi al ricco mercante Kamaswami. Nei lunghi anni di permanenza presso di lui si arricchisce enormemente permettendogli di frequentare Kamala apprendendo l’arte di amare come nessuno prima di lui. Insieme all’amore ed alla prosperità però entra in contatto anche col Saṃsāra, mondo materiale, ovvero con la mondanità e col gioco d’azzardo.

Presa consapevolezza dell’assuefazione dalla quotidianità che lo aveva allontanato dalla sua ricerca, fugge dalla città e lasciata la bella Kamala decide che una via di purificazione per la propria anima, così gravata dal vizio, fosse suicidarsi nel fiume. Ma nell’istante stesso in cui si stava lasciando andare alla corrente sentì l’Oṃ, che sta qui a rappresentare il richiamo alla vita e un’esortazione a continuare un viaggio non ancora terminato.

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