Populonia o del buon governo

Populonia o del buon governo

Populonia. L’ etimologia è molto incerta. Forse è legato anche al nome della divinità Fufluns una sorta di Bacco etrusco. Pare che anticamente si chiamasse Popluna o Fofluna, termini che comprendono in sé il concetto di seme, o germoglio, anche se il termine populus, pioppo in latino, non è forse del tutto estraneo. Unica Città sul mare, gli Etruschi la eressero a Lucumonia, e la sua storia è complessa e affascinante.

Costruita su resti villanoviani sorge, ed è il caso di usare questo termine, in un luogo magico paesaggisticamente parlando e non solo, ad un passo da Piombino. Guidato da decenni dai numerosi membri della famiglia Gasparri di Roma, il borgo è per certi versi una sorta di realtà feudale, una parentesi storico amministrativa magnificamente assurda. Si è resa possibile grazie a Giulia e Tommaso Gasparri che acquistarono la frazione di Populonia nel 1936, dai principi Desideri di Roma, un appezzamento di terreno che comprendeva il promontorio con la Rocca, golfo Baratti e il porto naturale, la zona archeologica che si estende dalle colline fino ai fondali marini. I coniugi Gasparri seppero vedere che gli acquitrini di allora, prodighi di malaria, avrebbero lasciato il posto ad un angolo di paradiso.

Chi scrive ricorda molto bene che negli anni ‘70 il golfo, ormai risanato, era invaso da tende e roulotte. Il Comune di Piombino, sensibile a tanta bellezza, fornì alternative praticabili e il parco lambito dal mare fu liberato da questi graditi ma invasivi ospiti, fino a diventare il tripudio che è ora. La Rocca a picco sul mare, al culmine del promontorio, con il magnifico torrione rinascimentale, che richiama alla mente Leonardo che pare abbia operato a Piombino, da cui la vista spazia da Livorno all’Elba a Punta Ala. Il borgo è rimasto praticamente intatto nella sua essenza, ed è un salotto, molto vivace, con la via principale su cui si affacciano effervescenti bottegucce, laboratori, e un unico ristorante, La Torre, anche se non mancano posticini sfiziosi.

I signori del borgo, sono una famiglia numerosa, ormai giunta alla III generazione, e la loro è un’impronta piacevole. I frequentatori fanno a gara per creare associazioni a partire dagli Amici di Populonia guidata da Alfredo Massart, e tra i soci Noemi Gasperini con Guglielmo Pepe inventano appuntamenti internazionali, da non perdere, dalla tavole rotonda alle regate, così come tutte le signore Gasparri, con Ludovica che mi ha illustrato il ruolo delle Amazzoni di Populonia, le donne di famiglia che continuano ad aiutare la realizzazione di questa utopia.

Tra le varie ricchezze recepite dai Desideri anche una raccolta di beni archeologici e Populonia, dalla metà degli anni trenta appunto, vanta un museo etrusco, privato e quindi ancora più meritevole. Il primo nucleo della collezione si è formato negli anni ’40 con i reperti concessi ai Gasparri come premio di rinvenimento che fortunatamente li preferirono ad un emolumento in denaro. Il museo subì negli anni ottanta un furto micidiale che privò i proprietari colpendoli nel bene più prezioso e cioè la fiducia e la condivisione di tanta bellezza con la comunità. Il museo rischiò seriamente di chiudere.

Con l’aiuto di tutti i membri della famiglia e tutti gli amici, il museo ha ripreso corpo e soprattutto il posto che gli spetta e ora è il più visitato di tutta la costa degli Etruschi, coadiuvato recentemente anche dalla giovane archeologa Carolina Megale. Tutti si danno da fare per Populonia e Baratti. Tra i tanti anche l’ormai notissimo Andrea Camerini, artista eclettico innamorato di Porto Baratti, la baia dei pini marittimi pettinati dal vento. Sue sono le grandi tavole didattiche a china, di più di 2 metri, che animano il museo illustrando la vita dei primi abitanti del sito.

Versatile, pittore, disegnatore, autore di testi, uomo di spettacolo e toscano verace, agli esordi della sua carriera, lavorava come un forsennato nei fondi del ristorante di famiglia, e senza mai dimenticare il diritto/dovere di aiutare i suoi, passava ogni minuto libero a disegnare i tanti personaggi che lanciò con grande successo. Non è il solo artista a dialogare con i reperti archeologici, c’è anche Alessandro Bongi che spazia tra i legni portati dal mare, fili di ferro e metalli vari, e che ha ideato un sistema geniale ed elegante per mettere in evidenza monete e ninnoli preziosi esposti nelle vetrine del museo. Non posso che essere felice vedendo due artisti consapevoli delle proprie radici unire in un unico discorso l’archeologia alle espressioni del contemporaneo.

L’arte non mi stanco mai di ripetere, segue un suo iter, coerente e sano, che partendo dai graffiti sulle pareti delle caverne, segue attraverso i secoli, bellezza e armonia, in un unico filo del pensiero. Curiosità versatilità e naturalmente sperimentazione questi gli ingredienti base per un cocktail di creatività straordinario. Ottavio Gasparri è il sicuro riferimento per tutti e non si contano le iniziative a cui il “feudo” partecipa o condivide con buona pace e gioia degli abitanti temporanei o meno, e di tutti i visitatori. Tante sono le sorprese che riserva, la fantasia di tutti è benvenuta ed è un bene prezioso per la vivacità del Borgo.

(Il Museo etrusco di Populonia nasce come collezione privata della famiglia Gasparri proprietaria dei terreni di Baratti e Populonia dove, durante la prima metà del Novecento, le attività di recupero delle antiche scorie della lavorazione del ferro, riportarono in luce le necropoli etrusche. Il primo nucleo della collezione si è formato negli anni ’40 con i reperti dati ai Gasparri come premio di rinvenimento che li preferirono ad un emolumento in denaro. A questo primo nucleo si sono aggiunti reperti rinvenuti in scavi governativi degli anni ’50 e ’60 e reperti rinvenuti sporadici nei campi e nel mare di Baratti.)

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