The Handmaid’s Tale _ Margaret Atwood

The Handmaid’s Tale _ Margaret Atwood
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Quando ti capita di ritrovare tra le mani un libro già un po’ anzianotto, ti chiedi sinceramente se sia o meno il caso di usare una parte della tua giornata per impegnare il tuo cervello nella lettura di qualcosa “che sembra già passato”, di cui magari più poche persone hanno memoria e che rischia di essere una storia semplicemente nostalgica e piena di rimorsi.

Poi per caso ti imbatti nel romanzo di Margaret Atwood datato 1985 dal titolo “Il racconto dell’ancella” e ti chiedi: distopico? Sono passati più di 30 anni dalla pubblicazione di questo libro, chissà che cosa può avere immaginato la scrittrice in merito ad un futuro dai contorni così indefiniti (almeno, in quegli anni).

Lo sfogli, lo apri, lo leggi. Nel giro di poche, pochissime pagine ti rendi conto che l’autrice ha colto in pieno (ahimè per noi) le vere difficoltà che il mondo di oggi sta affrontando. Se poi il libro non lo si conosce, allora arriva lei, la Serie Tv che quest’anno vanta premi così prestigiosi e inaspettati (ma chi la segue fin dall’inizio, ha riconosciuto la qualità fin dall’opening theme): ideata da Bruce Miller e tratta dall’omonimo romanzo, la serie ha portato a casa ben 8 Emmy Awards e 2 Golden Globe.

Al di là dei vari riconoscimenti, il romanzo e dunque la serie hanno la capacità di dipingere la figura della donna appunto in un futuro distopico, che però presenta gli inquietanti contorni che si stanno delineando nel nostro futuro: un universo in cui forse non è la donna a subire le peggiori conseguenze delle scelte politiche e sociali delle classi al potere (ma anche questo risulta a tratti falso, vedi “la donna vestita in maniera succinta se la va a cercare”), ma in generale i “diversi” (ma diversi da CHI? Diversi da COSA?), i rappresentanti delle etnie straniere che ad oggi vengono lasciati a loro stessi e non gli si tende una mano, se non per riempirli di sberle.

La vera protagonista dell’intera storia è indubbiamente June Osborne, una donna in carriera, una mamma e moglie, che viene separata dal marito e dalla figlia per diventare l’ancella del comandante Fred Waterford e di sua moglie Serena, i quali la ribattezzano Difred (ossia “di proprietà di Fred”).  In questa società distopica, il tasso di fertilità umana è in grave calo a causa di malattie dovute all’inquinamento e dunque le “coppie al potere” che non possono avere figli, si avvalgono tramite lo stupro vero e proprio (reso legittimo dal potere della cieca religione) di quelle poche donne che invece ancora possono portare in grembo i loro figli fino alla nascita, quando poi verranno strappati dalle loro braccia per essere infilati nei lettini bianchi e falsamente puri del regime totalitario di Gilead.

A nulla valgono i “NO! NO! NO!” urlati durante la violenza compiuta a questa donne: non importa che loro avessero la propria vita con i propri mariti e figli, non importa che avessero un lavoro in cui si potessero sentire affermate, tutto questo diventa “Il Prima” di cui si devono dimenticare e in fretta, senza nemmeno poter pensare ad alta voce alla loro vita precedente e questo perché ora devono sottostare al regime di Gilead senza poter mai rispondere, pena una fraccata di botte.

I no che non vengono rispettati come succede oggi, quando una donna tenta di respingere un’avance troppo spinta: perché quell’unica sillaba non rappresenta nulla, niente per la persona che va avanti per ottenere quello che desidera, con o senza consenso. Dunque, cambia molto? In The Handmaid’s Tale la violenza fisica e sessuale (che sia volta alla procreazione non la rende assolutamente più nobile) è forse resa ancora più deplorevole dal fatto che le “Mogli” partecipano a questo scempio, tenendo fermi i polsi delle ancelle perché non provino nemmeno a ribellarsi, quasi non rendendosi conto che per un semplice caso fortuito non si trovano a ruoli invertiti con l’ancella di turno.

E in questo futuro distopico descritto dalla Atwood e così ben rappresentato anche nel prodotto televisivo, viene inoltre snaturato completamente anche quell’evento che dovrebbe essere uno dei più emozionanti per una donna: il parto. Quello che dovrebbe avvenire nell’intimità della coppia, avviene sotto gli occhi delle “Zie” e delle “Marta” e delle altre Ancelle che vengono private del loro nome, ma devono partecipare al lieto evento, di modo che così siano pronte a quello che potrebbe succedere anche a loro e anzi, che quasi devono sperare succeda anche a loro, perché diversamente potrebbero essere accusate di infertilità e mandate dunque nei campi a morire.

Guardare una serie tv come questa fa male, se sei una donna fa ancora più male perché la senti sulla tua pelle: va da sé che il cast scelto per interpretare i diversi personaggi è incredibilmente superbo nel rappresentare le diverse situazioni che si susseguono un episodio dopo l’altro, con un livello di professionalità che è difficile da raggiungere, soprattutto quando si devono rendere su schermo delle tematiche così delicate.

Nel mondo dell’oggi che affrontiamo ogni giorno con coraggio, una storia come questa merita non solo i vari riconoscimenti televisivi, ma una visione attenta con occhi e orecchie ben aperti da parte di chiunque.

Rebecca Cauda

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