In Svezia, 3000 abitanti hanno ceduto al Microchip per “semplificare la vita quotidiana”

In Svezia, 3000 abitanti hanno ceduto al Microchip  per “semplificare la vita quotidiana”
Immagine : www.brevenews.com

Per la scienza, è un nuovo passo avanti. Anche per gli uomini. Un chip impiantato sotto la pelle e che sostituisce oggetti della vita quotidiana ha fatto la sua comparsa in Svezia e già 3000 persone l’hanno adottato. La presentazione di un’innovazione ancora non accettata completamente solleva un gran numero di domande.

Il suo arrivo in Svezia, tuttavia, non è stato oggetto di molti dibattiti e non ha neanche cristallizzato le critiche all’interno del paese. Al contrario, sembra che gli abitanti siano molto felici. Almeno quelli che hanno adottato questo nuovo chip sottocutaneo. Strano? Non per loro, che hanno deciso di scambiare le loro carte di credito, i loro abbonamenti ai trasporti o addirittura le chiavi di casa con un chip nel braccio.

Ulrika Celsing, una ragazza svedese di 28 anni ha spiegato ad AFP che la sua motivazione era prima di tutto il desiderio di “provare qualcosa di nuovo” ma anche l’aspetto pratico di questo piccolo chip inserito sotto pelle. Per lei, nessuna preoccupazione, questa pratica è innocua: “La tecnologia non ha ancora raggiunto il punto in cui è possibile hackerare il chip”, ha detto all’AFP. E spiega come usa regolarmente il suo impianto elettronico.

Se esiste effettivamente un dibattito su cui si rilevano alcune divergenze, è quello sulla banalità (o meno) di questo oggetto, a dir poco intrusivo.

Secondo Ben Libberton, un microbiologo, alcuni rischi sono presenti. Tipo? “Infezioni o reazioni del sistema immunitario” causati dal chip stesso.

Ma il tema principale in questione è lo scambio di dati personali: in un momento in cui questo argomento è al centro dell’attenzione della comunità connessa – in particolare dopo il coinvolgimento anche di Facebook – la gestione dei dati diventa un parametro fondamentale da considerare per l’impianto di un tale oggetto.

Per il microbiologo, senza dubbio, con questo chip i nostri dati sono fortemente minacciati: “In questo momento, i dati raccolti e condivisi dagli impianti sono pochi, ma destinati ad aumentare e, in questo senso, “più numerosi sono i dati contenuti in un solo posto, come nel caso di un chip, maggiore è il rischio che vengano usati contro di noi “.

Un argomento che viene confutato, secondo l’AFP, da Jowan Österlund, specialista di piercing e campione autoproclamato di impianto di chip, il quale sostiene “se una persona porta su di sé tutti i propri dati personali, questo le permette di controllare meglio il loro utilizzo” .

Ciò non impedisce di interrogarci sul futuro di tale uso, ad esempio: “Se un chip, un giorno, fosse in grado di diagnosticare un problema di salute del suo portatore, chi ne sarà informato e quando? Le compagnie di assicurazione otterranno informazioni sulla nostra salute? “. Domande e dubbi che rimarranno sicuramente senza una risposta, fino a quando non si saranno cumulati sufficienti esperienze e feedback su questo tema.

FdA

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