Vi racconto “Valletta Capitale d’Europa” a Firenze

Vi racconto “Valletta Capitale d’Europa” a Firenze
Il Salone dei Cinquecento per arrivare alla Sala dei Gigli

Una mostra inaspettata quella che ho avuto il piacere di vedere a Palazzo Vecchio, e che mi ha aperto un mondo. Parlo di Valletta Capitale d’Europa, ideata da Sandro Debono direttore del MUZA, il museo d’arte contemporanea di Malta, ed è nata dalla collaborazione tra Heritage Malta e il Comune di Firenze.

Non poteva essere scelta più felice di scegliere come sede la Sala dei Gigli attigua alla Sala del Mondo, un’altra perla di Firenze “a godimento delle genti” come ci dice Anna Maria Luisa de’ Medici.

Qui trovano respiro le preziose Carte Geografiche che testimoniano il ruolo fondamentale del Sovrano Ordine dei Cavalieri di Malta, in quest’isola che scelsero come loro base. Ed è proprio un fiorentino Anton Francesco Lucini, il cartografo che ci racconta l’assedio di Malta ancora così vivido nella memoria dei Maltesi. Qui sono esposti due dei quattro stati delle mappe d’assedio stese da Giovanni Francesco Camocio, e concesse in prestito per la prima volta dopo l’iscrizione nel registro Memory of the World dell’Unesco, diventando Patrimonio dell’Umanità.

La mostra parla poi della città nuova, che nacque dopo l’assedio, che si diede il doppio ruolo da una parte di città-fortezza e dall’altra di centro cosmopolita europeo. La città di Valletta fu quindi costruita nella forma attuale a seguito dell’atroce assedio subito da Malta del 1565, quando un dispiegamento ingente di forze ottomane venne respinto dai Cavalieri dell’Ordine di San Giovanni, configurato poi come Sovrano Ordine dei Cavalieri di Malta, insieme ai Maltesi stessi. La prima pietra fu posta il 28 marzo 1566. Da questa data inizia la costruzione di una città-fortezza che prosegui quasi ininterrottamente fino alla seconda metà del Settecento.

La mostra esposta tra la Sala delle Carte Geografiche e la Sala dei Gigli di Palazzo Vecchio è la storia di Valletta attraverso una selezione di importanti testimonianze cartografiche del MUZA, il nuovo Museo Nazionale d’Arte di Malta che aprirà i battenti nei prossimi mesi. Le mappe del MUZA entrano così idealmente in dialogo con le carte geografiche testimonianza di tutto il mondo noto nella seconda metà del Cinquecento, che decorano gli armadi dell’omonima sala di Palazzo Vecchio. La boiserie corre tutt’intorno al più antico globo terrestre di tali grandi dimensioni giunto fino ai nostri giorni: le stanze del Guardaroba Mediceo costituiscono un unicum di cui possiamo godere appieno anche oggi, dato che, cosa assai rara, è visibile proprio lì dov’è nato, cosa assai rara. Si tratta della spettacolare sala di cosmografia voluta dal duca Cosimo I che partecipò alla difesa di Malta mandando sul posto, ancora prima dell’assedio, il suo architetto esperto di fortificazioni Baldassarre Lanci e poi inviando galere e aiuti in denaro e munizioni in sostegno del re di Spagna. Ed è proprio un fiorentino Anton Francesco Lucini il cartografo che ci racconta l’assedio di Malta.

La mostra di Sandro Debono ci presenta le Carte Geografiche di Malta che testimoniano il ruolo fondamentale nel Mediterraneo del Sacro Ordine di Malta. Una sezione specifica ci offre anche due dei quattro stati delle mappe d’assedio di Giovanni Francesco Camocio, concessi in prestito per la prima volta da quando pochi mesi fa sono stati iscritti dall’Unesco nel registro Memory of the World, diventando Patrimonio dell’Umanità.

La mostra alla Sala dei Gigli continua con la cartografia dell’epoca che rappresenta il nuovo agglomerato urbano nel suo doppio ruolo di città-fortezza e centro cosmopolita. Nell’ultima tappa si racconta Valletta come città mediterranea dalla spiccata identità europea. Un’isola spettacolare, i cui promontori sono come dita di una gigantesca mano tesa a individuare baie molto profonde, stupende, in realtà una difesa naturale, essenziale alla protezione data l’ appetibilità di questo approdo in mezzo al Mediterraneo. L’isola infatti vanta insediamenti umani risalenti a 5000 anni A.C. e sono due le missioni archeologiche italiane a studiarne le tracce.

Con passo da lupo, ricordando i giochi di noi bambini ante internet, arriviamo agli albori della civiltà con i Fenici che inserirono le isole maltesi nelle loro rotte commerciali. Pare che una prima rocca si ergesse già sul promontorio su cui ora insiste Forte Sant’Angelo. La posizione è tale che la storia di Malta si intreccia inevitabilmente con l’esistenza delle sue fortezze e in particolare di questa tanto amata. Narra la leggenda che nel 1091, a seguito della conquista dei Normanni, una delle tante che continuarono a susseguirsi fino alla più recente ai primi dell’Ottocento con l’impero britannico, il Conte Ruggero costruì all’interno una cappella dedicata all’arcangelo Michele, di qui il nome popolare di Sant’Angelo.

La necessità di fortificazioni non conobbe soste e nel 700 l’ingegnere fiammingo Carlos Grunembergh posizionò tutti i cannoni in modo da tenere sotto il fuoco il Porto grande. La rete di fortificazioni fu fittissima e fu questa che salvò Malta anche dai bombardamenti ahimè dell’asse Roma Berlino. Ancora nel 1906 anche la marina britannica fortificò Valletta e per la strenua resistenza fu insignita della Croce di San Giorgio. È storia recente poi nel 1979 l’ultimo distaccamento di forze straniere lasciò l’isola.

Ora alla luce dorata delle mura, tutto ciò sembra incredibile.

Valletta, splendida, dopo 1500 anni di onorato servizio militare ora è finalmente sede di bellezza, mostre ed eventi, che fortunatamente, si spera, hanno sostituito archiviandole le sofferenze e le bramosie del passato.
Anche il Sovrano Militare Ospedaliero di Gerusalemme, Rodi e, naturalmente, Malta che perse l’isola con l’avvento della rivoluzione francese, era protetto infatti dalla Corona Francese, è tornato con tutti gli onori.

Anche se la mostra è stata appena chiusa, il suo iter prosegue e sarà mia premura avvisarvi.

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