Friends of Florence, Pontormo e Musica a S.ta Felicita per la Cappella Capponi

Friends of Florence, Pontormo e Musica a S.ta Felicita per la Cappella Capponi
Foto di Tiziana Leopizzi

Una squadra del tutto eccezionale quella che ha riportato agli onori del mondo la Cappella Capponi a Santa Felicita a Firenze: Simonetta Brandolini d’Adda Presidente di Friends of Florence, Daniele Rapino Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato, Daniele Rossi il M° restauratore, Arturo Galansino, Direttore Generale Fondazione Palazzo Strozzi.

La Cappella Capponi quindi e la Deposizione di Cristo dipinto dal Pontormo, sono ora visibili nella loro originale bellezza, ma al di là di questo straordinario risultato, la Fondazione no profit Friends of Florence, grazie ai donatori Kathe e John Dyson, ha permesso di eseguire un intervento a largo raggio, bel oltre il mero recupero di quanto programmato, già di per sé così impegnativo e ricco di significati.

Ulteriormente sottolineato dalla mostra del Pontorno a Palazzo Strozzi, il Cinquecento a Firenze», curata da Carlo Falciani e Antonio Natali, è possibile ora ammirare la Deposizione nel proprio contesto: la Chiesa di Santa Felicita è ora un palcoscenico d’eccezione, come ho potuto constatare la sera del recente Concerto per beneficenza a favore dei bambini di Aleppo.

La Chiesa straripava letteralmente di gente. I fiorentini hanno risposto infatti pronti e numerosi all’appello lanciato dal Progetto Agata Smeralda, con i generosi Maestri Giacomo Benedetti, Giacomo Granchi e il Direttore del Coro Gianni Mini, i cui componenti sono scivolati ciascuno al proprio posto, creando un magnifico arco attorno a Giacomo Benedetti.

Finalmente l’applauso scrosciante e liberatorio degli astanti, e il gesto del Maestro che liberava le note, Bach e poi, Busbetsky che avvolge tutti, già rapiti dalla bellezza del Pontormo ricollocato nel suo contesto primigenio. Un caso raro questo giunto fino a noi nel rispetto della committenza.

Oggi infatti musei e gallerie sono perlopiù archivi di opere, certamente ben esposte nella maggioranza dei casi, ma il visitatore non è più in grado di leggerle nel loro pieno significato, perché prive dei parametri per cui le opere furono studiate e realizzate. Sappiamo bene che, al di là del desiderio di un’opera, gli artisti venivano chiamati per motivi molto finalizzati, come la comunicazione, la propria immagine o per scrivere anche “lettere” o messaggi criptati, dai contenuti politici o di governo, o per enfatizzare momenti importanti e grandi personaggi.

Per capire certi dipinti si dovrebbe entrare in quelli che furono i dettagli del quotidiano. Mi piace citare a questo proposito, Isabella d’Este che grazie all’accorta gestione dell’arte riusci a condurre una politica tale da far si che il suo Ducato riuscì a barcamenarsi egregiamente tra Papa Clemente VII, Luigi XII di Francia e Carlo V.

Il suo palazzo a Roma fu l’unico a non essere saccheggiato nell’orribile sacco di Roma, salvaguardando la vita delle 2000 persone ivi rifugiate dalla violenza inaudita dei lanzichenecchi. Cosi con una pietra tombale smisurata, si concluse l’epoca dorata del Rinascimento che fu seguito dai secoli foschi dell’inquisizione, con il Carafa che dopo il terrificante avvenimento, rispose cosi alle raffinatezze che contraddistinsero il Quattro e il Cinquecento. Pontormo si trovò, come tutti gli artisti allora, ad affrontare l’impegnativa eredità dei Giganti del Rinascimento, come sottolinea il grande storico Gombrich, momento che nell´arte aveva toccato e raggiunto il sublime.

Gli artisti per certi versi con molta umiltà ripartirono dai loro illustri predecessori, in qualche modo studiandoli e nacque una sorta di movimento “alla maniera di. Queste le prime mosse che diedero poi vita ad una nuova ricerca i cui risultati oggi possiamo godere. Così il Pontormo affrontò su incarico di Lodovico Capponi, la cappella in Santa Felicita tra il 1526 e il 1529, la tavola con la «Deposizione» e l’affresco dell’«Annunciazione» , e insieme ad Agnolo Bronzino, suo allievo, i tondi con gli Evangelisti,questi ultimi purtroppo nascosti alla vista da interventi successivi. Ma è grazie a Kate e John Dyson che ora è di nuovo possibile godere della sua bellezza.

I Dyson membri di “Friends of Florence”, l’attentissima associazione no profit guidata da Simonetta Brandolini d’Adda ha permesso ancora una volta la rinascita di un capolavoro che, cosa rara, oggi vediamo così come fu concepito, all’interno di Santa Felicita. Al di là del recupero , di per sé eccezionale, la Fondazione non fa che accrescere la propria consapevolezza, valida anche per tutti coloro che prendono a progetti di simile portata, perché “immancabilmente il restauro restituisce parti della storia del manufatto che non si conoscevano” sottolinea La Presidente.

Come in questo il caso: l’intervento alla cappella è infatti stato totale e ha interessato tutte le opere presenti al suo interno, dalle lapidi ai manufatti lignei, dalle superfici murarie decorate alle parti ad affresco ed è emersa la cupola del Brunelleschi per la famiglia Barbadori, il famoso studio di cui parla il Vasari per il Duomo, e che subì in realtà un’offesa perché fu scorciata di 40 cm per volere di Pietro Leopoldo. Il Granduca, emulo a quanto pare di Filippo II, fece edificare infatti un coretto, accessibile dal corridoio vasariano, per assistere alle funzioni religiose senza uscire da “casa”.

Solo nel 1525 passò alla famiglia Capponi e Lodovico, nel 1526, incarica Jacopo Carucci detto ‘il Pontormo’, una delle figure più innovative e anticonformiste della prima metà del Cinquecento, di eseguire l’intera decorazione pittorica. L’artista, nascosto alla vista di tutti, compresi i Capponi, impiegò tre anni, fino al 1528, per completare l’incarico.

Come accennato gli affreschi del Pontormo, i quattro Padri della chiesa e il Padre Eterno (e di cui esistono anche i disegni preparatori al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi), sono stati occultati successivamente e potrebbe essere ancora traccia al di sopra di struttura che dovrebbe smantellata. Di qui la scelta consapevole di indirizzare il restauro in maniera da salvare l’esistente. La geniale architettura brunelleschiana emerge grazie a due colonne (e mezzo) in pietra serena, nelle quali il restauro ha rivelato tracce di doratura originale.

È stata invece recuperata la calotta decorata da Domenico Stagi (1766-70), poi imbiancata nel Novecento, col presente restauro torna a essere visibile.

Le vicende subite dalla Cappella sono state molteplici come abbiamo visto, e non tutte felici, ma è innegabile che oggi grazie alla generosa donazione di Kate e John Dyson è stato restituito parte del patrimonio fiorentino riconosciuto come tale a Firenze e all’Umanità, che la Fondazione Palazzo ha dotato di una nuova illuminazione. Dopo il Vaso François grazie ai coniugi Winchester un’altra magnifica perla si aggiunge cosi alla Collana di Friends of Florence. Ed è ormai imminente la prossima!

Orari di apertura della Chiesa: dal Lunedì al Sabato. Mattina: dalle 9,30 alle 12,30. Pomeriggio: dalle 15,30 alle 17,00. Visite guidate su Chiesa, Sagrestia e Sala del Capitolo. Venerdì e Sabato. Dalle 15,30 alle 17.00

 

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