Brazilian Jiu Jitsu: la nostra intervista al maestro Gianfranco Delli Paoli

Brazilian Jiu Jitsu: la nostra intervista al maestro Gianfranco Delli Paoli

Nato in Brasile intorno ai primi anni del secolo grazie all’arrivo in Sud America del maestro Maeda, oggi il Brazilian Jiu Jitsu (BJJ) è un arte marziale praticata in tante palestre italiane.

Abbiamo il piacere di scambiare due chiacchiere con Gianfranco Delli Paoli, maestro ed insegnante nella palestra Pro Fighting di Roma.

Ciao Gianfranco e grazie da subito per il tempo dedicatoci, partiamo con una domanda che si fanno in tanti: cosa differenzia il Brazilian Jiu Jitsu da quello giapponese?

Sintetizzando si può dire che il ju jitsu giapponese è diviso in un miriade di scuole diverse ognuna legata alla propria tradizione mentre il bjj è una scuola in continua evoluzione arrivata dal Giappone in Brasile nei primi anni del secolo scorso. Il brazilian Jiu Jitsu si è adattato alla mentalità brasiliana e si è diffuso principalmente come uno stile di difesa personale che si è fatto conoscere attraverso i primi tornei di vale tudo fornendo la base della moderna MMA.

Hai avuto modo di allenarti in Brasile, deve essere stata una bella esperienza, come ha arricchito il tuo bagaglio personale?

In brasile puoi imparare tanto anche perchè trovi tantissime scuole dove gli insegnanti sono tutti molto preparati, consiglio a chi vi si reca per allenarsi di arrivarci con una buona preparazione fisica dati gli allenamenti sempre intensi e il clima torrido. Consiglio soprattutto di non soffermarsi ad una visita alle scuole più famose ma anche a quelle con tradizione storica e ora meno rinomate tanto il livello è altissimo ovunque.

Ogni sport ha le sue difficoltà ed i suoi processi graduali di crescita, per il BJJ quali sono i primi scogli si incontrano?

Innanzitutto non è una disciplina facile, se lo fosse avremmo una miriade di praticanti ad affollare i corsi. E’ consigliabile seguire un istruttore con un c.v. agonistico dato che molti allievi dopo qualche anno si rivelano propensi alla competizione agonistica e chi non ha mai fatto gare di certo non può pretendere di preparare gli alunni per i tornei. Consiglio a coloro che si avvicinano per la prima volta alla disciplina di non demordere davanti alla difficolta di comprendere un arte non proprio semplice e imparare dai compagni di allenamento più anziani. Questo passaggio per tutti rappresenta la sfida più grande.

Consiglio il bjj a tutti coloro che vogliono imparare un arte marziale che fonde tradizione e modernismo, un arte nella quale non c’è limite di età per imparare e nella quale ogni giorno si vedono e si dimostrano su se stessi i progressi effettuati.

Team “Rolling BJJ”, come è nata l’idea e come si sviluppa?

Il team “Rolling” nasce da una idea recente di riunire diverse scuole italiane sotto una unica sigla, con una apertura di collaborazione verso altri team. L’idea che mi ci ha fatto avvicinare è la totale autonomia delle scuole e della eliminazione di tanti obblighi a cui sono soggetti studenti in altre realtà.

Avete eventi in programma?

Partecipiamo a tutti gli eventi della Uijj e della IBJJF inoltre teniamo corsi di aggiornamento almeno 3-4 volte all’anno. Il team si riunisce una volta all’anno in estate a Cesenatico per un raduno, grande occasione di scambio tecnico.

Diamo uno sguardo al panorama generale del BJJ: al momento chi è secondo te l’atleta più completo?

Dire completo bisogna capire cosa significa, cito le parole di un mio amico che afferma che il bjj è un vestito che ognuno si cuce addosso su misura, se poi intendi come atleta basta guardare i ranking UIJJ, costantemente aggiornati.

Domanda di rito: il tuo ricordo più bello legato al BJJ.

La vittoria al campionato Europeo di Lisbona che avvenne la prima volta che vi partecipai nel 2006. Riuscii a vincere la categoria e nell’assoluto presi un argento dopo aver disputato un lotta durissima contro un bravo avversario. Inoltre, sempre nei più bei ricordi, ci sono gli estenuanti allenamenti fatti a Rio con i veri mostri sacri di questa disciplina insieme al nostro legionario, diventato in seguito la leggenda italiana delle MMA.

Ultima domanda, solitamente si chiede a chi consiglieresti il BJJ invece la domanda in questo caso è: a chi sconsiglieresti di praticare quest’arte?

Lo sconsiglio a coloro che che hanno poca pazienza in quanto, essendo una disciplina molto vicina al reale combattimento, richiede molto allenamento e tanta ripetizione tecnica, di conseguenza necessita di molto tempo per essere compresa per potere essere applicata in uno sparring agonistico. Non è adatto a chi cerca cinture facili o attestati da mostrare agli amici; il bjj è fatica e sudore, ma proprio per questo può portare a dare anche tante soddisfazioni.

 

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook