Gattopardismo politico: lo show del “tale e quale”

Gattopardismo politico: lo show del “tale e quale”
(fonte immagine: emitrov.clab.it)

Dunque… volevamo salutare l’anno con qualche conclusione. Ma di cose ne abbiamo dette tante che s’è perso il filo. A che punto eravamo rimasti? Perché, c’era forse un punto? Piuttosto una serie di virgole e tanti punti interrogativi.

Italiani ormai esperti in clonazioni, le pecorelle del Renzi-bis ci sfilano davanti agli occhi col rallenty. Ed ecco, ci è d’obbligo un fermo immagine sulla “Dolly” del momento, la bella fra le belle Maria Elena Boschi, la quale – come arcinoto – dichiarò la sua ferma convinzione di dimettersi qualora avesse vinto il NO.

Quelle cinture di castità

Il pianto dirotto che seguì la disfatta del suo Mentore fu come quello di una castellana disperata per il consorte guerriero partito per le Crociate. Senonché, il Crociato dimenticò di cingerle i lombi con la classica “cintura di castità”. E non si sa se fu un’omissione voluta, poiché delle belle sorprese risarcitorie attendevano la dolce domina del maniero. Così il deus ex machina, alias Matteo Renzi, fedele al “Paganini non si ripete” , ha rassegnato alfine le sue dimissioni dando fumo negli occhi con un ben orchestrato politically correct, mentre la signora del castello viene nominata nientepopodimenoché Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con le benedizioni del suo Mentore.

Impossibile mordersi i gomiti e poco igienico lasciarsi andare allo sproloquio. Ma perfetta interprete del mal di pancia popolare è apparsa l’agguerrita Giorgia Meloni nel suo (diciamolo con tutta obiettività al di là delle appartenenze) magistrale discorso in sede di “fiducia”, che nessuno dei tiepidi e prudenti parlamentari è stato capace di pronunciare: un discorso da “manuale”, senza pause e tentennamenti, che ha lasciato il nuovo Premier visibilmente smarrito da quello tsunami, tanto da consumare – a testa bassa- le sue scartoffie a furia di consultarle durante la lunga tirata della neo mamma, leader Fdl.

Reazioni del genere se le aspettava, Paolo Gentiloni, gentile di nome e di fatto, dalle antiche radici gentilizie marchigiane. Una persona mite, un gentil Conte, una speculare immagine con il mite e monocorde Presidente della Repubblica, nella foto vis-à-vis circolata su tutti i giornali. Renzi non poteva rappresentare apertamente il governo bis, doveva ritirarsi a Pontassieve e poi ricomparire a tempo debito: strategica operazione di ricucitura del “velo” virginale prima delle nozze. Non si sa cosa si dissero a tu per tu con Mattarella. Bisognerebbe chiederlo ad Alessandra Sardoni, solerte analista di La7, alla quale, col suo fine orecchio di Dionisio, nulla sfugge di quanto avviene nelle segrete stanze.

Chi manca al nostro appello? Tutti gli altri ministri ri-catapultati sugli scranni, in realtà visibilmente abbacchiati e stanchi per le notti in bianco a ponzare sui rimedi utili a rifarsi la faccia dei passati errori. Tra questi brilla la nuova impalmata Valeria Fedeli, già Vice Presidente del Senato ed ora Ministra dell’Istruzione. Chioma fiammante di stile sessantottino, testa pragmatica da ex sindacalista, avara di sorrisi nei salotti della tv, anche lei – vedi caso – immemore della promessa di dimettersi con la sconfitta di Renzi. Ma certe occasioni non bisogna lasciarsele scappar di mano, veh?

Viene il dubbio che, nottetempo, giri per Montecitorio “u’ Monaciello”, lo spiritello dispettoso caro alle tradizioni meridionali e ricordato da Carlo Levi nel libro “Cristo si è fermato ad Eboli”, il quale si diverte a spargere di Superattack i sedili del Semicerchio.

Per ora punto. Le virgole ce le mettano loro, tanto fra poco ci toglieranno anche le penne, lasciandoci alle urne solo le false matite copiative.

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