Anghela senza Matteo: un NO che congela anche certi sodalizi?

Anghela senza Matteo: un NO che congela anche certi sodalizi?
Renzi-Merkel-Hollande (fonte immagine: napolimilionaria.it)

Vivi, siam vivi. Lo  Stivale non si è rivoltato sul suo asse geografico puntando il tacco verso nord e la catena alpina sul Mediterraneo.  La metafora  “ del calcio  respingente” appare adeguata alla situazione che, con  la vittoria del No, potrebbe in qualche modo scompaginare, oltre ai fatti di casa nostra, anche l’assetto di certi vincoli che ci legano  al disegno europeistico.

Fedeli  al nostro cliché di colore e in attesa delle consultazioni che aprono la crisi di governo, diamo un’occhiata oltre i nostri confini. Abbiamo visto come la Merkel  ha avuto espressioni di sincero rammarico  per le dimissioni  del suo Matteo,  memore dei bei tempi in cui il giovane italiano, istrionico affabulatore,  la faceva divertire un mondo con i suoi ammiccamenti cortigianipropri del fascino latino.  Poi, Matteo ha cambiato faccia,  ha cominciato a puntare i piedi,  consapevole di dover usare una diversa politica  per attirare le simpatie popolari. Ma dedicarsi esclusivamente ad una lunga  ed instancabile campagna  referendaria,  trascurando  i problemi interni del partito e quelli vivi del Paese, si è rivelata  per lui una pietra d’inciampo  che poteva evitarsi soltanto se avesse avuto intorno a sé dei buoni consiglieri… che non c’erano, buoni soltanto a compiacerlo nel copia e incolla delle sue ambizioni.

Da parte sua, l’establishment  teutonico  rimane impassibile alla  ‘ferale’ notizia  proveniente dalle nostre sponde, facendo sapere che l’Eurozona  “gode di ottima salute ” e tenendo aperte le porte all’Italia  con l’esplicito invito a proseguire il cammino delle riforme, con o senza Renzi.  D’altra parte il nostro Paese – vale sottolinearlo – riveste una peculiare  posizione geografica  che lo rende  imprescindibile interlocutore a livello economico, ponte d’accesso ai flussi turistici che contribuiscono alla crescita del Pil e, oltre e soprattutto,  di snodo dei flussi migratori, questione  vitale  che  non vede  purtroppo compatte le diverse anime  del gruppo Eu.  Una brexit anche dell’Italia significherebbe un ulteriore rallentamento burocratico di tali intese, già da tempo disgregate.

La situazione dell’Europa appare infatti  abbastanza complessa.  La Merkel,  alla quale va riconosciuta una indubbia statura politica,  dopo alcuni tentennamenti  con  il  “lascio… non lascio”  alla Nanni Moretti,  intende riproporsi alle prossime elezioni con idee nuove e la volontà di intrecciare rapporti costruttivi  al di là delle colonne d’Ercole (conditio sine qua non), con l’entrata in scena dell’ineffabile Trump  e il conseguente cambio delle pedine sullo scacchiere internazionale.  Cara Anghela,  “qui si parrà la tua nobilitate”.

In Francia, Hollande dovrà presto lasciare la presidenza per una non altrettanto felice esperienza politica, con la destra di Marine Le Pen che bussa alle porte della Presidenza della  “Marianna” e    il leghista Salvini che le strizza l’occhio. Unico conforto  dei leader  Ue è l’Austria,  con l’elezione  del nuovo presidente Alexander van der  Bellen,  attempato e convinto europeista.  Una bella commistione.

Letterina aperta a Matteo Renzi in fase di “congelamento”

Viene subito in mente Renzi coi cubetti di  ghiaccio in testa e l’acqua che gli cola sul viso formando delle stalattiti…  Una sorta di legge del contrappasso che va a spegnere i suoi ardori politici, un limbo di  attesa  se accettare o no un eventuale reincarico?

Non credevo che mi odiassero tanto”, è stato il suo sfogo nel  discorso di commiato  di inaspettata  sobrietà espressiva, ma nel chiaro intento  comunicativo di creare un certo pathos in tutti coloro che hanno voluto la sua testa.

Nessuno ti odia, caro Matteo.  Anzi, per certi versi ci eri e ci sei simpatico,  lo “speedy Gonzales” della politica ( se per avventura talvolta ci avessi letto), colui che non ama cullarsi sugli indugi troppo soporiferi, colui nel quale gli italiani avevano creduto – in barba alle tue ambiziose irruzioni  sul campo – di trovare una svolta, un cambiamento vero, un vero sfrondamento dei rami  secchi.

Avevamo anche accettato  quella tua  irregolare spregiudicatezza non sapendo che  ad essere “sereni”  saremmo stati specialmente  noi cittadini  italiani,  che non abbiamo apprezzato le politiche  sul lavoro adottate dal tuo esecutivo,  rivelatesi insufficienti a creare stabilità e fiducia nel futuro dei nostri  figli.  Forse è stato un No punitivo verso quei numerosi ‘selfie’ (perdona la franchezza),  preoccupato soltanto di apparire bello tra i belli del mondo.  Ma, ad essere obiettivi,  chi di noi non farebbe la ruota gomito a gomito con tutti i potenti del globo?

Hai poi pensato di rinculare in extremis, trovandoti tra l’incudine e il martello, tra la necessità di fare cose di sinistra che ormai non erano più nel dna del tuo partito,  dall’altra parte le istanze spesso disperate di una grande fetta dell’Italia che brancola nel buio e,  sull’altro fronte, i diktat dell’Europa.  D’altronde i tuoi giovani quarant’anni scusano dei fisiologici errori, come è facile in campo politico e umano.  E tu –  ti abbiamo  ascoltato bene – hai la stoffa del politico, fors’anche di un  ottimo politico  in anni più maturi  quando saprai temperare  quella spiccata propensione per  le frasi ad effetto, quella grande capacità  di saper rigirare le frittate nella padella, un esercizio cui nessun politico, proprio nessuno, si sottrae. Sarebbe perciò un peccato che ti mettessi in pantofole, poiché c’è ancora tanto da fare per compiere il giro dei tuoi  giorni.  Di sicuro avrai già in mente le opportune  strategie per “scongelare” l’attuale situazione.  Sarà  quindi un ciao, un addio, un arrivederci?

Perdonaci l’ironia che – l’avrai capito – non vuole che essere  di stimolo costruttivo.  Ora, in vista del Natale, lontano da sussurri e grida… casa dolce casa.. sarà un  momento di benefica  riflessione insieme alla famiglia. E non dimenticare gli auguri alla Merkel!

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