Android a chi? A Normal Lost Phone

Android a chi? A Normal Lost Phone

Android a chi?

Siamo già al terzo appuntamento con la rubrica dedicata a quei videogiochi per Android che meritano attenzione, perché non è vero che ci sono soltanto giochini da quattro soldi, ma anche titoli più complessi e divertenti. Oggi vi parleremo di A Normal Lost Phone, una storia prima ancora che un gioco. Una storia viscerale, intricata, ma che non sarà la vostra, perché voi sarete dei semplici spettatori.

A Normal Lost Phone. Un semplice telefono perduto

Un tempo non c’erano gli smartphone, ma i telefoni, perché l’unica funzione era quella di chiamare una persona distante, di telefonare appunto. Non c’erano le nanosim, ma delle schede grandi quanto una tessera sanitaria.

Le antenne andavano alzate per ricevere più campo, non c’erano giochi e l’arrivo degli sms aveva il sapore del futuro. Non parliamo del paleolitico ma di circa 20 anni fa, pochi se si pensa allo sviluppo tecnologico che ci ha travolto in questo campo.

Oggi lo smartphone, prima ancora che chiamare, fa altre cose, ma soprattutto contiene tantissime informazioni personali, alcune fin troppo personali. Non ci riferiamo soltanto alle foto, ma a messaggi, appuntamenti su un calendario, l’accesso automatico al social network, che apre a sua volta ad un altro mondo. Sì, è vero, per molti di noi la vita non è così interessante, non ci sono grandi segreti, ma qualcuno in una semplice chat di Facebook potrebbe nascondere la propria vita, la propria identità, una password fondamentale.

Ci preoccupiamo della privacy forse anche eccessivamente, ma non pensiamo minimamente a come difendere i nostri dispositivi da mani indiscrete. Se oggi vi cadesse il telefono e qualcuno lo raccogliesse, troverebbe password efficaci? Anche su una eventuale microsd? In A Normal Lost Phone vestiremo i panni del passante che trova per terra un telefono. Inizia qui la nostra storia.

Gli do un’occhiata, solo una.

Quello che vi troverete davanti è la Home di un comunissimo smartphone, con tutte le app, dal social network alla calcolatrice. Cosa fareste con un telefono non vostro? Lo restituireste al proprietario? Si, ma come? A volte basta chiamare un numero qualsiasi della rubrica sperando che sia un parente o un amico stretto, ma se il credito fosse finito?

Home Accidental Queens

Si potrebbe tornare a casa, fare accesso con la propria Wifi e lasciare un messaggio in qualche social network o inviare e-mail, certo, ma se queste applicazioni fossero protette da password? Qualsiasi siano le vostre intenzioni sarete quasi costretti ad esplorare da cima a fondo il telefono in cerca di indizi per scovare le password e qualche informazione sulla sua abitazione, il suo nome.

Il gioco ha una storyline ben precisa quindi non aspettatevi finali aperti in cui saranno le vostre scelte a modificarla, e a volte ci sono suggerimenti che gli sviluppatori hanno sparso qui e lì per rendere l’investigazione più semplice. Abbiamo soltanto detto più semplice e non semplice, perché in alcuni casi sarà davvero difficile capire come andare avanti.

La prima cosa che faremo sarà sicuramente cercare le app senza protezione e troveremo subito quella degli SMS e già dalla prima conversazione si legge che il malcapitato è scomparso, proprio il giorno del suo diciottesimo compleanno. Sono tutti preoccupati. Cosa sarà successo? Più di questo non possiamo dirvi, perché il gioco si basa unicamente sulla progressiva scoperta della sua identità, qualsiasi sia il nostro scopo, se farci gli affari suoi, o semplicemente capire chi sia il proprietario per riportare il telefono a casa. Dovremo tuffarci nella sua vita che, nonostante le password (che troverete andando avanti), inizierà a delinearsi progressivamente, con alcuni colpi di scena davvero ben fatti.

Quanto è importante la trama?

Sembra piuttosto chiaro che la trama sia fondamentale in un gioco in cui avrete davanti soltanto le applicazioni di un telefono ed il compito di scoprire l’identità del proprietario. Però è proprio qui che, in un certo senso, è carente. Sarà molto difficile per noi farvi capire cosa intendiamo, perché chiaramente non vogliamo e non possiamo fare in alcun modo alcun accenno a ciò che accade: il rischio di compromettere la storyline è altissimo.

Vi diciamo soltanto che non è il massimo dell’originalità, ma ciò non significa che non abbia colpi di scena. In alcuni punti sentiremo proprio la curiosità di andare avanti, in altri ci fermeremo a riflettere sulle nostre azioni, sulla sua vita, sulle difficoltà che ha attraversato. Forse è un termine improprio, ma credo sia l’unico efficace in questa sede: empatia. In questo caso il gioco va oltre sé stesso, si avvicina ad una letteratura interattiva, e sarà inevitabile sentire qualcosa, avvertire qualche emozione che lascia il posto a pensieri profondi.

I temi che incontreremo sono spesso trattati con un linguaggio duro, offensivo e la traduzione in italiano, davvero ben fatta, riesce a farci calare ancora di più nella sua vita personalissima. Una nota positiva è la capacità che ha la storyline di informarci su questi temi che si sentono nella vita quotidiana, ma che non tocchiamo spesso con mano.

È il segno della professionalità del team che ha studiato accuratamente, come si suol dire, prima di aprir bocca. La conoscenza è il primo passo per superare l’ignoranza e le cattiverie che ci circondano e questo gioco, in maniera più o meno diretta, ci getta in un mondo che, per molti, è sconosciuto o toccato marginalmente.

Chiaramente il coinvolgimento, l’empatia appunto, dipende anche dalla nostra sensibilità, e quindi sarà facile leggere pareri diametralmente opposti sul gioco, ma tenete a mente quanto vi ho appena detto e prendete voi la vostra decisione se acquistarlo o meno.

Il prezzo è di 2,99 euro e, secondo noi, è un prezzo giusto da pagare, perché al termine del percorso, se avrete letto tutto con attenzione, con un pizzico di sensibilità, sicuramente vi sentirete più responsabili e consapevoli su alcuni aspetti della vita che non è più possibile rimandare.

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