Cronache alberghiere: i documenti di riconoscimento

Cronache alberghiere: i documenti di riconoscimento

I documenti di riconoscimento

Nel corso degli anni, lavorando come portiere d’albergo, mi è capitato di incontrare molte situazioni diverse, a volte divertenti e altre volte pericolose. Le difficoltà che si affrontano quasi quotidianamente sono  per lo più di carattere burocratico. Capita spesso di ricevere ospiti che, per non aver fatto un po’ di attenzione alla partenza da casa, rischiano di vedere il proprio soggiorno rovinato o, comunque sia, iniziano la vacanza con il piede sbagliato.

Per questo motivo ho pensato che sarebbe stato interessante scrivere qualche riga per fornire informazioni utili ai viaggiatori. Le soluzioni potrebbero risultare scontate ma, posso assicurarvelo, non sempre è così.

Un’ultima precisazione: l’articolo in questione tratta solo ed esclusivamente della legislazione italiana in materia turistica. Non saranno presi in considerazione confronti con l’estero.

Come sapete, gli alberghi sono degli esercizi pubblici e, pertanto, non possono rifiutare di ospitare un cliente pagante in qualsiasi caso, dato che non possono essere fatte discriminazioni sulla base dell’aspetto, della condizione in cui una persona si presenta, e su altre idee potenzialmente discriminatorie. C’è però un caso in cui l’albergatore può respingere una richiesta e cioè quando chi richiede la stanza non presenta un documento di riconoscimento valido per l’effettuazione del check-in.

Quando l’albergatore si oppone alla vendita della camera, si alzano subito proteste e lamentele da parte del cliente, senza però sapere che non si tratta di una presa di posizione o di un vezzo personale. L’albergo ha l’obbligo di legge di richiedere un documento di identità valido per poter effettuare la registrazione dei dati anagrafici, e il loro successivo invio alla questura competente sul territorio. Non importa che esista una prenotazione comprovata da e-mail o fax, la legge è la legge: senza documenti non si sale in camera. La responsabilità che ricadrebbe sull’impiegato, qualora decidesse di permettere a qualcuno di salire ai piani infrangendo le regole, sarebbe penale e non amministrativa.

La regola sembra semplice, chiara e concisa, eppure accade molto spesso che si presentino in hotel persone senza documenti o con documenti non validi. La situazione si complica ulteriormente quando, al banco del ricevimento, si presentano degli adulti con dei minori al seguito di cui non possiedono alcun documento.

In questo approfondimento vedremo cosa obbliga gli albergatori a seguire questa prassi così contestata, quali sono i documenti validi, chi lo afferma e in forza di cosa.

Il testo unico sulla pubblica sicurezza (TULPS)

Un testo unico è una raccolta di norme che regolano una determinata materia. In questo caso specifico la materia in questione è la pubblica sicurezza, cioè la tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza dei cittadini da parte degli enti statali e locali preposti. Il documento da noi preso in esame venne approvato dal parlamento del Regno d’Italia nel il 1931. Il periodo storico in questione, ed il tipo di documento di cui stiamo parlando, è esattamente quello che sembra: un metodo per rinforzare il controllo capillare del territorio da parte del Regime Fascista.

Dopo la caduta del Fascismo, ed il successivo avvento della Repubblica, il documento è stato ovviamente oggetto di svariati tagli e correzioni da parte della Corte Costituzionale e del Legislatore per poterne sfruttare le parti più utili e non anti-costituzionali.

Ancora oggi il TULPS regola molti aspetti della vita cittadina tra cui, per l’appunto, le attività di affittacamere e di pubblici servizi.

Ora che ne abbiamo analizzato la storia possiamo scendere nello specifico e, ricercando nel testo, arriviamo all’Art. 109 che così enuncia:

  1. 1. I gestori di esercizi alberghieri e di altre strutture ricettive, comprese quelle che forniscono alloggio in tende, roulotte, nonché i proprietari o gestori di case e di appartamenti per vacanze e gli affittacamere, […], possono dare alloggio esclusivamente a persone munite della carta d’identità o di altro documento idoneo ad attestarne l’identità secondo le norme vigenti.
  2. Per gli stranieri extracomunitari è sufficiente l’esibizione del passaporto o di altro documento che sia considerato ad esso equivalente in forza di accordi internazionali, purché munito della fotografia del titolare.

Il comma tre del suddetto articolo specifica quali operazioni deve eseguire l’albergatore dopo aver registrato i dati:

  1. 3. Entro le ventiquattr’ore successive all’arrivo, i soggetti di cui al comma 1 comunicano alle questure territorialmente competenti, avvalendosi di mezzi informatici o telematici o mediante fax, le generalità delle persone alloggiate, secondo modalità stabilite con decreto del Ministro dell’interno, sentito il Garante per la protezione dei dati personali.

Con il D.M. 7.1.2013 “Disposizioni concernenti la comunicazione alle autorità di pubblica sicurezza dell’arrivo di persone alloggiate in strutture ricettive”, lo Stato italiano sottolinea ulteriormente l’importanza di quest’ultimo passaggio. Difatti l’art 1 del Decreto recita:

“Le generalita’ delle  persone  alloggiate  presso  le  strutture ricettive di cui all’art. 109 del Testo Unico delle leggi di Pubblica Sicurezza approvato con regio decreto  18 giugno  1931,  n.  773,  e successive modificazioni, vengono trasmesse a cura dei gestori  delle stesse strutture, entro 24 ore successive  all’arrivo  delle  persone alloggiate, e comunque all’arrivo stesso per soggiorni inferiori alle 24  ore,  alle  questure  territorialmente  competenti”

Ecco quindi svelati i motivi, o meglio, le norme per cui bisogna presentare il proprio documento di riconoscimento al check-in. L’impiegato non è altri che un esecutore materiale di quanto disciplinato in tali disposizioni. La funzione in oggetto ha poi anche un lato puramente pratico: l’albergatore può monitorare costantemente chi accede ai piani potendo così tutelare la sicurezza degli ospiti, rispettando in questo modo un altro dei suoi doveri fondamentali.

I documenti di riconoscimento validi

Ora che sappiamo perché bisogna fornire un documento al check-in, la nostra attenzione si sposta su una domanda altrettanto fondamentale: quali sono i documenti di riconoscimento validi?

Innanzi tutto la madre di tutti i documenti è indubbiamente la Carta d’identità. Su questo non ci piove; in essa sono infatti contenuti tutti i dati più importanti della persona correlati della foto tessera. Qualora mancasse la carta di identità non bisogna disperarsi: il comma 2 del DPR 445/2000 specifica quali sono i documenti di pari valore:

Sono equipollenti alla carta di identità il passaporto, la patente di guida, la patente nautica, il libretto di pensione, il patentino di abilitazione alla conduzione di impianti termici, il porto d’armi, le tessere di riconoscimento, purché munite di fotografia e di timbro o di altra segnatura equivalente, rilasciate da un’amministrazione dello Stato.

Tra i documenti elencati nell’elenco non sono presenti il codice fiscale e le tessere di appartenenza ai vari ordini. Il primo perché non è correlato di fotografia; il secondo perché, a differenza delle ultime parole del suddetto comma, non è rilasciato da “un’amministrazione dello Stato.”

Non bisogna quindi stupirsi nel caso in cui, al momento del check-in, queste tessere vengono rifiutate. Tutti i partecipanti di un soggiorno in albergo devono presentare un documento valido a testa. Un’eccezione viene fatta in caso di gruppi organizzati in quanto l’hotel riceve una Rooming List contenente i dati degli ospiti e accompagnata, all’arrivo, dai documenti del capogruppo e dell’autista.

I minori al seguito

Pochi genitori sanno che cinque anni fa, nel 2011, è stata emanata la legge n° 106 che consente di richiedere la carta d’identità per i propri figli già dalla nascita. Questo per rendere più sicura la circolazione dei minori tra l’Italia e l’estero.

Il documento oggetto di modifiche e revisione da parte della legge è stato il TULPS, lo stesso documento da cui siamo partiti all’inizio di questo articolo.

All’articolo 3, dove viene enunciato che il sindaco “è tenuto a rilasciare alle persone aventi nel comune la loro residenza o la loro dimora una carta d’identità […]” , è stato aggiunta il periodo seguente:

“[…] Per i minori di età inferiore a tre anni, la validità della carta d’identità è di tre anni; per i minori di età compresa fra tre e diciotto anni, la validità è di cinque anni.

Inoltre, sempre all’articolo 3, viene aggiunto:

  1. c) dopo il quarto comma è inserito il seguente:
    “Per i minori di età inferiore agli anni quattordici, l’uso della carta d’identità ai fini dell’espatrio è subordinato alla condizione che viaggino in compagnia di uno dei genitori o di chi ne fa le veci, o che venga menzionato in una dichiarazione rilasciata da chi può dare l’assenso o l’autorizzazione, convalidata dalla questura, o dalle autorità consolari in caso di rilascio all’estero, il nome della persona, dell’ente o della compagnia di trasporto a cui i minori medesimi sono affidati.

Per quanto riguarda il viaggio in Italia non viene specificato nulla, cosa che sottolinea una lacuna da parte del legislatore. In albergo, molte famiglie si presentano senza i documenti dei minori mettendo in difficoltà gli impiegati di turno. La prassi che domina, per forza di cose, è quella di accettare i documenti dei genitori e i codici fiscali dei minori, nonostante sia in contrasto con quanto detto prima. Questo perché non c’è altra possibilità. Tra i portieri d’albergo le posizioni in merito sono principalmente due: una parte sostiene  che la propria responsabilità a riguardo decada nel momento in cui vengono inviati i dati alla questura; l’altra, invece, si oppone all’affitto della stanza. Trovare un punto d’incontro sulla questione, quando non c’è una norma specifica che la regolamenta, è quasi impossibile. Proprio per questo il mio consiglio finale si rivolge ai genitori. La convinzione che non siano necessari i documenti dei figli al seguito non è solo erronea, ma anche rischiosa per i bambini stessi dato non se ne può attestare la reale identità. Qualche ora spesa in fila all’anagrafe, quindi, può tutelare i minori e perché no…anche le vacanze!

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  • Marco Erbetta

    Buonasera, vorrei fare una domanda su un caso un po’ “particolare”: come ci si comporta nel caso di una visita da parte di amici di clienti alloggiati? Sono tenuto o meno a chiedere un documento d’identità? Tenendo conto del fatto che gli amici non sono alloggiati, è lecito o meno richiederlo? La legge dice qualcosa al riguardo? Grazie