L’America che verrà

L’America che verrà

 

In qualsiasi angolo del globo il cambio di esecutivo è seguito da conseguenti variazioni politiche, con le nuove decisioni che, influenzate dalle idee ed ideologie del neoeletto, vanno a ridisegnare gli obbiettivi del paese. Le differenze in numerosi ambienti chiave della politica Americana tra il presidente uscente Barack Obama e il neoeletto Donald Trump però, rischiano di essere tra le più marcate nella storia della potenza d’oltreoceano.

La campagna elettorale recentemente conclusasi in America con la vittoria di Donald Trump ha sottolineato di fatto come l’agenda ultraconservatrice del presidente in pectore sia distante anni luce da quella progressista del suo predecessore. Dall’accesso alla sanità fino ai diritti sull’aborto per le donne, infatti, i due presentano posizioni agli antipodi che con il cambio di guardia atteso per il 20 gennaio — il neopresidente potrà contare su Camera e Senato a maggioranza Repubblicana — potrebbero rivoluzionare la politica americana.

Accesso alla Sanità

L’obbiettivo di ridurre il numero di persone senza assicurazione sanitaria e garantire maggior equità nel trattamento dei pazienti era stato uno dei cavalli di battaglia nella corsa alla presidenza di Barack Obama nel 2008, con tale riforma che divenne comunemente conosciuta come ‘Obamacare’. Durante la sua campagna elettorale, invece, Donald Trump ha più volte ribadito di voler abrogare la legge sin dal primo giorno del suo mandato, con tale manovra che secondo l’Urban Institute andrebbe a privare quasi 30 milioni di americani della propria assicurazione sanitaria.

Le elezioni di metà mandato del 2018, in cui gli elettori saranno chiamati a rinnovare la Camera ed un terzo del Senato, però, potrebbero agire come deterrente sull’establishment Repubblicano, conscio del fatto che l’impopolarità di tale decisione potrebbe fargli perdere la maggioranza in almeno una delle due camere. Se così non fosse, milioni di americani che avevano ottenuto la prima assicurazione sanitaria grazie ad Obama potrebbero trovarsi di nuovo sprovvisti di copertura medica.

Accesso all’aborto

Considerati i proclami fatti da Trump durante la campagna elettorale non è un’esagerazione dire che il diritto all’aborto non è mai stato così a rischio negli Stati Uniti come lo è ora. Già molti governatori Repubblicani hanno provveduto a rendere più complesso l’accesso all’aborto nei propri stati e la paura degli attivisti ‘pro-choice’ è che con il neopresidente la corte costituzionale possa ribaltare la sentenza del caso Roe v Wade, rendendo l’aborto illegale a livello federale.

Tale decisione andrebbe a colpire i ceti più deboli con le donne di colore e con minori possibilità economiche che troverebbero ancora più difficile l’accesso a cliniche specializzate, con il rischio di un aumento degli aborti clandestini.

Politica Energetica

Nell’ambito della politica energetica gli obbiettivi del neopresidente non potrebbero essere più chiari. Come ha più volte sostenuto durante la campagna elettorale, Trump spingerà per incrementare la produzione domestica di petrolio e carbone, con la seconda industria che nell’ultimo decennio ha subito un costante declino, portando milioni di americani a perdere il proprio lavoro in miniera. Per fare ciò il presidente in pectore cercherà di indebolire le regolamentazioni ambientali, aprire alle trivellazioni su solo pubblico e ridurre gli incentivi per le energie rinnovabili. A far sperare gli ambientalisti però è la consapevolezza che i mercati da un po’ di anni hanno ormai significativamente ridotto gli investimenti sull’energia fossile, quindi, a meno di ingenti incentivi e sussidi da parte del governo, la progressiva chiusura di miniere di carbone dovrebbe continuare il suo corso. La speranza è dunque quella di vedere le energie rinnovabili continuare a crescere — nonostante ciò potrebbe avvenire con minor celerità — anche sotto il governo Trump.

La campagna elettorale di Donald Trump è stata caratterizzata da un durissimo antagonismo dialettico nei confronti delle decisioni del suo predecessore democratico. Bisognerà ora vedere se le vementi critiche rivolte a Barack Obama fossero però solo uno strumento per attirare gli elettori disillusi dai due mandati dell’ex senatore dell’Illinois o se veramente il presidente in pectore abbia intenzione di tornare indietro su quelle che sono state le pietre miliari della presidenza del primo uomo di colore negli Stati Uniti. In tal caso, dal punto di vista della politica interna, l’America potrebbe cambiare drasticamente nell’appena iniziato 2017.

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