Il percorso di quattro amici legati da un profondo senso di fede tra Bologna e Lourdes
Personalmente faccio una premessa, ascoltarli mentre ti narrano la loro avventura, ne vieni coinvolto, attratto da un profondo senso comune, quello della fede, il continuare a credere nel percorso spirituale che ognuno di noi intraprende, portando nel corso del tempo, solo un proprio miglioramento della condizione umana.
Il ciclismo e la fede sono le più grandi particolarità che accomunano questi quattro amici, un team ciclistico composto da numerosi membri ed in particolare Giuseppe Guidotti, Guido Franchini, Mauro Totti e non ultimo d’importanza Gabriele Giannasi.
Nella famiglia Guidotti la passione del ciclismo è di casa, il figlio Roberto è il Presidente proprio della squadra “ Nuovo Parco dei Ciliegi Team” di Bologna dove i quattro amici, a livello dilettantistico, si cimentano tra Dolomiti e Pirenei, proprio nel ristorante fa bella mostra una bicicletta appartenuta a Fausto Coppi e tra i cimeli, fa effetto la foto che immortala il viaggio a Lourdes, intrapreso dai quattro, un viaggio ricco di fede e testimonianza, dove il senso comune cristiano, si è rivelato il coefficiente in più nel superamento degli ostacoli quotidiani.
Abbiamo sottoposto alcune domande per far emergere ancora di più i loro caratteri, non che ce ne sia bisogno, visto l’enorme quantità di persone che ne apprezzano le loro qualità ma, ai nostri lettori, ci piace segnalare che un tale senso di fede, può portare solo benefici a chi è generoso nel dispensarli.
D.: Da ciò che abbiamo letto a vostro riguardo dimostrate di essere dei grandi uomini di fede, cosa vi sentite di dire alle nuove generazioni, portate più alla ricerca della bellezza materialistica quanto alla ricerca dello spirito?
R.: Totti - In tutta sincerità per esperienze vissute, mi sento di dire alle nuove generazioni, che legarsi a cose materiali, come purtroppo oggi è la tendenza dei giovani, è sempre un qualche cosa che ha una durata limitata, cosa che invece non è verso la fede, dove in sostanza per chi crede, è un aiuto quotidiano e ti da sempre la forza di lottare e di proseguire anche nelle avversità quotidiane. -
D.: Per voi cosa vuol dire la parola fede?
R.: Guidotti - La parola fede è il mio pane quotidiano, ogni giorno attingo per vivere serenamente, per portare avanti tutto quello che a me più piace, poi la mia vita è indirizzata su questa strada, sulla strada della fede. -
D.: Il mondo sembra prendere varie direzioni, quanto conta avere fede?
R.: Franchini - Per me avere fede è fondamentale, per finalizzare anche la nostra vita, senza fede mi riesce quasi impossibile capire la vita stessa, poi è chiaro che la fede secondo me va alimentata, uno dei problemi di oggi è enfatizzare le cose materiali, invece l'esigenza dell'uomo, è quella di cercare di visualizzare in Dio la sua ricerca. -
D.: Ci piace sottolineare la lodevole iniziativa che Lei Signor Guidotti, il 6 marzo proporrà nel suo ristorante, la presentazione del libro di Michele Cénnamo e Franco Vaudo su Bernadette e Lourdes, da dove nasce una tale iniziativa?
R.: Guidotti - La possibilità di presentare questo libro "Bernadette e Lourdes" nel nostro locale insieme al mio socio Nicola Pancaldi, è stata un'emozione grandissima, mai potevamo pensare di presentare un libro di una tale importanza, con la presenza degli autori, da qui ho chiesto subito la collaborazione dei miei due colleghi (Totti e Franchini), per poter vedere cosa potevamo fare in modo di renderla più bella possibile, estenderla ai nostri clienti e alle nostre parrocchie. -
D.: Signor Guidotti Lei ha costituito il gruppo ciclistico "Ristorante Pizzeria Nuovo Parco dei Ciliegi", dal 2005 ad oggi avete partecipato a molte gare, quale secondo lei è stata la più difficoltosa?
R.: Guidotti - Direi che la più bella e la più difficoltosa è stata la maratona delle Dolomiti, lo scenario è incantevole, finita la maratona ho ritenuto di sentirmi pronto per il viaggio a Lourdes. -
D.: Lo sforzo di aver compiuto un percorso fino a Lourdes, è una tale fase di arricchimento personale ed interiore che spiritualmente cosa lascia?
R.: Franchini - Una miniera di forza interiore, che quotidianamente ti aiuta ad affrontare la mondanità della vita e a vedere che il tuo bicchiere è sempre mezzo pieno. -
D.: Signor Guidotti il suo team ciclistico è cresciuto nel tempo, i quattro amici al bar sembrano essere diventati una piccola comunità, quanto è importante saper amalgamare spirito sportivo e spirito di fede, per ottenere grandi risultati da una tale convivenza?
R.: Guidotti - Diciamo che tra spirito di fede e spirito sportivo, in bici si fa molta più fatica, chi riesce a convivere con entrambe, ha una grande soddisfazione, siamo riusciti a creare questo team partendo proprio da quattro amici, abbiamo saputo infondere, rispetto, educazione e una grandissima serenità anche nei nostri giovani, anche perchè non dimentichiamoci, che il nostro andare in bicicletta, è una sano e puro divertimento. -
D.: Anche chi non dovesse essere un cattolico praticante?
R.: Guidotti - Ce ne sono tra di noi ma, con tutta tranquillità, accettano senza problemi il nostro comportamento, sembrano affascinati da un clima che si viene a creare e senza nessun obbligo, sono partecipi ad ogni nostra azione, abbiamo notato dei cambi di atteggiamenti positivi in alcuni compagni di viaggio, quando ci si mette in marcia in bicicletta, si compiono degli sforzi per raggiungere una meta, il ricordo che rimane, è una bella e forte esperienza positiva a livello fisico e spirituale. -
D.: Lei signor Guidotti è nato nel 1957, anni in cui nel Bologna giocavano Pascutti, Janich, Pavinato e l'attuale compianto Giacomo Bulgarelli, tra le strade non si vedevano più darsi battaglia Coppi e Bartali, tenendo presente quel periodo, come è cambiata la società e Bologna fino ai nostri giorni?
R.: Guidotti - Le famiglie avevano un aspetto diverso, andando avanti negli anni, ho avuto l'esperienza di vedere cambiare Bologna e anche il mondo, con una sintonia diversa, tra amicizia, tra famiglie e tra sport, sembra prevalere solo la vittoria non più il buon senso, per fortuna in tante occasioni, possiamo dire l'esatto contrario. -
D.: Si è affievolito molto di più quel focolare domestico, dove vedevano prevalere i principi canonici, rispetto ai nostri giorni?
R.: Franchini - Diciamo in effetti che nel tempo il mondo ha fatto una corsa verso grandi risultati di vivibilità e ricerca scentifica, però il progresso ha portato l'uomo ad auto convincersi di poter fare senza Dio e quindi di autodeterminare il proprio futuro, la propria fortuna, questo è l'errore secondo me che ha abbiamo commesso in questi anni, di fatto senza Dio non si va da nessuna parte, per cui è fondamentale riconquistare la fede perché in essa, l'uomo trova la necessaria forza per vivere una vita di fraternità, di condivisione, di ricchezza anche spirituale, mentre privandosene non c'è futuro per nessuno. -
D.: Lei ha parlato di corsa, secondo lei è più faticoso continuare un percorso di fede o un percorso ciclistico?
R.: Franchini - Io identifico molto spesso nella fatica che faccio a pedalare, il mio percorso di fede, che è un percorso che non ti regala non ti lascia respiro, se io quando faccio una salita smetto di pedalare non vado più su lo stesso se quotidianamente non cerco di arricchire la mia fede, non progredisco anzi regredisco, ed il rischio è di perderla, la mia bicicletta la identifico molto nella mia vita spirituale, il percorso, la fatica, il pellegrinaggio, ci sono molti punti in comune, mentre pedalo ho la possibilità di ringraziare Dio per quello che vedo intorno a me, poter vedere tutta la costa Ligure e lo scenario delle Dolomiti, è stato fantastico, in bicicletta si scorgono dei particolari che difficilmente si riescono a notare andando in macchina. -
D.: Signor Guidotti ci è giunta notizia, di un vostro prossimo viaggio, cosa ci può anticipare in merito?
R.: Guidotti - In cantiere c'è la grandissima voglia di farlo, è un programma che ne abbiamo parlato mentre abbiamo finito quello di Lourdes, è stato talmente bello quello in terra Francese da non aver bisogno di repliche, merita di ritornarci cento volte ma, in bicicletta reputo che quello che ci ha lasciato, sia perfetto così, allora abbiamo pensato a Medjugorie, altre strade altro obiettivo, il motivo del pellegrinaggio è sempre lo stesso, stiamo preparando gli ultimi dettagli sperando di farlo quest'anno, anche perche portare una tale testimonianza di fede, arricchisce noi e chi è testimone di un tale evento. -
D.: In quanti pensate di partire?
R.: Guidotti - In quattro massimo in cinque persone, a Lourdes siamo andati in quattro e quest'anno contiamo anche sulla presenza di un nostro amico, che a Medjugorie ci va spesso. -
D.: La fede può essere il doping positivo per una marcia in più?
A questa domanda ascoltando Mauro, Giuseppe e Guido sembra proprio di si, il forte legame di amicizia che traspare dalle loro narrazioni, è dettato da sentimenti puri, coltivati durante i loro viaggi, nel silenzio e la tranquillità dei magnifici panorami che hanno accompagnato le loro pedalate, tramite loro traspare la ferma convinzione di credere in quella forza, che molte volte si è più facile considerarla astratta ma, con occhi ben spalacancati, si possono scorgere i numerosi segnali che quel buon Dio riesce tuttora a farci pervenire.