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Romania:

Romeno

L’essenza delle parole nella voce dell’Unione
di Marilena Rodica Chireţu

1 Dicembre, la Festa Nazionale della Romania

Il popolo romeno è, sicuramente, una delle nazioni più unite ed omogene nell’essenza delle parole, dei sentimenti e degli ideali che definiscono la sua tormentata storia multimilllennaria.
Discendente dai remoti Daci, popolo coraggioso, accanito e fiero, pronto in qualunque momento a sacrificarsi per i suoi campi dorati dalla ricchezza dei grani, ma anche per l’oro dei suoi monti bagnati dagli sguardi azzurri  dei laghi e della dolcezza del miele, dei frutteti e delle vigne, i Romeni  conservano anche tratti caratteristici dei suoi colonizzatori, i Romani.

Si potrebbe dire che la sua esistenza si distendesse tra le ambiziose dimensioni dominatrici  dei grandi imperii, da quel Romano, fino all’Impero Ottomano, Absburgico e sovietico. Nonostante ciò, nessuno mai potrà contestare la sua esistenza su queste terre,  dai più remoti tempi,  perché essa viene incisa nell’unità stessa della lingua, la stessa per tutti i romeni da qualunque parte del Paese e del mondo. In effetti, il Romeno non ha nessun dialetto che si parli sul territorio della Romania, ci sono soltanto delle parlate specifiche alle diverse regioni storiche, con particolarità esclussivamente fonetiche o di vocabolario che non impediscono però, la naturale e diretta comunicazioni tra i cittadini da tutti  gli spazi geografici, ciò che  confera più fascino e personalità dell’unità nella diversità.

Eredi della popolazione della distesa Dacia, dalla formazione dei primi stati voivodali e fino in presente, i Romeni hanno bramato e bramano ancora  compiere la loro unità territoriale, eloquente come quella della loro lingua.
Il desiderio di essere di nuvo insieme, si concretizzò, prima di tutto, anche se per poco tempo, nel 1600 quando il voivoda Michele il Bravo riuscì a realizzare la loro prima unificazione.

Dopo lunghe discussioni, lui riuscì ad ottenere dall’Impero absburgico il suo riconoscimente come voivoda dei Paesi Romeni e della Moldavia e di governatore della Transilvnia, con il titolo di principe. Il suo assassinio sulla Pianura di Turda, nel periodo 9-19 agosto del 1601, rispondeva perfettamente agli scopi e agli interessi del potere imperiale asbuogico.

Sulla sua grandezza, lo strico romeno Nicolae Iorga  scriveva:”
" Dal 1600 nessun romeno ha potuto più pensare all’unione senza la sua immensa personalità, senza il suo scudo o la sua scure  alzata verso il cielo della giustizia, senza il suo volto di pura e completa poesia tragica”.

Grazie ad un contesto politico europeo favorevole alla modenizzazione della società, generato dalle Rivoluzioni del 1848, l’ideale dell’unione romena si realizzò parzialmente nel 1859, quando si unirono la Moldavia e la Valacchia, in seguito alla scelta come voivoda, negli ambedue paesi, del voivoda moldavo Alexandru Ioan Cuza, che diventava così, il pimo voivoda dei Principati unitie dello sato nazionale Romania..

La golosità del grande impero absburgico ha tenuto ancora lontana per molto tempo la nostra Transilvania dal coprpo soffero del Paese-madre. E’ arrivato però il grandioso anno 1918, quando i Romeni hanno deciso di  intrecciare le braccia di tutte le storiche contrade romene per realizzare, finalmente, l’unità dei territori e della popolazione romena.  La grande Assemblea Nazionale dal 1 Dicembre 1918,  organizzatasi nel cuore della Tansilvania, nella città di Alba Iulia, decise l’ unificazione della remota terra romena e delle altre contrade storche,  dal nord- est e  sud-ovest ( Marmures, Cirsana e Banat) con la patria- madre, la Romania.

Questo momento storico veniva a coronare felicemente la vittoria  rappresentata dal momento del 27 marzo- 9 aprile, 1918,  che segnava il ritorno della Basarabia ( il nord-est della Moldavia)  e della Bucoviana ( 15-18 nobembre, 1918) tra i confini naturali del proprio paese, della Grande Romania.

La Costituzione del 1923 stipulava nei primi due articoli che: ”Il Regato della Romania è uno stato nazionale, unitario ed indivisibile” e che „ il suo terrtorio è indivisibile”.
Eppure, la Romania ha visto ancora una volta il suo bel corpo sbranato,  dopo la seconda guerra mondiale, in seguito alla quale, pagando i momenti di smarrimento e di fragilità politica, favoreggati forse anche da un contesto geo-strategico difficilmente da affrontare, perse di nuovo una parte della bella Bucovina e la parte estica della Moldavia, la Basarabia ( oggi la Repubblica Moldavia), cadute nelle braccia di fero dell’impero sovietico.

Sospira ancora, la Romania nel grembo degli errori del passato,  ma un passato troppo duro e spietato con un popolo nato „su un piede di contrada/una bocca di paradiso”, come dice una celebre ballata romena, definendo lo spirito di questo popolo „pastoralmente mite”, portato talvolta, sulle onde del tempo, lontano dalla sponda.

Ha dovuto scoppiare la luce della Rivoluzione anticomunista del Dicembre, 1989, perché illumini la nostra mente e collochi quest’attimo memorabile della storia romena e della vita del popolo romeno, là dove si doveva, nella cima delle nostre più importanti ed amate feste. Così, nel 1990, 1 Dicembre divenne la Festa Nazionale della Romania.

Gli imperi nascono e muoiono, vengono e se ne vanno, ma la terra rimane, come rimangono il cielo e il sole attraversati dalle nuvole, come la tempesta e le piogge annegano nel mare, rimaniamo anche noi, come dice il grande poeta nazionale, per „difendere la povertà e il popolo”, perché tutti godiamo l’essenza delle stesse parole, quelle della voce dell’unione.


Dettagli su: L’essenza delle parole nella voce dell’Unione
Articolo pubblicato il:
28-11-2009
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