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Padi,
una realtà per i sub di tutto il mondo

Muoversi leggeri tra le diverse tonalità del mare, dall’azzurro al blu profondo. Scoprire e conoscere il regno del silenzio e dei pesci. Non si tratta di un sogno ad occhi aperti, ma della realtà che si apre di fronte a chi pratica immersioni subacquee ricreative. Uno sport alla portata di tutti, che, di anno in anno, attira un numero crescente di appassionati in Italia e nel resto del mondo. Ma, come per tutti gli sport, è necessario essere inizialmente guidati da professionisti seri e affidabili.  Una garanzia in tal senso è fornita dalla Padi (Professional Association of Diving Instructor), la maggiore organizzazione mondiale di addestramento subacqueo.
Approfittando della sua visita in Sicilia, abbiamo chiesto ad Anna Maria Mencatelli, regional manager per l’Italia di Padi Europe, di farci conoscere meglio la sua associazione e il mondo della subacquea sportiva.

Dottoressa Mencatelli, sempre più persone scelgono di avvicinarsi alla subacquea sportiva. Per farlo è possibile scegliere tra diversi tipi di addestramento, offerti da varie associazioni italiane e straniere. Come si colloca la Padi in questo scenario?
La Padi Worldwide è l’unica associazione strutturata a livello mondiale, presente in 175 paesi e suddivisa in nove ‘succursali’ nei diversi continenti. Di queste fa parte la Padi Europe, per conto della quale lavoro, occupandomi di fare da ‘trait d’union’ con i diversi centri presenti in Italia. La leadership della Padi nel settore dell’addestramento subacqueo è evidente anche dai numeri: sono più di 100 mila i professionisti Padi in tutto il mondo, e solo in Italia si trovano circa 200 centri diving iscritti alla nostra associazione. Inoltre il numero di persone che ottengono il nostro brevetto è sempre cresciuto negli ultimi 10 anni.

Durante la sua permanenza in Sicilia ha notato delle differenze rilevanti nell’organizzazione e nell’approccio alla subacquea sportiva rispetto alle altre regioni d’Italia e d’Europa?
“Noto con piacere che anche da voi c’è un crescente interesse nei confronti di questo mondo, anche da parte di persone di differente età e di diversa collocazione sociale. Sicuramente in Sicilia i Centri d’immersione Padi lavorano ancora molto di più nei mesi estivi rispetto al resto dell’anno. Un’altra differenza rispetto alle regioni del Nord è rappresentata dai prezzi e dalle tariffe per brevetti e immersioni, che qui sono davvero concorrenziali”.

Nonostante il sempre maggior numero di aficionados c’è ancora chi guarda alla subacquea sportiva con una certa diffidenza, quasi fosse uno sport più rischioso della semplici immersioni in apnea. Davvero si tratta di un’attività adatta a tutti?
“Potrei dire, con un paradosso, che sicuramente respirare, anche se sott’acqua e con l’ausilio di erogatori, è sempre meno impegnativo e naturale di trattenere il fiato per diversi minuti. Si tratta comunque di attività differenti. Le immersioni, come si è visto in questi anni, possono essere fatte in tutta sicurezza anche da persone disabili. Le uniche reali controindicazioni possono essere rappresentate da patologie abbastanza gravi, come l’epilessia, o da stati di salute particolari come una gravidanza. Non dimentichiamo che, da un certo punto di vista, un’immersione può anche essere terapeutica. Spesso ci si trova infatti in uno stato simile a quello raggiunto attraverso lo yoga, con respirazione controllata, silenzio, leggerezza nei movimenti grazie all’assenza di gravità. Tutti fattori possono lenire lo stress e l’ansia di tutti i giorni, aumentando anche la capacità di autocontrollo”.

Di recente si discusso delle carenze legislative dell’Italia nel settore della subacquea. Manca una distinzione chiara tra subacquei sportivi e tecnici o sommozzatori, non vi sono norme precise sugli standard e sulle attività dei diversi Diving Center. Cosa pensa in proposito?
“Per quanto riguarda il settore dei sommozzatori e degli operatori tecnici subacquei posso dire poco, in quanto la Padi si occupa solo di quella che viene definita “subacquea sportiva o ricreativa”. Sicuramente la prima cosa che andrebbe fatta a livello di legislazione nazionale è creare una normativa standard per tutte le regioni e per tutti gli operatori, garantendo soprattutto la sicurezza  di chi si avvicina a questo sport. Bisogna evitare che la gente improvvisi immersioni con gli erogatori o attività simili senza un preventivo e serio percorso di addestramento”.

                                                                      cedifop


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una realtà per i sub di tutto il mondo
Articolo pubblicato il:
01-11-2006
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