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Cagliari:

Nell'antica luce


La Galleria Sottopiano Beaux-Arts, con i suoi Artisti,
è presente a Sardegna Arte Fiera 2^ Edizione,
con il progetto Curatoriale:
La natura dell’uomo

Le opere del gruppo di artisti che ruotano attorno alla Galleria “Sottopiano” suonano come un contributo alla Città di Cagliari che per il secondo anno consecutivo apre le sue finestre sul mare per far affacciare i suoi artisti “nell’antica luce delle maree” permettendo loro di far “affiorare” silenziose meditazioni con l’uso di registri metaforici e allegorici.

Le quattro composizioni di piccolo formato sulle quali ciascun artista imprime la propria sintetica ricerca muovono dallo sguardo sulla realtà e, per alcuni di essi, è lo shoc del reale che fa creare immagini e cercare l’uomo tra fatti e misfatti quotidiani. E’ questo il movente che spinge questo gruppo a fermare la realtà sfuggente e indecifrabile, paurosa.
Sono eccessi, orrori e soprusi fatti rivivere da alcuni di loro anche senza qualsivoglia velo.

Surrealismo, iperrealismo lasciano il posto ad una crudezza crudele che “fotografa” attimi di indecenza e orrore e che siamo abituati a cancellare con tanta faciloneria convinti che domani neanche moriremo più, domani! Presi come siamo dal rincorrere la vita facendo-facendoci, comprando-dandoci, terrorizzando-terrorizzati, uccidendo-suicidandoci, annullando ed esorcizzando paure come nel migliore Kubrick. Proprio un omaggio a questo regista rivolge Sandro le cui figure dalle facce d’angelo, glabre ed efebiche, statiche e indisponenti nella loro imperturbabile, calma perversione, imbastiscono, in preda alla narcolessia, silenziose torture ai danni di una natura animale innocua e indifesa che non conosce vendetta. Il tutto beffardamente sottolineato da teneri colori pastello, che mascherano irrequietezza profonda.

L’uomo di Andrea Gennaro Aversano è altrettanto artefice di cattiverie. E’ l’uomo dell’abominio, dell’offesa a danno del debole che subisce.
Sono, le sue, opere di schietta denuncia a pratiche crudeli e inaccettabili, a devianze e abusi. Gli sfondi piatti, dalle tinte decisamente cupe che richiamano i colori di inferriate e sbarre di luoghi di reclusione o mura carcerarie sono le parole dense urlate da questo artista che non prospetta ritorni a stati umani.
Vittorio Fava vuole accedere ai segreti della natura, svelarne il battito e l’antico rigoglio. “Certosino della pittura”, raffinato cultore di un arte che fa rivivere l’uomo e la sua antica pazienza e costanza nel plasmare e comporre la materia, impreziosisce questa coi materiali più disparati che la natura offre alla maniera di Calvino con le parole quando “le dice, le snocciola, le butta magari, come si buttano i rami sul fuoco, ma lo scopo non è la fiamma, il calore, la pentola” (Pavese) ma inscena un’arte veramente carica di sperimentalismo e dinamismo che accende focolai di riflessione.

Franco Secci vuole transitare nell’ iperconcettuale alla Magritte tracciando una sorta di parabola della vita in un paesaggio surreale con sfondi tra indaco e azzurro elettrico per bloccare l’itinerarium vitae, fermando l’attenzione su un uomo che fluttua –dopo esser stato abbozzo umano- tra la condizione di homo economicus e l’ipotesi di essere anche ludicus.

Diversa è la rappresentazione che Giorgio Plaisant fa dell’uomo. Da pecora quale era nato va facendosi homo mechanicus, dagli ingranaggi. Ora bullonato, ora legnoso il cui volto squadrato e sfaccettato, senza smussature, spigoloso rimanda a certa scultura etnica con richiami ad un mondo atavico avvolto dal fuoco primordiale che fiammeggia con tinte aranciate sullo sfondo di queste figure.

Alessio Massidda, invece, colloca il suo uomo in scenari alla F. Lang, metropolitani, dove si muove su vaste lande piatte, tracciati urbani luccicanti e promettenti, mappe attraversate da rotaie e linee obbligate.
La foglia, -elemento noto e distintivo di molte sue opere-, unico elemento rimasto di una natura ridotta ai minimi termini, compare come cifra simbolica a segnare percorsi, delimitare luoghi di una polis dorata, chiusa e inaccessibile, aurea roccaforte che prolifererà comunità future.

Tonino Mattu rivela della sua pittura una fase estremamente dialettica e drammaturgica che dialoga con un uomo senza volto coperto di greve orbace, cupo e misterioso. Le tinte fosche, cimiteriali da scenario gotico emanano atmosfere da brivido, fatte di suspence e attesa. L’uso di olii commisti a materiali che nella tela ispessiscono strati assorbendo luci e saturando colori, generano, su linee inesistenti e patine sepolcrali, orizzonti, superfici e figure grondandi storie enigmatiche pregne di silenzi attraversati da misfatti indecifrabili.

Gruppo 666 -  neonato promettente – proclama un ritorno all’umiltà dell’uomo che presenta di sé la sagoma, l’involucro di un corpo perimetrato che, ormai ribellatosi a trattamenti e ricostruzioni estetiche, nauseato di palestre e pratiche agonistiche, riposa le sue membra vagando stanco in spazi diafani attraversati da scie di colori quasi Fauves la cui luminosità li investe, li penetra per poi sdoppiarsi e separare la sostanza gravitazionale, vile, facendola fluttuare in spazi liquidi, insonorizzati. Molta malinconia pervade queste opere le cui presenze, ospiti in un limbo perduto, intavolano muti dialoghi frutto esclusivo di una drammatica arresa all’afasia del linguaggio.

Anna Marchi si allontana dall’universo antropocentrico per trasferire l’uomo fuori dal palcoscenico della natura permettendogli solamente di guardarla, piena com’è di confidenze non più, però, alla portata di tutti!
La natura nell’opera della Marchi non è descrizione fotografica e in relazione con le cose, lineare, ma densa di implicazioni ontologiche, carica di pieghe tematiche e culturali che si ispirano al patrimonio classico esplicando una poetica dell’immagine fatta di categorie che attingono al tragico nel senso etimologico e assurgono alle dimensioni e proporzioni del dramma e della lirica. Non si proverebbe stupore se da quelle acque dovesse un giorno affiorare il corpo di Medea!

Mi sembra di vedere in queste “situazioni” paesaggistiche (assolutamente lontane dal semplice bozzetto) quasi “stigmatizzate” ciò che è stato detto per un grande della scrittura: “s’avrebbe torto di vedere in tutto questo una specie di quietismo: non è l’azione che è condannata, ma una situazione assurda entro la quale non si può agire che dibattendosi: cioè invano” (F. Wahl). L’uomo non si agita più, non c’è più se non come ammasso di materia in disfacimento che verrà inghiottita dai flutti e dal “flusso continuo delle maree…” Tutta una rete di riferimenti si innesca in un linguaggio e stile elaborati.

E’ in questa natura avvolgente e straripante di forme, tinte, toni, odori, rumori e umori che Anna Marchi fa ritrovare all’uomo che la guarda dal di fuori, esiliato, interdetto, ciò che Delia, protagonista de “L’avventura di un poeta” di Calvino, dice in un attimo di rapimento estatico: “Qui capisci gli dei”.

Caterina Spiga

Info Fiera:
http://www.sardegnaartefiera.it/
Sardegna Arte Fiera
Dal 06 ottobre al 11 ottobre 2006
Orari dalle 10:00 alle 22:00
Ingresso Libero
Stabilimento balneare “IL LIDO”
Viale Poetto 41
Cagliari

Info Galleria:
http://www.sandrogiordanoartgallery.com/
Sottopiano Beaux-Arts
Via Scano,92
Cagliari
Orari: dal lunedi al venerdi dale 18:00 alle 20:30
Chiuso Sabato e festivi


Dettagli su: Nell'antica luce
Articolo pubblicato il:
06-10-2006
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