“Alla cellulla abitativa pensa mia moglie, ma il motore e la guida sono affar mio…”, quante volte abbiamo sentito pronunciare frasi simili a questa che sembrerebbero avvalorare il convincimento che anche nel mondo dell’abitar viaggiando per le donne la meccanica sia un tabù.
Nulla di più falso: un sondaggio condotto sul sito internet del Camper Club La Granda, veicolato dalla newsletter che raggiunge oltre tredicimila persone, ha dimostrato come a sedersi alla guida siano tutte e due le componenti della coppia e che la donna non disdegni affatto di girare la chiavetta e di mettere in moto il camper.
Certo la guida è ancora in modo preponderante un affare maschile, ma ormai le distanze si stanno avvicinando in modo considerevole.
Il sondaggio proponeva cinque possibilità di risposte ed i dati che emergono sono assolutamente chiari.
Il settantantasei per cento delle donne guida, con cadenza più o meno forte, il camper, mentre solo il ventiquattro per cento non si siede mai alla guida.
Scendendo poi nel particolare, il sette per cento dei piloti sono esclusivamente donne ed il tre per cento dichiara di guidare più del partner.
Nel diciotto per cento dei casi guidano entrambi in modo paritario mentre il quarantaquattro per cento delle donne ammette che il maschio siede ancora per più tempo alla guida.
Dati che fanno comprendere come il mondo del turismo all’aria aperta si stia rapidamente modificando: i camper diventano sempre più grandi, la loro massa cresce, ma questo non impedisce alle donne di accedere con sempre maggior frequenza alla guida.
Quello che ancora una decina di anni fa sembrava impossibile, ora si sta avverando: anche in questo settore ci si avvicina ad una sostanziale par condicio fra i sessi.
Di questo, credo, debbano tenere conto le case costruttrici che, quando immaginano la disposizione del camper sono vittime di una sorta di sdoppiamento della personalità che le porta a non valutare a pieno la funzione ed il ruolo sempre più incisivo che la donna svolge anche a bordo dei veicoli ricreazionali.
Un turismo di assoluta portata famigliare, qual è quello itinerante, non può, infatti, non tenere conto delle esigenze della donna, della praticità, della disposizione e della vocazione a trasformare i pochi metri quadrati dell’autocaravan in una sorta di microcosmo che ripropone la medesima “aria di casa” che si è abituati a respirare.
Questa è la forza del turismo di movimento, quella di saper coinvolgere tutte le componenti, di attribuire loro il medesimo importante ruolo che ricoprono fra le mura domestiche.
Sono stati i bambini (come sempre accade) i primi ad impadronirsi all’interno del camper di propri spazi: la scusa era quella di “tenerli buoni” e di costringerli a stare anche un poco al chiuso, ma la verità è che non si è saputo dire di no a fornire risposte positive ed immediate alle loro esigenze primarie.
Così sono nati, all’interno di un po’ tutti i camper, gli spazi per i figli e non poteva essere diversamente.
Ora ripensare alla disposizione, vederla un po’ di più in “rosa” non rappresenta solo una concessione all’importante ruolo che la donna svolge, ma anche una questione che potrebbe rivelarsi economicamente rilevante per le case costruttrici.
Nei club e nelle associazioni, ovvero proprio là dove le ragioni del turismo all’aria aperta trovano la loro massima esaltazione, il ruolo femminile è sempre più importante: questo fatto deve essere tenuto fortemente a conto da parte di chi opera nel settore.
Ora anche la guida non è più un tabù: chi vive in modo continuativo il turismo all’aria aperta se ne era accorto da tempo, ma questo sondaggio contribuisce a sancire una realtà importante ed anche a trasformarla in un dato di fatto del quale occorrerà che tutti ne tengano conto.
Proprio il coinvolgimento di tutte le componenti della famiglia rappresenta l’elemento decisivo per il successo di questo modo straordinario di vivere il tempo libero, agire di conseguenza rappresenta un dovere al quale nessuno può esimersi.
Beppe Tassone