Il 31 luglio 1919 nasceva Primo Levi, perché va ricordato

Il 31 luglio 1919 nasceva Primo Levi, perché va ricordato

Il 31 luglio, novantotto anni fa, nasceva Primo Levi. Chimico, partigiano, ma soprattutto scrittore, è tuttora una delle figure in assoluto più importanti dell’Italia del secondo dopoguerra. Arruolatosi nelle bande partigiane il 13 dicembre 1943 fu catturato dai nazifascisti e nel febbraio successivo deportato nel campo di concentramento di Auschwitz al quale riuscì a sopravvivere. Una volta tornato a casa si impegnò per raccontare la sua avventura, in particolar modo per far sì che ciò che aveva subito non si ripetesse.

«La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace. È questa una verità logora, nota non solo agli psicologi, ma anche a chiunque abbia posto attenzione al comportamento di chi lo circonda, o al suo stesso comportamento». Questo è l’incipit de “I sommersi e i salvati”, saggio con cui Levi prova ad analizzare i rapporti psicologici, e non solo, che vengono ad instaurarsi nei lager nazisti, ma più in generale, tra oppressi ed oppressori. Nonostante l’ovvia importanza del suo lavoro riguardo al nazismo, nei suoi scritti Primo Levi insiste molto su un altro argomento a lui molto caro, al quale dedicherà impegno e tempo fino alla tragica scomparsa: la memoria. Strumento tanto meraviglioso quanto effimero, tanto funzionale quanto faticoso. Ricordare è impegnativo, difficile, anche se non sembra. Conoscere la storia è fondamentale per non ripetere gli stessi errori e gli stessi orrori «Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre». Levi è testimone del periodo storico in cui maggiormente l’odio ha dominato in lungo e in largo, declinato in varie forme, fomentato da una classe politica perversa e condiviso da intere generazioni. Basterebbe questo a farci capire come mai le parole del chimico torinese siano ancora così importanti.

Ancora nel libro di cui sopra, precisamente nel settimo capitolo, l’autore risponde ad alcuni concetti stereotipati, conosciuti tramite domande che gli venivano poste direttamente, diffusi nell’opinione pubblica su quanto era accaduto durante la seconda guerra mondiale. Una domanda che gli veniva spesso posta era «Perché non siete scappati prima?». La risposta non è affatto scontata. Primo Levi spiega prima le difficoltà puramente pratiche che sarebbero sorte nel momento di emigrare all’estero, tra le quali quelle economiche. Successivamente spiega che molte famiglie, consapevoli del rischio che avrebbero corso, decisero di rimanere nelle proprie case, nella propria patria, che nonostante tutto continuava a dare loro sicurezza, conforto. Abbandonare la propria casa, il luogo che più di ogni altro associamo, anche involontariamente, al concetto di famiglia, è particolarmente doloroso. Emerge ora dunque quel sentimento tanto discriminato oggi, considerato quasi come un’offesa nel periodo che stiamo vivendo: solidarietà, o meglio, empatia.

Si potrebbe pensare che conoscere, studiare, analizzare Primo Levi possa essere utile soltanto per fare bella figura agli esami di maturità, che sia solamente un altro argomento riguardante la seconda guerra mondiale che fanno studiare a scuola, imposto, su quell’evento storico che ormai “conosciamo” tutti a memoria.

È invece bastato uno sguardo veloce su una sola sua opera per comprendere, seppur solo in parte, quanto Primo Levi riesca ad essere ancora attuale. Affermo questo con delusione, poiché se non ci fosse la necessità di affermare ciò vorrebbe dire che il messaggio che con tanta forza provò a diffondere sarebbe finalmente giunto a tutti. Invece tutti i giorni, purtroppo, abbiamo di fronte persone che rischiano la vita, spendono tutte le loro risorse per affrontare un viaggio verso un posto in cui saranno odiati, strumentalizzati, discriminati. Fuggono da situazioni disperate per provare a vivere con dignità, come ogni essere umano merita.

Prima di fomentare l’odio tramite stereotipi diffusi, allora, proviamo ad utilizzare la memoria, proviamo ad esprimere maggiore solidarietà ed empatia. Siamo ancora lontani anni luce dal mondo che Primo Levi sognava.

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi è ancora attuale, ora più che mai

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