Sicilia, prove generali delle prossime elezioni nazionali

Sicilia, prove generali delle prossime elezioni nazionali
Fonte immagine: La Stampa

Le elezioni siciliane mostrano il radicale e progressivo scollamento fra le esigenze comuni e la politica; la sostanziale sfiducia dei cittadini nella possibilità di migliorare lo stato attuale delle cose. Più della metà degli aventi diritto al voto ha preferito non impiegare il proprio tempo andando a votare: non lo ha ritenuto utile o necessario. È il non voto della sfiducia e non della protesta.

Vince Nello Musumeci, nuovo governatore della Sicilia e successore di Rosario Crocetta, appartenente alla coalizione opposta di centrosinistra. La vittoria del centrodestra non è così netta, come si dovrebbe invece evincere dalle dichiarazioni di Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi: «vince la Sicilia che vuole ricostruire e non chi la vuole distruggere, la destra coerente». Musumeci ha vinto infatti con il 39,7% dei voti, seguito da Cancelleri, candidato del Movimento 5 Stelle, con il 34,7%, che si conferma il partito più votato. Mentre la sconfitta di Fabrizio Micari, candidato del Pd, è netta: non raggiunge neanche il 20 per cento, si ferma al 18,5. Seguito da Claudio Fava, lista di sinistra, Cento passi, con il 6,1%, e da Salvo La Rosa, Siciliani Liberi, con lo 0,72%. I 62 consiglieri regionali saranno divisi in questo modo: 16 a Palermo, 13 a Catania, 8 a Messina, 6 ad Agrigento, 5 a Siracusa, 5 a Trapani, 4 a Ragusa, 3 a Caltanissetta, 2 a Enna. 

Le elezioni siciliane sono state le prove generali per le prossime elezioni nazionali: prefigurano gli scenari a cui assisteremo prima, durante e dopo le votazioni. Il dato più evidente è lo scotto che paga il centro sinistra e la sinistra per la loro continua e perenne tendenza alla frammentazione. Errore imputato ai leader politici, colpevoli della scissione, anche da Walter Veltroni, che commentando, ieri sera, i risultati politici da Fabio Fazio, auspica un risanamento dei rapporti e un conseguente ricongiungimento delle sinistre frammentate. Il candidato Pd in Sicilia, Micari, è stato lasciato senza sostegno dal segretario del suo stesso partito, Matteo Renzi, che non ha partecipato attivamente alla campagna elettorale; non si è esposto, sperando di riuscire a marginalizzare i postumi di una sconfitta così emblematica.

A conquistare sempre più terreno, di fronte ad una sinistra sbandata e disorientata, è il centrodestra: muove passi completamente opposti rispetto agli altri schieramenti politici, proponendo mega-coalizioni, capaci, come si è visto, di raccogliere più consensi possibili. Una sola lista ad unire destra e centrodestra, che li fa arrivare quasi al 40%. Strategia da sempre rifiutata dei pentastellati, che continuano a proporre liste e programmi individuali, scongiurando qualsiasi possibilità di alleanze e coalizioni. Sempre indietro di qualche punto percentuale rispetto al primo partito, ma pur sempre il gruppo che è riuscito a raccogliere il maggior numero di voti. Gli sviluppi rocamboleschi e intensi della campagna elettorale hanno provocato un clima di diffidenza e competizione estreme, tanto che ieri sono state innumerevoli le polemiche relative allo spoglio, fermo per tutta la notte fra domenica e lunedì, ma non solo. La situazione diventa sconnessa già da sabato, quando nel Comune di Catania un terzo dei presidenti (cento su 330) rinuncia ai servizi elettorali. I vertici comunali hanno dovuto sostituire d’ufficio i presidenti di seggio, non sempre personale qualificato ed esperto. Il deputato del M5s Manlio Di Stefano a questo proposito afferma: «queste elezioni saranno ricordate come quelle dei grandi brogli. Per questo avevamo richiesto gli osservatori Osce. Lo scarto dei voti reali è di circa 20mila voti, vale a dire i voti che potrebbe portare Francantonio Genovese», fra gli impresentabili, poiché condannato in primo grado a 11 anni di carcere, il 23 gennaio 2017, per associazione a delinquere, finalizzate al peculato, al riciclaggio e alla truffa.

L’astensionismo dilagante

Ha votato il 46,76 % degli aventi diritto al voto, circa 2.179.474 elettori su 4.661.111. Alle elezioni di cinque anni fa aveva invece votato il 47,41%: dunque un leggero calo dello 0,65%. In ogni caso più del 53% dei votanti non si è recato alle urne. La prima città per astensionismo è Messina con il 51,69%, seguita da Catania con il 51,58%, Siracusa 47,55%, Ragusa 47,48%, Palermo 46,4%, Agrigento 39,6%, Caltanissetta 39,83% ed Enna con il 37,68%. 

Risultati anche peggiori si sono avuti nelle elezioni del 5 novembre ad Ostia, dove la formazione di estrema destra, Casapound, ha quadruplicato i voti rispetto alle comunali dell’anno scorso, quando l’affluenza registrata era circa del 56,11%, mentre in queste ultime si è verificato un crollo dell’affluenza vertiginoso, scendendo fino al 36,15%.

La delusione positiva dei grillini

Giancarlo Cancelleri commenta la vittoria del centrodestra: «non chiamerò il vincitore Musumeci, perché dovrei telefonare ai veri vincitori, che sono Genovese e Cuffaro», riferendosi chiaramente alla candidatura nella lista di Forza Italia del figlio ventunenne di Francantonio, Luigi Genovese, stravotato a Messina. E schernito da Di Maio come “il bambino prodigio che riesce ad ottenere tutto ad un tratto ventimila voti dal nulla”.

Beppe Grillo spende parole di conforto per Luigi Di Maio, che per primo, insieme a Cancelleri, si è speso molto per la campagna elettorale siciliana: «comunque vada siamo noi i vincitori morali. Siamo il primo partito. Abbiamo dimostrato di potercela fare da soli e voi avete dato tutto, è stato bellissimo».

Paola Taverna, senatrice del Movimento 5 Stelle, scrive in suo post su Facebook: «un dato politico certo c’è! Renzi e il suo trenino si trovano dentro un tunnel sempre più buio».

Di Maio, commentando i risultati, si proclama soddisfatto, soprattutto di rappresentare “il voto libero, il voto pulito, il voto consapevole, il voto bello”. Definisce la vittoria del centrodestra come “una vittoria contaminata dagli impresentabili”. «Deve essere chiaro che noi non siamo solo molto soddisfatti del risultato, ma siamo certi che da qui parte un’onda che fra 4 mesi ci può portare al 40% al livello nazionale. Sono sicuro che ci potrà portare di fronte al presidente della Repubblica per chiedere l’incarico di governo. Noi siamo l’unica forza politica solida del paese, perché abbiamo raddoppiato i voti del partito di Berlusconi e triplicato i voti del partito di Matteo Renzi. In Sicilia siamo mezzo milioni di voti e andremo anche oltre». L’unico rammarico è l’elevato numero di astensionisti, che – dice – se fosse stato più basso avrebbe permesso al Movimento di governare la Sicilia, raccogliendo quei pochi punti percentuali mancanti. Conclude il suo intervento proiettandosi nella prossima e vicina campagna elettorale per le elezioni nazionali, affermando che gli interlocutori del Movimento 5 Stelle non saranno i capigruppo degli altri partiti, ma tutti quei cittadini che in questo Paese credono “che non si possano cambiare le cose. I nostri interlocutori sono i cittadini rassegnati. Dobbiamo andare a parlare con quelle persone che non hanno più speranza”. Motivo per il quale ha subito annullato il confronto con Matteo Renzi, che si sarebbe svolto stasera su La 7 da Floris. Non considerandolo un avversario politico temibile nelle prossime elezioni danneggia però anche il servizio di informazione, fondamentale per diminuire l’elevato tasso di astensionismo del quale si è lamentato in prima persona.

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