Reddito d’inclusione, provvedimento parziale o responsabile?

Reddito d’inclusione, provvedimento parziale o responsabile?

Il Reddito d’inclusione (ReI) è il nuovo sussidio di Stato, approvato lo scorso martedì 29 agosto dal Consiglio dei ministri. È un decreto legislativo, che entrerà in vigore dal primo gennaio 2018, volto a fronteggiare l’allarme povertà. A beneficiarne saranno circa 500mila famiglie, di cui 420mila con figli minorenni a carico: sono stati messi a disposizione 1,7 miliardi annui, dei quali potranno avvalersene circa un terzo di coloro che percepiscono stipendi inferiori alla soglia di povertà. Praticamente una goccia nel mare, considerando che secondo i dati Istat, pubblicati il 13 luglio 2017, nel 2016 le famiglie residenti in condizione di povertà assoluta hanno raggiunto 1 milione e 619mila, corrispondente a 4 milioni e 742mila individui. Avranno la precedenza quei nuclei familiari con a carico un figlio minorenne o un figlio disabile, anche se maggiorenne; i disoccupati ultra cinquantacinquenni e le donne in stato di gravidanza. Il ReI consiste in un assegno mensile, versato su una carta elettronica prepagata, “Carta REI”, per un massimo di diciotto mesi. Nei casi di ulteriore necessità, devono trascorrere almeno sei mesi dall’ultima erogazione prima di poterlo richiedere di nuovo. Il beneficio può arrivare ad un massimo di 190 euro, qualora il nucleo sia composto da una sola persona, e fino ai 485 euro per le famiglie formate da 5 o più persone. Viene riconosciuto a quei nuclei familiari che hanno un reddito Isee non superiore a 6.000 euro, un valore del patrimonio immobiliare (esclusa la casa di abitazione) che non vada oltre i 20.000 euro e una ricchezza mobiliare (azioni o risparmi) inferiore a 6.000 euro, o 10.000 euro a seconda del numero dei componenti della famiglia. Lo svolgimento di un’attività lavorativa non preclude la possibilità di recepire questo assegno, qualora venissero comunque mantenute le soglie limite sopra indicate. Viene, invece, sospeso se chi perde il lavoro riceve la Naspi, spettante ai precari che perdono il posto, oppure nel caso di fruizione di altri ammortizzatori sociali riguardanti la disoccupazione involontaria. Per i beneficiari del ReI, sono previsti progetti personalizzati per quanto riguarda l’attivazione e l’inclusione sociale e lavorativa, o la frequenza scolastica dei figli. Saranno preventivamente esclusi i proprietari di imbarcazioni, o auto e moto immatricolati nei 24 mesi precedenti la richiesta del sussidio. Dal primo dicembre 2017 verranno aperti in tutti i Comuni dei desk, con il compito di decidere se dare il via al beneficio richiesto dall’utente entro 20 giorni oppure no. La richiesta è aperta ai cittadini italiani, i comunitari e gli extracomunitari con permesso di lungo soggiorno.  

 

Le reazioni al decreto legge

Il premier Paolo Gentiloni definisce il ReI un “aiuto alle famiglie più deboli”, mentre Maria Elena Boschi “una misura concreta per aiutare le famiglie più in difficoltà”, oltre che un altro grande traguardo del governo “millegiorni”. Anche il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, accoglie soddisfatto il decreto, “una misura permanente” per il Paese.

Totalmente opposto l’approccio del Movimento 5 Stelle, sostenitore e promotore della proposta del reddito di cittadinanza. Nunzia Catalfo parla di un provvedimento «sterile, fallimentare e frammentario. Per capirlo basta fare un semplice confronto tra il numero di famiglie che potranno beneficiare dell’aiuto, circa 400mila, e il numero di famiglie che si trovano in povertà nel nostro Paese, circa 3 milioni». Danilo Toninelli etichetta il ReI come “una mancetta utile solo al Pd per recuperare consensi”, ma inutile per incrementare la domanda di lavoro. “Pannicello caldo” è invece la definizione che ne dà Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera, ritenendolo uno strumento parziale e tardivo.

Annamaria Furlan, segretaria generale della Cisl: «il Reddito di inclusione è indubbiamente un provvedimento importante, ma servono maggiori risorse e servizi sociali moderni per sostenere le famiglie e i più deboli». Dello stesso parere Don Luigi Ciotti, «un primo passo a cui devono seguire altri, perché democrazia non può sussistere quando esistono le disuguaglianze».

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