Legge elettorale parte 2. Consulta: garantire maggioranze omogenee tra le Camere

Legge elettorale parte 2.  Consulta: garantire maggioranze omogenee tra le Camere

Le motivazioni della sentenza sull’Italicum depositate ieri dalla Corte Costituzionale allontanano i fantasmi di un voto anticipato. La Consulta, dopo una lunga riunione, approva il testo del relatore Nicolò Zanon, 99 pagine in cui si mette nero su bianco la necessità di garantire omogeneità tra le leggi elettorali di Camera e Senato, sulla scìa delle parole già espresse dal presidente Sergio Mattarella.Scrive la Consulta: “La Costituzione se non impone al legislatore di introdurre, per i due rami del Parlamento sistemi elettorali identici, tuttavia esige che, al fine di non compromettere il corretto funzionamento della forma di governo parlamentare, i sistemi adottati, pur se differenti, non devono ostacolare, all’esito delle elezioni, la formazione di maggioranze parlamentari omogenee.”

Le due leggi cui evidentemente fa riferimento la Corte Costituzionale sono: l’Italicum pensato soltanto per la Camera dei deputati, nella quasi certezza dell’esito positivo del referendum del 4 dicembre e ciò che resta del Porcellum, ribattezzato Consultellum dopo la sentenza 1 del 2014 per il Senato.

Al Parlamento spetta, dunque, ora il campito di armonizzare i due sistemi elettorali. La battaglia inizierà dalla Camera dei deputati dove in Commissione Affari Costituzionali verrà fissato a breve il “cronoprogramma”.

Veniamo ai nodi della sentenza: premio di maggioranza, ballottaggio e capilista.

Sì al premio di maggioranza

L’Italicum prevede l’attribuzione del premio di maggioranza alla lista che ottiene il 40% dei voti; percentuale assai elevata che appare alquanto utopistica guardando l’attuale situazione politica.

La Corte scrive: “La soglia del 40% per l’attribuzione del premio di maggioranza, alla luce della ricordata discrezionalità legislativa in materia” “non appare in sé manifestamente irragionevole, poiché volta a bilanciare i principi costituzionali della necessaria rappresentatività” “con gli obbiettivi, pure di rilievo costituzionale, della stabilità del governo del Paese e della rapidità del processo decisionale.”

No al ballottaggio

La Corte Costituzionale, come avevamo già appreso le scorse settimane boccia il ballottaggio, perché stabilisce che “il premio attribuito al secondo turno resta un premio di maggioranza e non diventa un premio di governabilità.” Secondo la Corte il premio attribuito ad un partito con il ballottaggio avrebbe un effetto distorsivo, trasformando una lista che vanta un consenso limitato, e in ipotesi anche esiguo, in maggioranza assoluta.

Una lista, vincente al ballottaggio, potrebbe vedere raddoppiati i seggi che avrebbe conseguito sulla base dei voti ottenuti al primo turno.

Si andrebbe dunque a comprimere eccessivamente il principio della rappresentanza.

Sì ai capilista bloccati ma scelta collegio con sorteggio

l sistema elettorale previsto dall’Italicum si discosta da quello precedente del Porcellum “per tre aspetti essenziali – scrive la Corte -: le liste sono presentate in cento collegi plurinominali di dimensioni ridotte, e sono dunque formate da un numero assai inferiore di candidati; l’unico candidato bloccato è il capolista, il cui nome compare sulla scheda elettorale; l’elettore può, infine, esprimere sino a due preferenze, per candidati di sesso diverso tra quelli che non sono capilista”.

Centrale è il ruolo dei partiti, “La scelta dei candidati bloccati, deve essere svolta alla luce del ruolo che la Costituzione assegna ai partiti, quali associazioni che consentono ai cittadini di concorrere con metodo democratico a determinare, anche attraverso la partecipazione alle elezioni, la politica nazionale.”

La Consulta, quindi dà la possibilità ai partiti di candidare uno stesso capolista in più collegi. Vieta però al deputato, una volta eletto in più collegi, di poter scegliere, perché “in contraddizione con la logica dell’indicazione personale dell’eletto da parte dell’elettore”.

La Corte suggerisce come regola “il sorteggio” ma invita il legislatore a sostituire tale criterio con altra più adeguata regola espressione della volontà degli elettori.

Spetta ora ai partiti politici recepire le osservazioni della Consulta per arrivare alle urne con una legge che garantisca omogeneità tra Camera e Senato.

Legge elettorale, cosa resta dopo la sentenza della Consulta?

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