Gabrielli, terrorismo: «Prima o poi anche noi un prezzo lo dovremo pagare»

Gabrielli, terrorismo: «Prima o poi anche noi un prezzo lo dovremo pagare»
Controlli della Polizia al Colosseo (Foto: LaPresse - Stefano Costantino)

«Lo dico in maniera molto cruda: prima o poi anche noi un prezzo lo dovremo pagare. Ci auguriamo sia quanto più contenuto possibile». Poche parole ma dense di significati quelle pronunciate dal capo della polizia Franco Gabrielli, che ha preferito la via della schiettezza e fotografare – così com’è – la situazione attuale in Italia nei confronti del terrorismo. Nel Paese c’è una mina vagante e nonostante il continuo lavoro delle forze dell’ordine, abili nel muoversi in anticipo, l’ordigno potrebbe anticipare a sua volta gli agenti e provocare vittime sul suolo italiano. Il pensiero di Gabrielli potrebbe suonare come una resa, figlia anche degli attacchi subìti da altri Paesi europei, ma scavando un poco sotto la superficie, le parole del capo della polizia rappresentano più che altro una constatazione, un invito ai cittadini ad essere coscienti del fatto che il rischio (parola che per definizione implica soltanto la possibilità che si verifichi un evento avverso) di subire attentati si stia tramutando in vero e proprio pericolo (che richiama una condizione oggettiva e la certezza che si verifichi un evento avverso). L’estrema franchezza usata da Gabrielli non dev’esser letta come stimolo a rinchiudersi nella paura e a modificare lo stile di vita ma come un rinnovato invito a prendere coscienza del fatto che l’Italia non è invulnerabile ma non deve lasciarsi contaminare da logiche assimilabili alla fobia. Lo stesso capo della polizia, infatti, ha precisato che «questo non deve toglierci la nostra libertà. Saremmo sconfitti solo se ci lasciassimo condizionare nella nostra quotidianità».

Insomma, se finora non si sono verificati atti di terrorismo significa che le forze dell’ordine stanno svolgendo un lavoro egregio ma ciò non azzera le possibilità che anche in Italia possano accadere fatti come quelli registrati di recente in Turchia, Francia e Germania. A questo proposito Gabrielli ha posto l’accento sul lavoro degli agenti impiegati nella lotta al terrorismo, richiamando l’attenzione sulla qualità del servizio svolto: «La verità – ha detto – è che se la smettessimo di giudicarci più coglioni degli altri, scopriremmo che in molti casi siamo migliori». Sono i fatti, almeno per il momento, a dare ragione a Gabrielli: nessun attentato finora ha colpito l’Italia e questo lo si deve soprattutto alle forze dell’ordine che quotidianamente prestano servizio sia sul territorio che sulla rete, cercando di anticipare le mosse di un avversario reale e temibile.

Il lavoro degli agenti acquisisce ulteriore valore se consideriamo anche le precarie condizioni con le quali – spesso – i tutori dell’ordine pubblico sono costretti ad operare. Già in un precedente articolo (qui) raccogliemmo le denunce dei sindacati di polizia, che lamentavano carenze a cui lo Stato dovrebbe far fronte con più risorse rispetto a quelle messe a disposizione finora. Purtroppo, come segnalato dal segretario del Sap Gianni Tonelli, queste problematiche sono ancora vive: «La situazione dell’apparato della sicurezza è molto complessa e serve intervenire in maniera veloce ed efficace. Oggi abbiamo organici depauperati dai tagli lineari che hanno portato a un vuoto di 45mila unità nelle forze di polizia, di cui 17mila della polizia di Stato. Ecco perché servono arruolamenti straordinari che possano, anche se in parte, rimpiazzare il vuoto. La strada assolutamente sbagliata sarebbe quella della chiusura degli uffici per recuperare uomini, mascherata da una falsa razionalizzazione. Gli equipaggiamenti, poi, vanno necessariamente adeguati alle nuove esigenze: servono armi nuove e idonee ai giubbotti antiproiettile ed equipaggiamenti per eventuali attacchi nucleari, biologici o chimici. Infine bisogna predisporre una serie di corsi full immersion per tutti coloro che operano su strada e un corso e potenziare la cyber security, anziché chiudere uffici di polizia postale». Il segretario Tonelli presenterà presto al Governo un piano di addestramento (costo stimato di 18 milioni di euro in 3 anni) che consenta di aggiornare e preparare gli agenti alle nuove esigenze in termini di sicurezza e prevenzione, fornendo loro tutte le conoscenze e gli strumenti atti a contrastare in maniera più efficace la criminalità e il terrorismo. Il progetto in realtà sarebbe già stato presentato nel 2015 ma il precedente esecutivo non accolse la proposta, l’augurio è che l’attuale primo Ministro Gentiloni – anche per dare un segno di discontinuità – si attivi personalmente per rendere concreto il piano o quantomeno fornire maggiori risorse a chi, da tempo, denuncia carenze che potrebbero portare conseguenze nefaste sui cittadini.

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  • Tiz Leopizzi

    Consiglio vivamente di impostare il nostro pensiero in modo costruttivo, cercando di far si che la miracolosa assenza di stragi di criminali che affliggono l’Europa e di cui l’ITalia è priva, mi auguro per sempre sia dovuto al fatto che l’Italia dialoga da sempre con il Medio Oriente. E ora deve farlo di piu perché è insensato che sia l”Europa il bersaglio che accoglie popolazioni provenienti da terre tormentate, e non ha provocato guerre in quei Paesi.

  • Tiz Leopizzi

    Caro Davide, il tuo pezzo è bello e documentato, ma l’approccio mi lascia sgomenta. In momenti come questo il messaggio deve essere diretto e costruttivo e non rassegnato al peggio. Anzi, spero che riusciamo a far leva su questo dato di fatto per diventare leader di una poltica che permetta in assoluto la fine di queste atrocità