I Pooh: il finale con le luci accese e l’orgoglio di aver scritto la storia della musica italiana

I Pooh: il finale con le luci accese e l’orgoglio di aver scritto la storia della musica italiana

Ieri pomeriggio abbiamo partecipato all’ultima conferenza della storia dei Pooh. E sappiamo bene che la parola ultimo, vicino alla parola Pooh, può sembrare qualcosa di impossibile. Eppure questa volta è stato proprio così. Il prossimo 30 dicembre, dopo tre ore di musica con un concerto che sarà al tempo stesso una grande festa e un lungo addio, uno ad uno i Pooh scenderanno dalla loro astronave, per l’ultima volta, dopo un lungo anno in cui chiunque (anche chi forse fino ad ora non li aveva mai presi molto in considerazione, come dichiarato da uno di loro ieri) li ha festeggiati puntando ogni riflettore su di loro e su questo grande compleanno.

Una conferenza stampa particolare, che ha riunito in un’atmosfera quasi surreale presso il The Yard di Milano moltissimi giornalisti che negli anni hanno prestato le loro penne alla storia della band più longeva d’Italia, e nella quale i momenti di commozione sono stati – come d’altronde ci aspettavamo – moltissimi, sia da parte dei presenti, che dei Pooh stessi, i quali hanno ribadito ancora una volta come nonostante sarà difficile anche solo immaginarlo, il 30 di dicembre prossimo sarà veramente il loro ultimo concerto. La decisione di abbandonare a fine 2016 le scene è stata annunciata durante una conferenza stampa di più di un anno fa, ma questa “data di scadenza” sembrava a tutti – e forse ai Pooh per primi – un appuntamento lontano, tanto che la voglia di festeggiare questo compleanno aveva preso il sopravvento. Ma ad oggi manca un solo mese a questa data di chiusura, e mettendo da parte la tristezza ci sono moltissimi traguardi raggiunti in questo 2016 di cui i Pooh potranno sicuramente gioire: oltre 200 mila spettatori in quattro serate per i concerti negli stadi di giugno, 3 concerti sold out all’Arena di Verona, oltre 20 concerti sold out nei palasport di tutta Italia e non da ultimo un disco di platino che è stato consegnato ai Pooh proprio durante la conferenza di ieri.

Durante tutta la durata dell’incontro con i giornalisti Roby Facchinetti, Red Canzian, Dodi Battaglia, Riccardo Fogli e Stefano D’Orazio si sono alternati nel raccontare le loro emozioni e sensazioni a fronte di questi grandi risultati e di questo concerto ormai imminente durante il quale è stato annunciato che ci saranno anche delle sorprese musicali (oltre che ad una diversa distribuzione del palco nello spazio) strettamente legate alla figura di Valerio Negrini, per il quale, anche durante la conferenza (come durante ogni concerto) l’applauso di ringraziamento a colui che ha regalato emozioni in testi è partito spontaneo.

Oltre alla consegna di emozioni e al resoconto di questo anno di festeggiamenti la conferenza è stata anche l’occasione per annunciare alla stampa e alle tv presenti l’ennesima “prima volta” dei Pooh, che da sempre si sono contraddistinti come grandi pionieri nel loro lavoro: la serata del 30 dicembre sarà infatti trasmessa in diretta via satellite in 200 cinema italiani. L’evento, trasmesso da Nexo Digital in collaborazione con F&P Group e RTL 102.5 ha dell’eccezionale, in quanto nessuna band ha mai scelto di chiudere la propria carriera con una diretta via satellite nei cinema italiani. L’elenco delle sale e le prevendite saranno disponibili sul sito di Nexo Digital a partire dal prossimo 9 dicembre. Tutti gli spettatori che si presenteranno in sala con il biglietto di uno dei concerti dell’ultimo tour potranno acquistare un biglietto per l’evento a prezzo ridotto.

Sembrava davvero che i Pooh avessero già realizzato qualsiasi cosa, eppure in questo anno sono riusciti a stupirci ancora una volta, regalandosi alcune emozioni che avevano sognato ma che forse mai avrebbero sperato di veder realizzate, come loro stessi hanno affermato durante l’incontro. Molte le domande che sono state poste ai cinque dai presenti, tra le quali una quella di coloro che ancora si continuano a chiedere se ci sarà un futuro per i Pooh o se la loro storia terminerà davvero il prossimo 30 dicembre, come più volte è stato sottolineato.

La mia personale opinione è che sarà davvero così. In tutti questi anni i Pooh ci hanno abituato ad una grande professionalità e ad un grande rispetto nei confronti del proprio pubblico, e se è stata presa questa (dopo l’emozione trapelata dalle parole dei singoli ieri pomeriggio possiamo tranquillamente dirlo) sofferta decisione è perché loro per primi sono convinti che questa sia la strada giusta, la decisione migliore, quella di schiacciare il tasto STOP quando ancora la musica suona ad alto volume, di spegnere la luce quando ancora è al massimo del suo splendore, impedendo che si affievolisca da sola, spegnendosi piano piano.

Mi piace pensare che questo sarà l’ennesimo insegnamento che i Pooh ci stanno dando, che stanno dando al panorama discografico italiano e a chi vorrà intraprendere la loro strada. Loro stessi hanno dichiarato che la propria storia è sempre stata più importante di qualsiasi altra cosa, di qualsiasi malumore interno, litigio o discussione, e che proprio questo li ha portati sin qui oggi, a un passo dalla chiusura con la consapevolezza di star facendo la cosa giusta. E quindi si, saranno proprio loro che sono sempre stati i primi in tutto, i primi a toccare alcuni temi scottanti nei loro testi, i primi a realizzare concerti innovativi e spettacolari che andavano a cozzare con le consuetudini legate alle esibizioni degli altri artisti italiani alzando notevolmente gli standard richiesti, i primi a diventare Cavalieri della Repubblica, i primi a realizzare un videoclip in Italia e poi addirittura i primi a farlo in alta definizione, i primi a realizzare un album su compact-disc, proprio loro saranno i primi a terminare la loro storia per scelta, con consapevolezza di fare la cosa giusta, e a farlo in diretta da Bologna per i presenti e per le migliaia di persone che parteciperanno alla diretta nei cinema italiani.

Non ci resta che dire Grazie ai Pooh per averci regalato alcune delle pagine più importanti della musica italiana. Noi di 2duerighe saremo presenti al concerto di chiusura della band, e una volta spente definitivamente le luci, vi racconteremo di questo evento unico nella storia della musica.

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  • Hydor Vox

    «E se non vi tappate le orecchie, li sentirete ancora suonare, una di queste sere».
    Correva l’anno 1981 e Nicola Sisto chiudeva con questa frase la pagina dedicata all’esordio discografico dei Pooh sul suo libro “C’era una volta il beat”. «Meccanismo ad orologeria beat» aveva definito Sisto la musica del primo album della band. Pooh – Per Quelli Come Noi; titolo emblematico per il primo album di un quintetto bolognese sulla durate del quale, il più ardito degli scommettitori di quel tempo, non avrebbe puntato più di tre anni! E invece di anni ne sono trascorsi cinquanta. Eppure si rimane stupefatti e increduli quando si guarda la copertina del primo disco “Vieni Fuori” (Lato A) “L’uomo di ieri” (Lato B): guardi i volti dei musicisti e non riesci a trovare somiglianze con quelli dei cinque che stanno per dare l’addio alle scene. Com’è possibile, ti chiedi?! E la risposta viene da sé: uno dopo l’altro, uno per volta, Tutti e Cinque i musicisti che nel gennaio 1966 sedevano negli Studi Regson in via Ludovico il Moro a Milano (gestiti da Carlo e Umberto Zanibelli e Lidia Gualtieri) per le sessioni in sala di registrazione che il 28 gennaio 1966 avrebbero permesso la pubblicazione del primo disco singolo dal titolo “Vieni Fuori” (cover di “Keep on Running” di Wilfred G. J. Edwards), uno dopo l’altro uno alla volta si diceva, vennero chi più chi meno garbatamente invitati a dare le dimissioni dall’allora titolare della leadership della band e dal suo fidatissimo braccio destro; il primo mancato nel 2013, il secondo tornato alla ribalta dall’oblio (nel quale era finito nel 1967) con la pubblicazione del libro “Pooh – Atto di nascita”! Già, perché nell’azienda Pooh occorre tenere i conti in lustri. Infatti, se ci pensate bene, cinquant’anni sono un arco temporale enorme, e per riavvolgere il nastro e ripensare a quel tempo, duecento mesi non bastano più; adesso di mesi ne occorrono seicentoundici (18.600 giorni, sabati e domeniche compresi). Ma fatta eccezione per Negrini, viene spontaneo chiedersi: gli altri, Tutti gli altri, che fine hanno fatto?! Il 30 dicembre 2016, prima dell’ultimo concerto del Complesso dei Pooh, i fervidi ammiratori della band potranno salutare questi Magnifici Dimenticati degli esordi (Enrico Marescotti compreso) ?!?!

  • Hydor Vox

    «E se non vi tappate le orecchie, li sentirete ancora suonare, una di queste sere». Correva l’anno 1985 e Riccardo Bertoncelli chiudeva con questa frase il profilo dedicato ai Pooh a pagina 598 dell’enciclopedia rock anni sessanta. Bertoncelli classificava la band del 1966 come un «sofisticato congegno di orologeria beat» definendo «splendido» il primo 33 giri “Pooh – Per Quelli Come Noi”. Disco dal titolo emblematico per il primo album del quintetto bolognese sulla sorte del quale, il più ardito degli scommettitori di quel tempo, avrebbe vaticinato al massimo tre anni di carriera! E invece di anni ne sono trascorsi cinquanta!!! Eppure si rimane stupefatti e increduli quando si guarda la copertina del primo disco “Vieni Fuori” (Lato A) / “L’uomo di ieri” (Lato B): guardi i volti dei musicisti e non riesci a trovare somiglianze con quelli dei Cinque che il 29 nov scorso stavano seduti al The Yard di Milano per l’ultima conferenza stampa di addio alle scene. Com’è possibile, ti chiedi?! Ecco la risposta: uno dopo l’altro, uno per volta, Tutti e Cinque i musicisti che nel gennaio 1966 sedevano nella sala degli Studi Regson, in via Ludovico il Moro a Milano (studi gestiti da Carlo e Umberto Zanibelli e Lidia Gualtieri) per le sessioni di registrazione che il 28 gennaio 1966 avrebbero permesso la pubblicazione del primo disco singolo dal titolo “Vieni Fuori” (cover «con i denti aguzzi» di “Keep on Running” di Wilfred G. J. Edwards), uno dopo l’altro, uno alla volta – si diceva testé – vennero chi più chi meno “garbatamente” invitati a dare le dimissioni dall’allora titolare della leadership della band e dal suo fidatissimo braccio destro; il primo mancato nel 2013, il secondo tornato alla ribalta dall’oblio (nel quale era precipitato nel 1967, anch’egli dopo aver dato le dimissioni) con la pubblicazione del libro “Pooh – Atto di nascita”! Cosicché nel giro di due lustri dagli esordi, uno per volta, di Quei Cinque della copertina di Vieni Fuori non rimase più nessuno. Già, perché nell’azienda Pooh occorre tenere i conti in lustri. Perché se ci pensate bene, cinquant’anni sono un arco temporale enorme e per «riavvolgere il nastro e ripensare a quel tempo» duecento mesi non bastano più; adesso di mesi ne occorrono seicentoundici (18.600 giorni, sabati e domeniche compresi). Ma fatta eccezione per Negrini, buonanima, viene spontaneo chiedersi: gli altri, Tutti Gli Altri, che fine hanno fatto?! Il 30 dicembre 2016, all’ultimo concerto del Complesso dei Pooh, i fervidi ammiratori della band potranno salutare questi Magnifici Dimenticati degli esordi (Enrico Marescotti compreso) ?!?!