Dalla parte sbagliata con James Crumley

Dalla parte sbagliata con James Crumley

In letteratura ci sono miti che faticano a tramontare e altri che stentano ad affermarsi. Pensando alla letteratura statunitense non si fa fatica a citare immediatamente Ernest Hemingway, Scott Fitzgerald o William Faulkner, bisogna essere un lettore un po’ più avveduto per poter citare Raymond Carver, Don DeLillo, Philip Roth, D.F. Wallace, Joseph Heller, Jhon Barth o Donald Barthelme.

La stessa cosa si può affermare per il genere poliziesco, tutti conosciamo Dashiell Hammett, Raymond Chandler, Mike Spillane e James Ellroy; ma per citare Joe Gores, Robert B. Parker, James Crumley o George Pelecanos bisogna essere un cultore del genere.

È proprio su James Crumley che si vuole focalizzare l’attenzione, un mito letterario che stenta ad affermarsi in Europa e in Italia.

Per gli appassionati dei gialli, e ancor di più per i cultori del Giallo Mondadori, il 1996 è stato un anno eccellente, a giugno esce Prega detective di James Ellroy, a novembre Dalla parte sbagliata (Dancing Bear) di James Crumley, ma è di quest’ultimo che vogliamo parlare.

Autore del romanzo di culto L’ultimo vero bacio (The Last Good Kiss, 1978), considerato uno tra i migliori romanzi hard boiled nella storia del giallo. Sono in molti gli appassionati a recitare a memoria il famoso incipit.

«When I finally caught up with Abraham Trahearne, he was drinking beer with an alcoholic bulldog named Fireball Roberts in a ramshackle joint just outside of Sonora, California, drinking the heart right out of a fine spring afternoon [Quando finalmente trovai Abrahm Trahearne, scolava birra con un bulldog alcolizzato di nome Fireball Roberts in una bettola sgangherata appena fuori Sonora, in California, si stava bevendo anche il cervello in un bel pomeriggio di primavera]».

Due sono i detective nati dalla sua fantasia di Crumley, uno è C.W. Sughrue, l’altro è Milton Chester Milodragovitch III, il protagonista del romanzo Dancing Bear, tradotto in italiano con Dalla parte sbagliata.

«Mi chiamo Milton Chester Milodragovitch III, nome anglosassone scelto dal mio bisnonno apposta per controbilanciare la maledizione slava del cognome. Mio nonno si chiamava Milt, mio padre Chet e mia madre tentò invano di chiamarmi Milton. Per gli amici sono Milo. Solo mio padre mi chiamava Bud e, quando avevo dodici anni e si sparò alla testa, quel nome morì con lui»[1].

Ecco la personale presentazione di Milton Chester Milodragovitch III, detto Milo. Qualcuno questo nome se lo ricorda. Milo, detective privato, era già stato protagonista di una storia torbida ambientata nell’America dei corrotti e degli ubriaconi, Il caso sbagliato, nel 1975 e pubblicato in Italia nel 2008 da Einaudi. Passa un po’ di tempo, qualche anno, e Milo è di nuovo in pista. Lo ritroviamo in Dancing bear che viene ripubblicato con un nuovo titolo, La cattiva strada. Scritto nel ’83, otto anni dopo il primo romanzo, è la nuova edizione e traduzione di Dalla parte sbagliata.

Per quanto potrà sembrare confusa come informazione, stiamo parlando sempre di un unico romanzo, pubblicato con il titolo di Dancing Bear in lingua originale, Dalla parte sbagliata come edizione italiana dei Gialli Mondadori anni ’90, La cattiva strada è la nuova traduzione di Einaudi del decennio seguente. Questo è il secondo capitolo di quella che sarà la Milo’s series insieme a La terra della menzogna (Einaudi 2001) e infine al quarto, Il confine dell’inganno (Mondadori 1996).

La cattiva strada risplende di nuova luce grazie al bravissimo traduttore Luca Conti, che purtroppo sembra abbia smesso di tradurre per dedicarsi interamente al giornalismo.

Gli Stati Uniti d’America non sono la patria del Diritto, sono la patria della ‘legge democratica’, ovvero del diritto di ognuno di farsi giustizia da sé, di portare una pistola e di usarla. Gli Stati Uniti d’America sono però la patria dell’investigatore privato, il private eye, che diviene il professionista di questa ‘legge democratica’.

Questi detective li ritroviamo in uno degli ultimi romanzi, Il confine dell’inganno (Mondadori 1996), dove i due investigatori usciti dalla penna di Crumley, vivono un’avventura insieme.

Milo Milodragovitch III è infuriato. Il direttore della sua banca gli ha sottratto l’eredità del padre ed è fuggito con una strana ragazza di nome Rita. Per ritrovarlo, Milo contatta il suo vecchio partner C. W. Sughrue, ritiratosi nel deserto dopo una sparatoria con un messicano. I due scoprono che le loro storie convergono, e li portano a una stessa donna, che ha cambiato molti nomi e molti uomini.

Nasce così un folle inseguimento sul confine tra Texas e Messico, simbolo del confine tra legalità e illegalità, tra innocenza e ferocia, che passa all’interno di ognuno di noi. Questo confine e questa tematica è molto attuale nella politica odierna degli Stati Uniti, a riprova di quanto James Crumley fosse voce autentica della sua terra, oggi, più che mai, bisogna fare attenzione a non trovarsi dalla parte sbagliata di quel confine.

[1] J. Crumley, Dalla parte sbagliata, Giallo Mondadori, Milano, 1996, p. 21.

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