BERLINALE 2017 | Milena Canonero l’Orso d’oro e l’arte di vestire il cinema

BERLINALE 2017 | Milena Canonero l’Orso d’oro e l’arte di vestire il cinema

Berlino – “Non vesto bambole, sono attori, personaggi, e devono essere in armonia con l’idea del regista” è Milena Canonero, una delle più celebrate costumiste al mondo, è italiana e in questa 67esima edizione del Festival del Cinema di Berlino ha ricevuto un omaggio alla carriera per il suo decisivo contributo allo stile di molti capolavori cinematografici.

Quattro Oscar per i migliori costumi e innumerevoli collaborazioni con i più importanti registi internazionali, da Stanley Kubrick, Francis Ford Coppola a Wes Anderson e molti altri. Milena Canonero ha vestito grandi nomi del cinema come Meryl Streep, Robert Redford, Richard Gere, Jack NicholsonKristen Dunst, George Clooney, Diane Keaton, Al Pacino, Warren Beatty e persino Madonna solo per citarne alcuni tra i noti.

“Sono stata fortunata – dice però la Canonero – a lavorare con grandi, grandi, grandi personaggi del cinema, ma ciò che mi rendeva felice era vederli soddisfatti. Anche se ogni volta che rivedo un film mi rendevo conto che non tutto era perfetto”.

La Berlinale ha dedicato al suo lavoro una retrospettiva di dieci dei più importanti film per cui questa artista italiana ha realizzato i costumi: Arancia meccanica (USA 1971); Barry Lindon (USA 1975); Shining (USA 1983); Momenti di Gloria (UK 1981); Cotton Club (USA 1984); La mia Africa (USA 1985); Dick Tracy (USA 1990); Il padrino – Parte III (USA 1990); Marie Antoniette (USA 2006); Grand Budapest Hotel (USA/Germania 2014).

Milena Canonero parla del suo modo di lavorare e della sua felice collaborazione questi grandi registi, ma racconta che su tutti  il più grande maestro per lei è stato Stanley Kubrick, con il suo film Arancia meccanica la carriera di questa costumista ha avuto inizio. Il suo lavoro è il risultato di una estesa ricerca nella storia dell’arte, tuttavia non adotta un parametro uguale per ogni film.

“Tutto comincia dalla sceneggiatura. Wes Anderson aveva le idee molto chiare, ma allo stesso tempo, come Stanley Kubick e Francis Ford Coppola, dava la possibilità di andare oltre. Amava la ricerca,  era un uomo divertente e meraviglioso e gli piaceva lavorare come se fossimo una famiglia e l’atmosfera era molto accogliente. Anche con Stanley mi sono sempre sentita come in famiglia. Wes amava rendere omaggio ai grandi film nelle sue pellicole e mi piace definire il suo lavoro come quello di un pittore naïf, ma con un importante sottotesto, un messaggio di umanità. La cosa più importante sono le direttive del regista, anche se Stanley, così come Coppola, Beatty e Anderson, una volta compresa la direzione in cui si vuole andare ti lasciva completamente libero di lavorare. Lui ti mostrava alcune cose all’inizio e poi si concentrava su altre cose e aveva la piena fiducia in te. Stanley era assolutamente unico, un grande maestro a cui io devo tutto. A lui piacevano le persone che lavorano duro, con passione e attenzione. Lui diversamente da molti altri non ti metteva in una scatola, se vedeva che eri capace di fare anche qualcos’altro ti dava altri incarichi e ti insegnava, una volta mi chiese di supervisionare il doppiaggio. Stanley era un uomo straordinario”.

Si può dire che gli abiti che la Canonero ha disegnato per i suoi film hanno influenzato persino le tendenze della moda mondiale e ispirato stilisti come Alexander McQueen e Ralph Lauren. Ciò che infatti impressiona nelle sue creazioni per i vari film è la versatilità dei suoi interessi artistici. La Canonero non ha nemmeno rifiutato la possibilità di avvalersi delle moderne tecnologie.

“Appena ne ho avuto la possibilità ho usato anche photoshop, perché ti permette di fare ciò che io facevo a mano con differenti tecniche. E’ un processo diverso. A volte ho fatto film per cui ho preso l’idea direttamente da dei quadri, elaborandoli, come in Berry Lyndon, in cui la pittura è stata la nostra ispirazione. In generale comunque quando mi approccio allo stile di un personaggio per me la testa è la parte più importante, questo me lo ha insegnato Stanley, tengo molto conto della forma del corpo e dell’espressività di uno specifico attore e poi elaboro il costume. Ci sono registi che amano vedere tutto pronto e altri che invece vogliono essere sorpresi. Ogni film è diverso e non ci sono regole”.

Ad ogni domanda però la Canonero non può fare a meno di tornare a parlare di Kubrick, perché lui, dice questa artista, mi ha fatto comprendere il cinema e quando si ha un grande insegnante, un uomo intelligente come lui, forse il più grande nel mondo del cinema, il cinema diventa un’opera artistica.

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