Montedoro, un film che cattura il tempo

Montedoro, un film che cattura il tempo

Montedoro è un film di Antonello Faretta, in uscita nella sale italiane il 15 Aprile.

 

Montedoro non è un film per tutti, sa di non esserlo e non ne sente l’esigenza. Il soggetto, sempre di Faretta, prende vita da una storia vera, che può essere sentita vicina da molti: è la storia di una ricerca, disperata e silenziosa, di una figlia nei confronti della madre.

 

Pia Marie Mann è la protagonista della storia, vissuta in America scopre di essere stata adottata e che le proprie origini sono italiane, in uno sperduto paesino del Sud: Montedoro.

Intraprende un viaggio in cerca di risposte, per poi scoprire che Montedoro non è che un paese fantasma, abbandonato dopo una frana molti anni prima.

La ricerca continuerà tra i ruderi e le suggestive immagini di questo luogo magico, tra antichi ricordi e vecchie storie.

Montedoro
Montedoro

Un film antropologico e intimo, spirituale.

 

Se lo si guarda con questi occhi, il film è legittimo e può piacere.

Certo, è lontano dal cinema che si è abituati a vedere, i dialoghi sono quasi assenti, i personaggi scarsi e poco curati, il vero e unico protagonista è proprio Montedoro, in tutto il suo inamovibile silenzio.

 

Montedoro è un film capace di catturare il tempo, di impegnarlo nella pellicola, facendo assaporare quel gusto antico tipico di questo luogo del Sud Italia.

Anche il tempo nel vederlo, però, sembra dilatarsi incredibilmente, per via di una narrazione lenta, dal movimento impercettibile.

 

Film assolutamente particolare, consigliato solo per chi possiede la giusta volontà di affrontare un qualcosa di diverso e consapevole di questa dimensione astratta della pellicola.

 

“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti. Ma non è facile starci tranquillo.”

Cesare Pavese

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