L’Uomo dal fiore in bocca di Lavia: albicocche e pacchetti

L’Uomo dal fiore in bocca di Lavia: albicocche e pacchetti

Ahh che delizia le albicocche, vero Signor Lavia? Come le mangia lei? Perchè credo che le piacciano da morire, forse per quel colore sfacciato, che sa di primavera e di vita, per quel modo di schiacciarle fra le dita per lungo, come due labbra succhiose; perchè, anche se siamo ancora in inverno, si possono sempre trovare certe buone albicocche se non ci si lascia appesantire da pacchi pacchetti e pacchettini inutili come quelli che si incontrano in L’Uomo dal fiore in bocca…

L’ atto unico di Pirandello, in scena al Teatro Parenti di Milano sino al 19 febbraio 2017, è uno spettacolo di rara intensità. Gabriele Lavia, attore e regista, lo presenta con la leggerezza di chi ha scavato in profondità il mondo pirandelliano,  assorbendolo, prima ancora che come artista, come uomo.

Sulla bella scena che ricostruisce una sala d’aspetto di una stazione, l’ Uomo dal fiore in bocca, un po’ curvo per il carico imposto dalla vita, ma ancora agile nei movimenti per l’amore per la stessa, appare inizialmente una spalla del viaggiatore, un “uomo pacifico” che entra trafelato nella sala di attesa. É bagnato dalla pioggia che fuori infuria, impacciato, appesantito da una serie di numerosi pacchi, pacchetti e pacchettini che lancia con stizza sulla lunga panca della sala.

A causa di questi ha perso il treno, racconta con voce stridula e petulante; mentre parla distrattamente, è più attento a chiudere le porte della sala per evitare la corrente, che ad osservare l’altro, l’Uomo dal fiore in bocca che gli risponde con voce sapiente e leggermente beffarda. Racconta dell’immaginazione con la quale si attacca alla vita degli altri come un rampicante ad una cancellata; di come questo non provochi in lui piacere, ma lo tenga occupato nel tentativo di sentire il fastidio per la vita per poterla giudicare vana e sciocca e abbandonarla cosi, senza rimpianti. Racconta poi, quasi alla fine, del suo fiore in bocca, l’epitelioma lasciatogli dalla morte tra il naso e le labbra.

E mentre confessa il suo imminente destino di condannato a morte, è preso da quell’inspiegabile, inesauribile gusto per la vita: “Ma ci sono, di questi giorni, certe buone albicocche”…

Lavia, va oltre il dramma pirandelliano dell’Uomo dal fiore in bocca aggiungendo anche  quello dell’uomo pacifico, quasi buono, non presente nel testo Pirandelliano, che ricorda l’uomo medio di Pasolini, il pericoloso delinquente, schiavista, razzista, egoista, qualunquista. L’uomo pacifico è incurante di avere davanti un uomo con la morte addosso, non sente compassione; resta concentrato, attaccato ai suoi pacchetti, alla corrente d’aria, alle preoccupazioni per quello che gli urlerà la moglie, arrivando perfino a dire “vorrei morire” per quel treno perso. E quando l’Uomo dal fiore in bocca gli tende la mano per salutarlo, lui resta chiuso nel suo egoismo sfacciato e becero e non ricambia il saluto, convinto che il proprio dramma, quello di aver perso il treno, sia ben peggiore di quello di chi ha la morte addosso.

8 – 19 febbraio 2017

Gabriele Lavia

In

L’UOMO DAL FIORE IN BOCCA

E non solo
di Luigi Pirandello
adattamento Gabriele Lavia
con Gabriele Lavia, Michele Demaria, Barbara Alesse
regia Gabriele Lavia
scene Alessandro Camera
costumi Elena Bianchini
musiche Giordano Corapi
luci Michelangelo Vitullo
produzione Fondazione Teatro della Toscana

Teatro Franco Parenti,via Pier Lombardo 14, 20135 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono biglietteria 02/59995206, mail [email protected]

intero: prime file 40€ / II e III settore 32€ / IV settore 25€; over65/under26: II, III, IV settore18€; convenzioni: II, III settore 22,50€ / IV settore 18€; prevendita 1,50€
lun un riposo; mar, sab h 20.30; mer, ven h 19.45; gio h 21.00; dom h 16.00

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