Baracco e la tragedia borghese di “Romeo e Giulietta”

Baracco e la tragedia borghese di “Romeo e Giulietta”
Foto di scena. Fonte: Federico Zaza

Ieri al Teatro Eliseo ha debuttato “Romeo e Giulietta” con la regia di Andrea Baracco prodotto da KHORA.teatro e Teatro Stabile d’Abruzzo. Un altro gioiello da aggiungere alla collezione di queste produzioni.

Questo non è il solito allestimento di Romeo e Giulietta: non troverete incanto e idillio amoroso, non vedrete il balcone di Giulietta immerso in sontuosi addobbi floreali e atmosfere sognanti, non troverete personaggi fluttuanti e briosi che, a poco a poco, precipitano nel baratro della morte solo perché nati sotto una “cattiva stella”.

Come ha detto lo stesso Baracco, questa è una tragedia borghese. Il destino degli uomini è in mano agli uomini. Nelle mani dei padri, in questo caso, e nell’eterna lotta per la supremazia sono pronti e disposti a sacrificare i loro figli.

La morte degli infelici amanti, come tutti sanno, è annunciata dal coro iniziale. Baracco, con straordinaria eleganza e sobrietà, rende la morte, unica e vera protagonista dello spettacolo. Si diffonde, come un veleno, contagia tutti gli elementi dello spettacolo, le luci, le scene, corrompe anche i versi poetici, si insinua nei gesti degli attori e delle attrici.

Una sinistra e inquietante presenza avvolge l’intero spettacolo. La morte è sempre in agguato, in attesa della sua entrata in scena.

Solo gli “adulti” sono immuni alla morte, se ne stanno arroccati nelle loro gabbie di ferro, al sicuro. Da un vetro possono guardare i loro figli, i giovani, che si dimenano per trovare la loro libertà, che combattono battaglie che appartengono solo ai loro genitori, che si uccidono l’un l’altro, in uno spazio vuoto, desolato ma osservabile. Guardano lo stesso spettacolo che vediamo noi dalla platea.

Sono Antonio Folletto e Lucia Lavia a interpretare i due amanti veronesi. Due attori giovani, capaci, competenti e maturi. Folletto, reduce di straordinari successi cinematografici e televisivi, interpreta un Romeo scattante, nervoso, agile, uno scavezzacollo travolto dal turbine di una passione violenta e scatenata, capace, però, di profondere nella propria voce la dolcezza e la delicatezza di questa passione. In una parola, bravissimo. Lucia Lavia, al contrario, controlla il proprio corpo, cerca di contenere i movimenti. Statuaria, la sua voce riesce a restituire tutte le sfumature, i sentimenti che il suo corpo non può esprimere; in lei albergano rabbia, dolore, felicità, amore incondizionato, forza, coraggio e la straordinaria Lavia non manca di restituirle al pubblico con sublime intensità (nella memoria di chi scrive, c’è ancora il ricordo della sua meravigliosa Bovary, ndr).

 Bravissimo, come sempre, anche Alessandro Preziosi che riesce, finalmente, a rendere quell’ambiguità affascinante di Mercuzio che lo colloca a metà strada tra l’essere umano e il fool shakespeariano. Nel Mercuzio di Preziosi il verso poetico non è giocoso e infantile, diventa inquietante, misterioso, evocatore di mondi sconosciuti e inaccessibili se non a lui stesso, incomprensibile a chi lo ascolta, volgare ma mai offensivo, detestabile e amabile, uomo e donna –come dice Baracco – nello stesso tempo. Preziosi riesce perfettamente ad eseguire queste acrobazie, questi numeri funambolici esprimendo pienamente la doppiezza, il dualismo di questo personaggio.

L’intero cast artistico si distingue per la bravura e la professionalità (alcuni di loro sono molto giovani) ma una nota di merito va data, in chiusura dell’articolo, a Elisa Di Eusanio, Woody Neri e Dario Iubatti.

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