Forse non lo sai, ma pure questo è amore…

Forse non lo sai, ma pure questo è amore…

That’s amore”, al Teatro Nino Manfredi di Ostia

Regia di Marco Cavallaro

Con Marco Cavallaro, Claudia Ferri, Marco Maria della Vecchia

Travolti da un insolito destino, nel grigio cielo di Roma, freschi reduci delle rispettive coppie scoppiate (lasciato lui, fuggita lei, ma entrambi cacciati di casa) Gino e Manuela si incontrano e soprattutto si scontrano in un microscopico quasi-bilocale romano, un quindicesimo piano no-lift che ricorda molto il nido d’amore de A piedi nudi nel parco (1967, regia di Gene Sacks, con due splendidi Robert Redford e Jane Fonda ed un istrionico Charles Boyer).

Ma qui è guerra aperta fin dal primo momento: diventati coinquilini involontari per un disguido d’agenzia immobiliare, ciascuno rivendica il possesso di quei pochi, fatiscenti metri quadri con vista panoramica, e insieme alla propria (sedicente) indipendenza e autonomia sentimentale, tenta di scaricare sull’altro/a paure e ansie, desideri e aspettative finora disattese.

Lui, Gino, è un precario nel lavoro, nella vita e negli affetti: narcolettico a sorpresa, (non) fronteggia le emozioni forti precipitando in svenimenti improvvisi nei momenti più impensati (e comici). Lei, Manuela, è un’aspirante attrice, effervescente e volitiva, apparentemente granitica, spinosa, e dotata di una verve graffiante e impietosa, rivelerà solo alla fine la sua impellente voglia di tenerezza. L’altro, Marcelo, improbabile playboy latinos, con pretese di sensualità e seduzione, piomba tra i due litiganti a complicare ulteriormente la convivenza armata della non-coppia. Anche lui vittima degli equivoci immobiliari, sarà in realtà il catalizzatore di un bel cambiamento, per tutti e tre.

Ne nasce una commedia (anche) musicale allegra e divertente, ricca di schermaglie da guerra dei sessi, condita di gag sapientemente dosate, che trasformano il miniappartamento disadorno in un campo di battaglia prima e, fatalmente, in una minuscola alcova.

Il ritmo è sempre sostenuto, ben dosato, a tratti incalzante, scandito da dialoghi vivaci e pungenti, mai scontati o prevedibili, e affiancato all’occorrenza dalle gradevoli canzoni (musiche e testi originali), che raccontano, come in un ‘fuori onda’ dei protagonisti, le loro emozioni intime, le loro aspirazioni inconfessate.

Così il minuscolo bilocale diventa rapidamente, ma con grande naturalezza, lo spazio scenico per infinite rincorse ed equivoci, un teatrino di cartapesta per giocare a nascondino tra sbattere di porte e agguati sul balcone, mascherando e svelando le paure e le delusioni, ma pian piano coltivando una piccola, imprevedibile fiamma d’amore.

Gli interpreti sono brillanti e inesauribili nelle invenzioni sceniche (occhio al piccolo cactus spinoso…), nella gestione del ritmo, nel repertorio di sfumature e coloriture emotive. Il tutto badando bene a continuare a divertirci e sorprenderci.

Marco Cavallari (Gino) in scena, oltreché l’attore esilarante, è soprattutto regista: non perde mai il controllo della sua ‘creatura’, sostiene e rilassa la narrazione e il movimento della piéce. Claudia Ferri (Manuela) è una performer sorprendente: canta, balla, esagerata e sommessa, quasi una solista, molto ‘tecnica’.

Infine Marco Maria della Vecchia, nei panni del tenero Marcelo, offre con accortezza spunti continui ai due protagonisti, ma anche ritaglia con garbo un angolino incantato, quasi magico, per il suo personaggio, uno stravagante e allampanato sedicente viveur, homme fatal che incalza Manuela in un tango sensuale e parla una sua strana lingua romantica intessuta delle canzoni di Julio Iglesias.

Da vedere senz’altro, con pochi mezzi (tecnici) un pezzo di bravura notevole, per tutti e tre.

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