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MIKA: un cantante di energia all’Atlantico

Sabato 10 novembre 2012 si è assistito al concerto di MIKA all’Atlantico Live a Roma. Un’orda di alcuni disperati adolescenti affollavano l’entrata sin dalla sera prima. Non siamo a livelli di Beethoven, ne’ per comportamento ai concerti, ne’ per livelli musicali; però c’è da dire che in più vi è l’ambiente umano di cui si carica l’entrata prima della platea o dei palchi dell’Atlantico. Sì perché, è comunque bello vedere alcuni genitori che per non far rischiare troppo ai figli ( e sappiamo di quali “rischi “ si parli) entrino con questi e appassionatamente con loro seguano il concerto. Mika non è tra i preferiti di chi scrive, ma chi scrive ne ammira i toni acuti mixati garbatamente e sapientemente ai toni bassi , ne ammira l’energia, e semmai, da ciò che ha potuto sentire, anche la pronuncia inglese delle sue canzoni.

Dispiace dire che chi scrive conosca molto poco questa lingua e che non possa apprezzare tutti i significati dei suoi testi, ma, come si ripete, ogni tanto l’adrenalina(anche se non si sa quanto sia artificiale o naturale) come si diceva, questa ogni tanto va fatta “scoppiare” nelle vene, pur non amando certi linguaggi artistici. L’inizio molto rovinato da una base troppo forte che non faceva apprezzare la voce del cantante, è andato man mano migliorando quando si è arrivati intorno alle 23.15-23.30, a circa un terzo del programma. Lo si ripeta, speriamo che non sia la droga a dare tanta energia al cantante che, ad ogni modo, ha ringraziato Roma in lingua parlata italiana all’inizio e l’ha tributata di un bel GRAZIE scritto, uscito “magicamente” da quel cappello che lo ha accompagnato per tutta la serata.

C’è da ammirare il fatto che abbia cantato circa ventidue canzoni senza interrompersi mai, altro che per sorseggiare qualche goccio d’acqua e che le sue coriste (molte italiane), erano all’altezza. Ma c’è da rimarcare la cattiva organizzazione di questi pur piccoli eventi, dove alcuni ragazzi, nell’attesa dell’entrata, va riconosciuto, hanno anche studiato! Buon per loro! Ma il livello organizzativo è stato pessimo ( a torto o a ragione non lo si può dire), certamente a discapito di chi attendeva che non è “bello” far gelare l’inverno accampati a terra, o “squagliare” l’estate tra le transenne.

Va riconosciuto che, se queste star le vogliamo, dobbiamo, oltre che darle la possibilità di esprimersi nei luoghi più salutari (non certo per loro che, si è sicuri, canterebbero anche nelle stalle), ma per gli spettatori che arrivano, e soprattutto alla non più tenera età dei genitori che accompagnano i figli! E si pensa anche per i figli stessi che vanno via isterici e poco soddisfatti. Non sta alla sottoscritta dire altro, ma bisogna riconoscere ( e me ne scuso con la persona che mi ha invitata), non a caso, c’è da dire chiamasi: musica leggera.

 

Michela Gabrielli
12 novembre 2012

 

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