VENEZUELA, BROGLI ELETTORALI NELLE ELEZIONI PER LA COSTITUENTE

VENEZUELA, BROGLI ELETTORALI NELLE ELEZIONI PER LA COSTITUENTE

La procuratrice generale del Venezuela, Luisa Ortega Diaz, ha annunciato l’apertura di un’inchiesta contro i responsabili del Consiglio nazionale elettorale (Cne) per le accuse di brogli nelle elezioni per l’Assemblea costituente di domenica scorsa.

“Ho nominato due pubblici ministeri che indagheranno sui quattro direttori del Consiglio elettorale nazionale per questo fatto veramente scandaloso”, ha detto Ortega alla CNN dopo che la società britannica incaricata di gestire il voto ha dichiarato falsi i dati diffusi sulle percentuali di affluenza.

Secondo le cifre ufficiali del Cne, poco più di 8 milioni di cittadini hanno partecipato alle elezioni, con un’affluenza pari al 41,53%.

L’amministratore delegato della Smartmatic ha, però, affermato che c’è una differenza di almeno un milione di voti tra le cifre sull’affluenza annunciate dal Consiglio Nazionale Elettorale (Cne) e quelle registrate dai sistemi elettronici della sua società.

Al di là del dato numerico e dei dubbi sulla validità delle elezioni, va detto che domenica 30 luglio ha segnato un passaggio, probabilmente, senza ritorno verso la fine della democrazia nel Paese, con le elezioni per l’Assemblea Costituente, alla quale il presidente Maduro darà il mandato di cambiare la Costituzione.

Si è trattato di un atto di forza del presidente venezuelano che, andando contro le regole democratiche, senza passare per un preventivo referendum popolare previsto dalla legge, ha stabilito di riscrivere la Carta Costituzionale, affidandosi a personalità di sua fiducia, esautorando ancora una volta un Parlamento, a lui ostile, ma legittimamente eletto, delle proprie prerogative.

Tali decisioni non fanno che infiammare ancora di più gli animi già esasperati dei cittadini e delle opposizioni che da mesi protestano contro l’instaurarsi di un regime antidemocratico, affinchè vengano indette libere elezioni, e vengano liberati i prigionieri politici.

Proprio nei giorni scorsi, dopo una parentesi agli arresti domiciliari, sono stati nuovamente messi in carcere Antonio Ledezma e Leopoldo Lopez, i due principali esponenti dell’opposizione al regime di Maduro.

La situazione è sempre più esplosiva. Dall’inizio della protesta si sono registrati un centinaio di morti e un numero assai più elevato di feriti.

Domani si terrà la grande mobilitazione contro l’Assemblea costituente, in occasione dell’insediamento del nuovo potere supremo, come annunciato dal presidente Nicolas Maduro.

Ma l’opposizione alla Costituente non viene solo dall’interno del Venezuela. La comunità internazionale ha espresso quasi unanimemente la sua preoccupazione per la situazione di Caracas, sottolineando che il nuovo organismo, di dubbia legittimità, non servirà per risolvere i problemi del paese.

Non riconoscono il voto di domenica Paesi come Argentina, Brasile, Colombia, Messico, Perù, Paraguay e Panama. Anche gli Usa hanno annunciato sanzioni contro il governo venezuelano.

L’Unione Europea e l’Italia con il presidente Gentiloni e con il ministro Alfano hanno scelto la linea della condanna: «Non riconosciamo la Costituente di Maduro, siamo al limite della guerra civile e di un regime dittatoriale».

Il dialogo tanto auspicato da Papa Francesco tra Governo e opposizioni sembra solo un’utopia.

E’ sempre più difficile per la comunità internazionale restare indifferente dinanzi ad una crisi politica e istituzionale senza precedenti, aggravata da una profonda crisi economica, in cui l’82% delle famiglie vive in povertà.

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