ECCO COME SI PRESENTA POLITICAMENTE IL 2017

ECCO COME SI PRESENTA POLITICAMENTE IL 2017

Il 2016 è appena terminato e ci siamo lasciati alle spalle risultati elettorali inattesi, o per lo meno erroneamente previsti: la Brexit e la vittoria di Trump. Tralasciando considerazioni di tipo meramente politico, come quelle sulle idee propagandate dal tycoon, proviamo a comprendere come mai le persone lo abbiano votato. Si potrebbe affermare sicuramente che i voti presi siano stati “di pancia”, una ribellione contro la classe politica classica, una svolta verso colui che si presenta come anti-establishment, ma sarebbe un’analisi riduttiva e semplicistica; saremmo sicuramente più corretti nell’osservare che ha vinto colui che si è presentato come baluardo dell’economia nazionale e protezionistica, colui che si è da subito scagliato contro l’immigrazione a difesa dell’uomo “bianco”, quello stesso uomo che a causa della globalizzazione e della delocalizzazione ha visto perdere prima il proprio prestigio nazionale e poi il proprio lavoro, cosa sicuramente ancora più importante, e se c’è una cosa che la storia ci ha insegnato è che individuare un nemico comune, anche in modo sbagliato, è la tattica migliore per “fare gruppo” (in questo caso raccogliere consenso). Non a caso Trump ha vinto proprio dove il lavoro cresce a ritmi più bassi e dove il lavoro tradizionale è maggiormente minacciato. Parallelamente il “leave” della Brexit ha vinto nelle zone emarginate dai grandi movimenti economici, nelle città deindustrializzate, nelle periferie non abitano più, come prima, gli immigrati, ma parte della working class britannica costretta ad abbandonare le grandi città ormai in preda alla speculazione finanziaria ed edilizia degli investitori stranieri e non. Anche il “leave” può essere considerato come un voto di protesta di un popolo stanco, che però spesso, purtroppo, si fa ingannare.

Il 2017 si presenta così come un anno estremamente importante per quello che sarà il futuro politico dell’Europa con le elezioni in Francia, Germania, Olanda e probabilmente Italia. In Francia i sondaggi presentano diverse soluzioni, tutte dipendenti dai risultati delle primarie, anche se il dato che si presenta sempre è il passaggio della Le Pen al ballottaggio con una percentuale che oscilla tra il 25% ed il 28% (TNS Sofres OnePoint). A settembre si voterà anche in Germania, dove la Merkel ha confermato la sua candidatura, ma ciò che più sorprende è l’avanzata, anche questa volta contro ogni pronostico, del movimento populista, anti-sistema, contro l’immigrazione ed euroscettico “AfD” (Alternative für Deutschland). A marzo si vota anche in Olanda, paese da sempre simbolo del multiculturalismo che vede ora, però, al primo posto nei sondaggi il PVV (Partito per la libertà), anch’esso euroscettico ed antislamico.

Euroscetticismo ed antislamismo dunque sono le caratteristiche che accomunano questi tre partiti e movimenti: i recenti attentati rivendicati dall’isis, la questione dell’immigrazione non controllata che viene continuamente riallacciata al problema terrorismo e a quello della mancanza di lavoro, indicando nuovamente gli immigrati come coloro che “ci rubano il lavoro”, la propaganda che pone al primo posto la difesa della propria nazione e della propria nazionalità, dei propri costumi e della propria religione, temi questi che conosciamo, purtroppo, già molto bene. Stiamo vivendo un periodo estremamente turbolento e critico, pieno di cambiamenti così rapidi che spesso non consentono neanche di riuscire ad adattarsi o comprendere ciò che sta accadendo. Le persone, causa anche la crisi economica che reso il mondo del lavoro estremamente precario, non riescono più a sentirsi al sicuro, almeno la maggior parte, e hanno la necessità di individuare più velocemente possibile il colpevole di questa mancanza di sicurezza. L’anno che è appena iniziato si presenta quindi come un nuovo punto di svolta per la politica internazionale, se in modo positivo o negativo dipende da noi.

Adriano Soldi

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