Iraq: la paura nel cuore di Mosul

Iraq: la paura nel cuore di Mosul
Bambini che giocano nella zona sud di Mosul (Iraq) - Foto: ABC News

Gli spari tagliano l’aria, un elicottero mitraglia jihadisti, madri e bambini fuggono per sfuggire alle pallottole. Le strade fangose di Mosul, nel nord iracheno, sono diventate un campo di battaglia che i civili tentano di abbandonare a tutti i costi mentre le forze irachene continuano la lotta contro l’Isis

MOSUL- Alcuni incoscienti, restano rinchiusi nelle loro abitazioni, esibendo dai balconi una bandiera Bianca per dimostrare di non voler essere coinvolti negli scontri che oppongono le forze irachene ai jihadisti del sedicente Stato islamico (ISIS) per il controllo della seconda città del paese. Ad est di Mosul, gli scontri sono ricominciati da giovedì, mentre l’esercito e la polizia hanno lanciato la seconda fase dell’operazione nata per riconquistare la città, ora in mano ai terroristi sunniti che la occupano dal 2014.  Alcuni bambini hanno messo tutto quello che potevano in piccoli zaini che portano con loro. Si dirigono verso l’uscita dalla città. “C’erano più famiglie venerdì”, ha constatato il tenente Hisham Abdulkhadim che coordina i movimenti dei civili.

Le Ong impregnate nella zona tentano di organizzare lo spostamento di un milione di civili. Dall’inizio dell’offensiva (17 ottobre), circa 1 200 persone hanno lasciato la propria abitazione. Nelle strade, risuona il suono delle armi e delle esplosioni. Gli sforzi contro il nemico progrediscono  ma è necessaria grandissima attenzione in questa fase, soprattutto in considerazione dell’invio di kamikaze pronti a farsi esplodere. Gli elicotteri sorvolano la città e aprono il fuoco sporadicamente sui jihadisti che rispondono all’attacco a colpi di mitragliatrici.Alcuni civili curiosi, aprono le porte per capire cosa sta succedendo ma i soldati li avvisano immediatamente di rincasare e di non muoversi. Un’azione, quella di non uscire dalla propria casa che aiuta le forze irachene nella loro avanzata.

In diversi punti della città oggi, gli abitanti possono uscire. Prima il controllo e il dominio totale degli uomini del Califfato non permettevano ai cittadini nessuna libertà. Le condizioni in cui vivevano erano decisamente rigide ed estreme. Hassana Yassin, un piccolo bambino che vive con la sua famiglia con la sua testimonianza ha chiaramente lasciato trasparire quanto ha vissuto in una di queste zone: “È la prima volta che posso uscire di casa dopo tre giorni. Finalmente, sento di vivere”.

(Twitter@ManuManuelg85)

(Fonte: AFP/Reuters)

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