Trump nuovo Presidente Usa. L’America si può considerare ancora patria della libertà?

Trump nuovo Presidente Usa. L’America si può considerare ancora patria della libertà?

Alla luce delle elezioni presidenziali americane che designano la vittoria di Donald Trump, l’America può ancora proclamarsi come patria della libertà, dei diritti civili e della democrazia? Dopo svariate gaffe, frasi sessiste e razzismo gratuito, il melting pot oggi dove è andato a finire?

Circa due mesi fa la ex first lady aveva definito «razzisti, sessisti, xenofobi e islamofobi la metà dei sostenitori» di Donald Trump, considerati complessivamente un branco di «miserabili». Uno sfogo che scatenò una bufera sulla candidata democratica alla Casa Bianca tanto che col crescere della polemica fu costretta a chiedere scusa per le sue parole – «sono stata troppo generica. E mi dispiace di avere detto metà dei supporter, è stato sbagliato». L’ira di Trump, di fronte al durissimo attacco ai suoi fan, non si fece attendere e così replicò su Twitter: «Hillary Clinton è stata così offensiva con i suoi insulti ai miei supporter… milioni di persone e di lavoratori meravigliosi. Penso che le costerà molto caro alle urne». Sarà stato questo uno dei probabili motivi dell’amara sconfitta della Clinton? L’elettorato ha deciso di non votare la ex first lady perché preferiva davvero il magnate oppure non ha avuto abbastanza coraggio per eleggere la prima Presidente donna? Hillary Clinton, sconfitta, ha scelto (per ora) di non rilasciare dichiarazioni ufficiali in pubblico – solo una telefonata privata al nuovo Presidente per concedere e riconoscere la sua vittoria. La candidata democratica non ha saputo vincere; forse è il caso di dire che non ha saputo neanche perdere? Eppure durante la campagna per la corsa alla presidenza si era dimostrata una combattente.

Verso un’America più chiusa?

Nella lunga notte elettorale sono dunque crollate le solide certezze dell’America educata e raffinata, internazionale ed influencer. La crisi dell’industria, la delocalizzazione e i salari bassi hanno battuto insomma i diritti civili e il femminismo. Il rispetto per la multiculturalità e per l’inclusione sembra stiano passando nel dimenticatoio. Secondo il programma della Clinton la sua America sarebbe diventata una Nazione aperta al diverso, più disposta al dialogo (anche internazionale) e con un occhio vigile sulle necessità delle fasce più povere della popolazione. La visione politica di Donald Trump verte invece su tutt’altra direzione, a cominciare dal tema dell’immigrazione: basti pensare che il repubblicano ha dichiarato di volere costruire un muro tra Usa e Messico perché ci si renda conto che a vincere è stato il suo essere sopra le righe. Ha ridicolizzato e sbeffeggiato la vecchia politica additandole qualsiasi disastro sorretto da menzogne e servilismi. In cambio Trump ha offerto sé stesso, la propria storia di business man, il denaro e un ottimo repertorio di frasi fatte e di semplicismi. E oggi l’America, inaspettatamente, ha dato il suo voto a tutto questo: a una patria più chiusa e individualista.

Toccherà all’America stessa (e di riflesso al mondo intero) andare avanti con le probabili conseguenze negative che questa vittoria potrebbe portare.

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