Cessione di quote societarie: in caso di pretesa in pericolo conta l’intenzione

Cessione di quote societarie: in caso di pretesa in pericolo conta l’intenzione

Con la sentenza n. 29243 del 13 giugno 2017, la Corte di Cassazione, condannando un manager che, dopo aver ricevuto l’accertamento fiscale, aveva ceduto le quote dell’azienda, costringendo l’Amministrazione finanziaria a instaurare un’azione revocatoria per recuperare il proprio credito, ha ribadito la natura di reato di pericolo in rapporto al delitto di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Con la decisione in argomento, la Cassazione penale ha confermato che la violazione di cui all’articolo 11 del Dlgs 74/2000 presenta natura di reato di pericolo poiché sono sufficienti, ai fini della sua configurabilità, comportamenti (che la norma individua in alienazioni simulate o in altri atti fraudolenti) semplicemente idonei a pregiudicare la attività recuperatoria dell’amministrazione finanziaria, ovvero a mettere a repentaglio la realizzazione della pretesa tributaria, anche solo rendendo più difficile una eventuale procedura esecutiva, senza che, quindi, sia necessario che la stessa venga resa non più possibile.
In sintesi, la condotta penalmente rilevante può essere integrata mediante qualsiasi atto o fatto fraudolento che sia intenzionalmente diretto a ridurre la capacità patrimoniale del contribuente stesso e che sia idoneo, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, a rendere inutile, in tutto o in parte, o a rendere più complessa una eventuale procedura esecutiva.

In considerazione di quanto sopra, nel caso di specie è stata confermata la consapevolezza e la volontà del manager di realizzare, attraverso il proprio personale intervento, una serie di atti societari fraudolenti con l’intento di sottrarre la garanzia patrimoniale dei beni dell’azienda ai creditori della stessa, tra i quali figurava lo Stato. Inoltre, la pronuncia ha ribadito che, qualora la sottrazione fraudolenta sia il risultato della realizzazione di più atti, diretti a conseguire l’obiettivo programmato, il reato deve essere considerato permanente, protraendosi la consumazione dello stesso per tutto il tempo in cui tali atti siano posti in essere.

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